Dalla rassegna stampa Cinema

Code per Pasolini e le scene inedite di Salò

Un centinaio di spettatori esclusi dal documentario di Giuseppe Bertolucci

VENEZIA — Oltre cento persone sono rimaste fuori dalla prima, applaudita proiezione del documentario di Giuseppe Bertolucci Pasolini prossimo nostro. E oggi sarà uguale. Più che documentario, documento di interesse. Colpisce l’inedita, lucida intervista-conversazione con Gideon Bachmann sul set del capolavoro postumo Salò o le 120 giornate di Sodoma.
«Ancora una volta — dice il regista — ci accorgiamo di come non si possa fare a meno di Pasolini, non riesce a tramontare. Il suo grido di allarme fu strozzato la sera del 2 novembre 1975 ma continua ad arrivarci, nudo e straziante, 30 anni dopo». Le sue dichiarazioni profetiche oggi fanno impressione per la lucidità e si ha nostalgia: «È un presente non ancora finito, che si prolunga, peggiora», dice Bertolucci che ha lavorato su un materiale eccezionale con immagini fisse: lo chiama un foto-romanzo, associato al titolo più maledetto degli anni ’70. Lo scrittore regista parla dell’Italia detestata di quegli anni (basta ricordare i pezzi sul Corriere),
la dittatura del consumismo, la falsa tolleranza dei costumi specie in campo sessuale, l’anarchia del potere che fa sempre come vuole. Mentre Pasolini parla, sentiamo la musica anni ’40 e vediamo sullo sfondo 900 foto (delle 7500 fatte sul set da Deborah Berr) del film in cui trasloca i giochi erotici di De Sade nella repubblica di Salò, un parallelo erotico-politico riuscitissimo. «Il film nostro dovrebbe parlare ai giovani di quest’Italia che Pasolini vede sempre in bilico sulla voragine del fascismo con l’immediatezza della voce monologante inconfondibile di Pasolini. Quando uscirà in DVD inseriremo due scene mai viste e non montate del film Sade-Salò ».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.