Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini
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  • Data di nascita05/03/1922
  • Data di morte02/11/1975
  • Luogo di nascitaBologna
  • Luogo di morteOstia - Roma

Pier Paolo Pasolini

Trasgressione, anticonformismo, letterarietà innata, provocazione e disillusione. Ecco le caratteristiche di uno dei maggiori registi italiani di sempre, personaggio scomodo ed irriverente che trovò il “coraggio” di manifestare la sua omosessualità in anni come i ’60/’70 in cui i tabù sociali erano piuttosto radicati. Poeta e scrittore, s’avvicinò alla politica per poi esserne allontanato (espulsione dal PCI perché gay), ebbe un rapporto conflittuale anche con la Chiesa e la sua autorità, con le istituzioni e con la critica accademica. Ogni film è una denuncia grottesca e feroce contro gli spettri della borghesia più ignorante e l’autoritarismo più opprimente. Uccellacci e uccellini (1966) rappresenta forse la sua pellicola più matura e raffinata anche se nei primi suoi film stabilirà il suo stile incanalandolo oltretutto nella riproposizione di un forte neorealismo. Assassinato all’età di 53 anni nel 1975.

Nato a Bologna il 5 marzo 1922, primogenito di Carlo Alberto Pasolini, tenente di fanteria, e di Susanna Colussi, maestra elementare. Figlio di un militare diventato famoso per aver salvato la vita a Benito Mussolini, Pasolini trascorse la sua giovinezza in Friuli. Famosi sono, per la saggistica, i suoi Scritti corsari e, per la poesia, la raccolta La meglio gioventù e Poesia in forma di rosa.

