Dalla rassegna stampa Personaggi

Il mito Pasolini non tramonta mai: le sue idee piacciono in Germania

… mostra Pasolini – Roma , che si apre oggi al Martin Gropius Bau, una delle roccaforti della produzione culturale nella capitale tedesca…

BERLINO — Sono passati trentacinque anni dalla pubblicazione in tedesco di Scritti corsari , ma la Germania non dimentica Pier Paolo Pasolini. Lo scrittore, il regista, e soprattutto, ma non solo, l’intellettuale le cui battaglie contro il consumismo, l’omologazione e la perenne auto-assoluzione del Potere hanno alimentato l’anima critica anche di questo Paese spesso diviso tra consenso e alternativa. È lui e nessun altro, in fondo, l’uomo che pochi mesi dopo l’attentato di Berlino al leader del movimento studentesco Rudi Dutschke, gli scrisse (in una poesia raccolta poi in Trasumanar e organizzar ) di essergli «padre» e di guardarlo anche «con l’occhio del figlio». «La borghesia dalle cui viscere misteriosamente sei nato,/ l’ho vista coi miei occhi, ha visi bianchi come lapidi:/ non lasciarti ingannare dalla loro buona volontà…». Un appello, insomma, contro «l’odio della ragione» che veniva dal passato.
Era il novembre del 1968. Altri tempi, si potrebbe dire, «ma la provocazione è un bene, perché la società così capisce meglio», dice lo storico del cinema Jordi Ballò, uno dei curatori della mostra Pasolini – Roma , che si apre oggi al Martin Gropius Bau, una delle roccaforti della produzione culturale nella capitale tedesca. Anche se farà meno biglietti dell’omaggio multimediale a David Bowie che ha messo per settimane in coda i berlinesi, si tratta sicuramente di uno dei momenti più importanti di questo autunno che sta iniziando. Non è un caso che sia affiancata, inoltre, da una retrospettiva cinematografica che è un esempio di cura e di attenzione.
Non sono solo però la mostra (arrivata dal Palazzo delle Esposizioni di Roma dopo essere stata anche a Parigi e Barcellona) e la retrospettiva a dimostrare quanto l’opera di Pasolini continui a vivere in Germania di una fortuna lunga. È appena uscita una scelta di testi e racconti Rom, Rom , pubblicata da Wagenbach, la casa editrice che ha fatto conoscere gli Scritti corsari e mandato alle stampe, tra l’altro, la biografia dell’autore delle Ceneri di Gramsci scritta da Nico Naldini. Negli scaffali delle librerie i testi del grande avversario del «Palazzo» non mancano mai, e gli studi critici non diminuiscono con il passare degli anni. Ma era comunque atteso un salto di qualità.
«Con queste iniziative verrà dato sicuramente un nuovo contributo alla conoscenza sistematica della figura di Pasolini in Germania», dice Aldo Venturelli, il direttore dell’Istituto italiano di cultura, che ha collaborato alla realizzazione degli eventi. Di attualità dello scrittore e regista friulano parla anche il direttore del Martin Gropius Bau, Gereon Sievernich. «Quello che ha scritto vale ancora oggi», non ha dubbi l’altro curatore, il critico Alan Bergala, secondo cui è stato un bene non attendere il quarantesimo anniversario della morte. «Non abbiamo bisogno — aggiunge — di nessuna ricorrenza triste».
Certo, quella terribile notte all’Idroscalo di Ostia, a cui è dedicata l’ultima sala, rimane comunque una fonte di interrogativi e di misteri. Fu Ninetto Davoli, l’ex ragazzo del borghetto Prenestino diventato attore in nove film di Pasolini, «a riconoscere, nel cadavere bocconi sullo sterrato, Pier Paolo morto», come ha raccontato Enzo Siciliano nella biografia del regista di Accattone . Invitato a Berlino per l’apertura della mostra, il protagonista, con Totò, di Uccellacci e uccellini , sostiene di non credere che sia stata «la politica o il potere» a eliminare Pasolini. «È stato un agguato — aggiunge Ninetto — compiuto da tre o quattro persone, in una serata sbagliata e sfortunata. Era un uomo amato-odiato, forse più odiato che amato». L’emozione è ancora forte, le parole sono limpide.

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