Dalla rassegna stampa Personaggi

Il monsignore e Pier Paolo Pasolini

Nello studio del vescovo Camisasca le fotografie dell’intellettuale: «Ma di lui non amo tutto»

Il monsignore e Pier Paolo Pasolini

Nello studio del vescovo Camisasca le fotografie dell’intellettuale: «Ma di lui non amo tutto»
di Martina Riccò

REGGIO EMILIA. Il monsignore e il rivoluzionario uniti dalla fotografia di Elio Ciol. «Non sono stato io a chiedere di esporre le immagini di Pier Paolo Pasolini nel mio studio – ammette il vescovo Massimo Camisasca – ma la mostra “Il soffio della storia”, che ho volutto fortemente portare in città, ha occupato tutti gli spazi del Vescovado e del Battistero, compreso il mio studio».

E così eccole lì le fotografie di Pasolini: occupano le scrivanie, si appoggiano sui tavolini, riempiono la libreria e la mensola del camino. Il contrasto tra le immagini in bianco e nero e le sale del Vescovado, appena restaurate e tinteggiate di fresco, sono solo un assaggio dell’atmosfera che si respira in quello studio affacciato su piazza Prampolini. Lì convivono i due mondi, quello del vescovo e quello dell’ateo, marxista e omosessuale che girò “Il vangelo secondo Matteo”, il più bel film su Cristo mai realizzato.

Pasolini è stato poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista. Oltre che linguista e saggista… quale ritroviamo nel suo studio, Monsignore?

«C’è il Pasolini che ha incontrato Don Giovanni Rossi, fondatore della Pro Civitate Christiana di Assisi. A quel confronto si deve la genesi del “Vangelo secondo Matteo”, è stato allora che Pasolini ha elaborato l’idea del film. Ciol era presente e ha scattato le fotografie. Poi ci sono le immagini di Maria Callas, che aveva conosciuto Pasolini durante “Medea”, in visita a Casarsa della Delizia. Sono scatti poco conosciuti, un altissimo documento di storia: dell’amicizia tra i due, del dramma della Callas e anche della vita di Pasolini».

Eppure trovare Pasolini nel suo studio ha ancora dell’incredibile…

«Ovviamente non approvo tutto ciò che ha detto e non amo tutto ciò che ha fatto. Di Pasolini mi piacciono le poesie delle origini, quelle in lingua friulana e poi quelle raccolte nella “Religione del mio tempo”. C’è anche un Pasolini importante, il polemista dalle colonne del Corriere della Sera. Sono molto colpito da alcuni suoi momenti luminosi e drammatici».

Ne parlerà durante l’incontro di sabato?

«Leggerò alcune poesie di Pasolini e converserò con Elio Ciol. La sua prima fotografia, esposta nel mio studio, risale al 1945 e mostra Pier Paolo Pasolini circondato dagli allievi dell’Academiuta di lenga furlana».

È per lui che ha deciso di partecipare, per la prima volta, a Fotografia Europea?

«Conosco da molti anni Elio Ciol e le sue fotografie mi colpiscono ogni volta. Amo la sua capacità di cogliere il silenzio della natura e della storia, e desideravo portare a Reggio una sua mostra: Fotografia Europea mi è sembrata l’occasione giusta».

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