Gli anni amari

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Gli anni amari

Il film ripercorre la vita e i luoghi di Mario Mieli, tra i fondatori del movimento omosessuale nostrano nei primi anni 70. Nato nel 1952 a Milano e morto suicida nel 1983, prima dei trentun anni, Mario fu attivista, intellettuale, scrittore, performer, provocatore, ma soprattutto pensatore e innovatore dimenticato. Figlio di genitori benestanti e penultimo di sette figli, vive una vita intera in un rapporto complicato con il padre Walter e la madre Liderica.

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4 commenti

  1. Tnello

    Tanta attesa per un film indegno, brutto, imbarazzante. Uno schiaffo a Mieli. Veramente non mi capacito come così poca professionalità a vari livelli venga prodotta e distribuita: solo raccomandazioni amicali e di interessi credo. Che qualcuno salvi la memoria di Mieli! Che tristezza.

  2. Un film raccomandabile. Anzitutto perché è un film necessario: era davvero arrivato il momento di raccontare Mario Mieli e la nascita del movimento italiano negli anni 70. E poi è un bel film perché la figura di Mario non è un santino o un’icona, ma è raccontata con una grande ricchezza di sfaccettature con tutta la sua complicata umanità. Buono anche che non sia un film di nicchia, ma che può interessare un pubblico generale, che magari in questo modo riesce ad avvicinarsi meglio a temi e questioni nuove. Notevole il protagonista Nicola Di Benedetto, e molto intensa la madre Susanna Ceccarelli. Un film un po’ storico-biografico e quindi da vedere con l’idea di imparare, ma anche con alcuni momenti di divertimento (la scena con i fascisti) e altri di intensa emozione.

  3. Bello e necessario! Necessario perché era davvero arrivato il momento di raccontare la vita di Mario Mieli e le origini del movimento italiano negli anni 70, e di farlo da una prospettiva lgbt+. Bello perché la figura di Mario non è un santino, ma è raccontata con una grande ricchezza di sfaccettature, che portano anche a molti cambiamenti di registro durante il film. E poi mi ha colpito l’impostazione aperta a un pubblico generale, cioè non è un film di nicchia, ma una storia che si può far vedere da tutt* sperando che molti aspetti di Mario e della lotta per i nostri diritti venga conosciuta anche da chi non è lgbt+. Notevole il protagonista Nicola Di Benedetto, che ci accompagna dentro l’altalena emotiva e intellettuale di Mario, e ottimi anche divers* altr* interpreti (fra tutt*, la madre: Susanna Ceccarelli). Un film un po’ storico-biografico e quindi da vedere con l’idea di imparare, ma anche con alcuni momenti di divertimento (la scena con i fascisti!) e altri di intensa emozione. Raccomandabile.

  4. SuperPop

    Mi spiace davvero dirlo ma non ci siamo.
    Le aspettative erano piuttosto alte. Ho sempre amato e condiviso la filosofia di Mario Mieli e leggere tante recensioni entusiaste mi aveva caricato di aspettative.
    Ho invece trovato il film abbastanza superficiale nel racconto degli eventi, molto approssimativo e spesso riduttivo. Si ha la sensazione che tutto venga raccontato un po’ a casaccio senza nessuna logica.
    La ricostruzione storica è notevole, così come la scenografia e i costumi. Un po’ meno la recitazione (troppo teatrale) e il montaggio.
    Degni di nota, Lorenzo Balducci (che interpreta il fratello maggiore Giulio Mieli) e Tobia De Angelis (che interpreta Umberto Pasti, con cui Mario ha avuto la sua ultima storia d’amore).
    Un’occasione davvero sprecata sprecata.

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