Dalla rassegna stampa Personaggi

Pasolini, un’impronta biologica riapre il caso “Indagate su Ignoto 3, era sul luogo del delitto”

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Pasolini, un’impronta biologica riapre il caso “Indagate su Ignoto 3, era sul luogo del delitto”

RORY CAPPELLI

L’AVVOCATO / LA RICHIESTA DI UTILIZZARE I NUOVI STRUMENTI SCIENTIFICI A DISPOSIZIONE

ROMA – Stefano Maccioni è uno che non molla. Il 31 ottobre ha fatto planare sul tavolo della Procura di Roma un’altra richiesta di riapertura indagini per la morte di Pier Paolo Pasolini. Maccioni è il legale del cugino del poeta, Guido Mazzon. È anche il legale della madre di Stefano Cucchi. Uno che non si arrende. E che non ha mai creduto — come tanti altri — alla storia del diciasettenne magro e piccolino, Pino Pelosi, che fa fuori all’Idroscalo di Ostia a calci e pugni un uomo che giocava a calcio e aveva un fisico asciutto e prestante, per poi finirlo passandogli sopra con la macchina, la famosa Alfa Gt alla guida della quale sarà poi arrestato qualche ora più tardi.
In questa nuova richiesta di riapertura indagini, la cui notizia arriva proprio oggi, nel giorno in cui ricorrono i 41 anni dalla morte di Pasolini, Maccioni, studiando insieme alla criminologa Imma Giuliani la relazione finale che il Ris aveva depositato nel procedimento poi archiviato dalla gip Maria Agrimi il 25 maggio 2015, decide di chiedere alla Procura un ulteriore approfondimento. La criminologa gli suggerisce infatti di rivolgersi alla genetista forense Marina Baldi: e la genetista sottolinea come, in base proprio alla relazione del Ris, sia incontrovertibile che sulla scena del crimine ci fossero altre persone: «C’è quindi l’impronta biologica di qualcuno (“Ignoto 3”)» scriveva il Ris «che, nel momento in cui c’è stato contatto con la vittima, era ferito, con ferita recente: perdeva sangue».
Oggi, spiega la dottoressa Baldi, con le «novità in campo tecnico, come la Next Generation Sequencing (NGS), che consentono analisi inimmaginabili fino a qualche anno fa» sono possibili «le associazioni di alcuni assetti genetici con caratteristiche fisiche, quale colore degli occhi, della pelle, dei capelli e alcuni tratti somatici».
«Indagando nella criminalità romana dell’epoca ed eseguendo qualche analisi in più, non dico al livello del delitto Gambirasio, ma di almeno un centinaio di soggetti » spiega Maccioni, si potrebbe forse individuare questo “Ignoto 3”, «considerando soprattutto coloro che gravitavano intorno all’allora neonascente Banda della Magliana». Tra le ipotesi, come è noto, è che vi fosse un collegamento tra la Banda della Magliana (alcuni componenti si trovano addirittura nelle foto di cronaca dell’epoca, intorno al corpo di Pasolini, come Maurizio Abbatino), la scomparsa del giornalista Mauro Di Mauro che stava indagando sulla morte dell’allora presidente dell’Eni, Enrico Mattei, ed Eugenio Cefis, tra i fondatori della Loggia P2. Loggia in cui poi entrò anche Aldo Semerari, che redasse la perizia su Pino Pelosi, colto, secondo il professore, da un raptus quando Pasolini aveva cercato di usargli violenza sessuale, fino ad arrivare ad ucciderlo. Semerari non solo era nella P2, ma anche consulente dell’estrema destra romana. Nel 1982 finì decapitato dalla camorra.
Un intrigo che resta tale anche a distanza di tanti anni.

“Nel momento in cui ci fu contatto con la vittima quell’individuo stava sanguinando” Rispunta l’ipotesi di un coivolgimento di esponenti della Banda della Magliana
INTELLETTUALE
Pier Paolo Pasolini, paeta e scrittore, ucciso a Roma il 2 novembre 1975

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