Dalla rassegna stampa Personaggi

“Nei versi in dialetto il mio Pasolini solare”

“Nei versi in dialetto il mio Pasolini solare”

IL PERSONAGGIO/ L’ATTORE FRIULANO IN UNO SPETTACOLO SUL POETA DI CASARSA

STEFANO PETRELLA

“FONTANA d’acqua del mio paese. / Non c’è acqua più fresca che nel mio paese. / Fontana di rustico amore.” È Dedica, una delle poesie che lo stesso Pier Paolo Pasolini ha tradotto dal friulano all’italiano.
Ed è una delle sue Poesie a Casarsa, la raccolta che l’attore Giuseppe Battiston scopre da studente ( « le trovai difficili, le lasciai lì » ), per poi ritrovarle da adulto e dar vita a “ Non c’è acqua più fresca”, lo spettacolo in scena solo stasera sul palco del Teatro Vascello.

La poesia di Pasolini nella voce di Battiston “Esalto la sua solarità”

L’attore friulano solo stasera al Vascello con i versi in dialetto dell’artista di Casarsa. Musiche di Sidoti
STEFANO PETRELLA
L’ATTORE udinese, intrecciando i versi di Pasolini alle musiche originali e dal vivo di Piero Sidoti, restituisce la bellezza dell’immenso laboratorio di poesia in lingua friulana del maestro neorealista, conducendo il pubblico in un viaggio di volti, ritratti e visioni attraverso una «terra di “primule e temporali”, di feste e sagre paesane, di vento, di corse in bicicletta a perdifiato, dell’avvicendarsi delle stagioni nel lavoro dei contadini, di colori, suoni e profumi», racconta Battiston, affiancato per la drammaturgia da Renata M. Molinari.
Allora è inevitabile che vada in scena un Pasolini diverso da quello che, nella casa romana, ascoltava Bach. Battiston invece rappresenta il poeta nella sua Casarsa della Delizia, quel comune in provincia di Pordenone dove, racconta l’attore, «lo immagino tra le strette viuzze o nei campi dove si bruciano le stoppie, per lasciarsi rapire dalle musiche e dalle canzoni della gente, da quelle poesie del quotidiano che sono le filastrocche a lui tanto care».
Poco importa se il friulano non è comprensibile a tutti (il programma di sala, però, viene in aiuto), perché era proprio Pasolini a sostenere che «quando il dialetto viene utilizzato per esprimere alti concetti e alti sentimenti si fa lingua, e con i suoi suoni ci entra nell’anima e ci porta altrove», ricorda Battiston.
Il risultato allora è uno spettacolo che non potrebbe esser più lontano dalla malinconia, anzi. Si fa sognante, festoso, perché racconta una vita ormai lontana, che però si fa memoria collettiva nella poesia di Pasolini.
Non è un caso se l’idea dell’attore friulano, quando ha deciso di dar voce ai suoni e alle parole della sua giovinezza, era di ricordare Pasolini in modo diverso. «Molti spettacoli su di lui sembrano un funerale. Io invece ho deciso di esaltare la sua solarità», spiega. E così bastano pochi versi per svelare un Pasolini spesso dimenticato. Come in Tornando al paese, dalla raccolta El testament Coràn: “Il mio viaggio è finito. / Dolce odore di polenta / e tristi gridi di buoi. / Il mio viaggio è finito.”

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