Con l’attrice Laura Betti – a lungo direttrice del Fondo Pier Paolo Pasolini – ebbe un importante sodalizio artistico ed umano.
Autore precoce (scrisse il suo primo poema all’età di sette anni), Pasolini pubblicò i suoi lavori a partire dall’età di diciannove. Ancora giovane si avvicinò al comunismo.
Arruolato nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, fu catturato dai tedeschi, da cui riuscì però a scappare.
Dopo la guerra aderì al Partito Comunista Italiano, ma ne fu espulso dopo appena due anni a causa della sua omosessualità, che egli pubblicamente dichiarava in ogni occasione possibile, cosa a quel tempo ritenuta inammissibile.
Il suo primo racconto, Ragazzi di vita (1955), che trattava lo scabroso tema della prostituzione maschile, gli causò accuse di oscenità.
Pier Paolo Pasolini durante un’intervistaPasolini è stato principalmente un uomo di cultura e portatore di un pensiero-contro.
La sua visionarietà artistica si è espressa in egual maniera nel cinema e nella letteratura, in forma di narrativa, saggistica e poesia.
Accattone (1961) è il primo titolo della sua filmografia. Ambientato nelle profondità della periferia romana, senza l’artificialità di ricostruzioni scenografiche o di illuminazioni particolari, è interpretato da attori non professionisti. L’uso della macchina da presa è piuttosto primitivo con movimenti di macchina improvvisi, spontanei, a volte brutali.
Matera e l’Aspromonte, l’Italia del Sud, povera e agreste: questa l’ambientazione scelta da Pasolini per la più fedele trasposizione cinematografica di un testo evangelico. Il film venne applaudito e premiato dagli ambienti ufficiali della Chiesa cattolica. “Il Vangelo secondo Matteo” (1964), un bianco e nero semplice e aspro, di rara suggestione.
Nel film “Teorema” del 1968, con l’attore Terence Stamp nella parte di un misterioso straniero, Pasolini affrontò un altro delicato tema: quello dei rapporti interfamiliari (tema ripreso molti anni piú tardi dal regista francese François Ozon nel film Sitcom).
Per i suoi ultimi film Pasolini si ispirò a lavori letterari: la tragedia greca, interpretata con rara sensibilità di cineasta, nell'”Edipo re” (da Sofocle, 1967) e in “Medea” (da Euripide, 1970), quindi, per la sua “trilogia della vita”, “Il Decamerone”, di Giovanni Boccaccio (del 1970), “I racconto di Canterbury” (1972) e “Il fiore delle mille e una notte” (del 1974). Il suo ultimo film, “Salò o le centoventi giornate di Sodoma” (girato nel 1975 e ispirato ad una novella del Marchese de Sade), sarà criticato aspramente da molti per le sue scene a contenuto fortemente sadomasochistico.
Per uno dei suoi ultimi film, “Uccellacci e uccellini”, sorta di favola fra il mistico ed il picaresco, Pasolini aveva voluto ricorrere ad uno dei maggiori attori della commedia all’italiana, Totò, affiancato – nella circostanza – dall’attore prediletto del regista, Ninetto Davoli. Secondo molti critici fu l’unica occasione per Totò di dimostrare le sue reali qualità anche come attore drammatico.
“Mamma Roma”, con una straordinaria Anna Magnani, storia di una prostituta e di suo figlio, fu all’epoca come un pugno nello stomaco per il comune senso del pudore. Spesso i critici si sono interrogati sul fatto se Pasolini non abbia inserito volutamente nei suoi lavori particolari crudi proprio per cercare lo choc: sta di fatto che il complesso della sua opera – letteraria e di regista – è uno dei maggiori contributi al cambiamento del modo comune di pensare ed un esempio, mai più ripetuto, di poesia applicata alla realtà più crudele.
Come regista, Pasolini ha creato una sorta di secondo neorealismo, sfruttando costantemente ed in maniera profonda gli aspetti che più fanno della vita quotidiana una sorta di commedia dell’arte. Non si preoccupò di nascondere ogni particolare, anche il più miserevole; e questo gli attirò ancor più l’ostracismo di quegli strati sociali e di quei gruppi politici interessati, per contro, a tenere nascosta una realtà scomoda che, se esaminata con l’occhio visionario dell’artista e del poeta, poteva risultare destabilizzante.
I contrasti tra Pasolini e l’opinione pubblica contribuirono sicuramente a mostrare e a focalizzare tematiche connesse al moralismo sessuale, anche se questo gli provocò una sorta di generale disapprovazione fino ad una vera e propria discriminazione culturale.
Non meno importante è stata l’attività letteraria di Pasolini, ricca di importanti episodi di narrativa, saggistica e testi per il teatro.
Il Pasolini poeta – meno conosciuto all’estero di quanto non lo sia in Italia rispetto al Pasolini cineasta – ha posto spesso al centro delle sue liriche – ancora una volta scandalosamente – i sentimenti verso persone del proprio sesso.
Ma questo non è stato l’unico e principale tema della sua poetica, nella fattispecie sganciata – a differenza di quella di molti suoi colleghi coevi e non – dalla realtà contemporanea.
Anche in politica (o meglio nel dibattito politico su tematiche sociali in quegli anni di stretta attualità), Pasolini non ebbe paura di dare scandalo sostenendo con forza le sue asserzioni che, se inascoltate all’epoca, si sono rivelate con il passare degli anni strumento di comprensione del senso della realtà.
Durante i moti studenteschi del 1968-69, quando gli studenti universitari manifestavano contro la polizia per le strade di Roma, appoggiati politicamente da alcune forze della sinistra, Pasolini – ancora una volta uomo controcorrente, anche rispetto al partito in cui si riconosceva – dichiarò di stare dalla parte della polizia, o meglio degli agenti, figli del proletariato mandati a combattere dei ragazzi della loro stessa età per un povero salario e per ragioni che essi stessi non avrebbe mai ben compreso.
Pasolini fu ucciso in maniera brutale una sera di novembre: ucciso a colpi di bastone, fu travolto ripetutamente con la sua auto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, vicino a Roma. L’omicidio è stato attribuito ad un “ragazzo di vita” romano, Pino Pelosi, che si è prontamente dichiarato unico colpevole. Pelosi ha mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza fino al maggio 2005, quando, a sorpresa, nel corso di un’intervista televisiva, affermando di non essere stato l’autore del delitto di Pier Paolo Pasolini, ha dichiarato che l’omicidio sarebbe stato commesso da altre tre persone. Non ha detto i nomi di questi presunti assassini, asserendo solo che essi avevano un accento siciliano. Ha aggiunto, inoltre, che il motivo per cui ha celato questa sua verità risiederebbe nel fatto di aver temuto per l’incolumità della propria famiglia.

Le circostanze della sua morte non sono ancora state chiarite.

Contraddizioni nelle deposizioni rese dall’omicida, un possibile intervento dei servizi segreti durante le indagini e alcuni passaggi a vuoto o poco coerenti riscontrati negli atti processuali, sono fattori che – come hanno ripetutamente sottolineato negli anni seguenti gli amici più intimi di Pasolini (particolarmente Laura Betti) lasciano aperte le porte a più di un dubbio.

Sembra comunque certo che Pasolini, nei giorni precedenti la sua morte, avesse confidato a personalità politiche di essere al corrente di importanti verità.

Un omaggio cinematografico alla morte di Pier Paolo Pasolini viene offerto al termine del primo episodio del film Caro Diario di Nanni Moretti, in cui l’autore a bordo di una Vespa percorre le strade di Ostia fino a raggiungere il luogo dell’omicidio sulle note del Köln Concert di Keith Jarrett.

(da Wikipedia.org)

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