Dalla rassegna stampa Teatro

Scene di vita da cani sul Tevere

Scene di vita da cani sul Tevere

Debutta il 25 ottobre al Teatro Argentina di Roma un adattamento del primo romanzo di Pier Paolo Pasolini. Intorno ai “ragazzi” del titolo un’umanità non troppo diversa da quella di oggi
UOMO — Li cani! Li cani!.

Il Zinzello, con la faccia dura come un sercio, e due cani lupi adulti, un maschio e una femmina, se ne venivano per il sentiero di Tiburtino.

Armandino, arrivato alla curva del fiume, s’era messo a canticchiare e non badava ar Zinzello che giocava coi suoi cani.

Lupo, i l cane d’Armandino, s’era messo a ringhiare, ma stando alla lontana, con la coda stretta tra le coscie, girando su se stesso in modo da non presentare mai il fianco agli altri due colleghi.

UOMO — Je trema er culo.

ARMANDINO — È cucciolo, è!

UOMO — Ma quale cucciolo, quale cucciolo, a stupido! Ma si è nnato prima de me!

ARMANDINO — ’N c’ha manco n’anno.

UOMO — Mbè? Che deve da tené paura de n’antro cane?

ARMANDINO — Ma quale paura, sì paura! Me fai rabbia me fai.

S’accostò al suo cane, lo prese con violenza per il collare e lo trascinò verso gli altri due cani.

Cani all’unisono. Che, ringhiando, già avevano cominciato a fare la ronda .

ARMANDINO — Dàje, Lupo, dàje, Lupo, dàje, dàje!

Lupo tremava agli incitamenti di quella voce bassissima che arrivava appena alle sue orecchie ritte. Con lo sterno in avanti, era tutto una vibrazione, come un motore acceso.

Zinzello ride.

Dei due cani, il maschio, vedendo Lupo aizzato contro dal suo padrone e su di morale, batteva infingardo in ritirata, verso il centro del campo, ritornando ogni tanto ad abbaiare e ringhiare.

Ma la cagna era una bestia. Nera, col muso affilato, con la coda spelacchiata e gli occhi obliqui, aspettò ferma come una statua il Lupo, che, arrivatole vicino a callara, si fermò di botto, abbaiando come uno scellerato contro di lei. Essa stette un po’ ferma a ascoltarlo, lugubre, tra le grida dei ragazzini: poi gli voltò le spalle e fece due passi per allontanarsi e andare pei fatti suoi: «Fammene annà, sinnò qqua oggi succede na traggedia!» Ma andandosene ogni tanto si rivoltava, col viso a punta e gli occhi smorti e bui chiazzati di rosso.

ARMANDINO — Dàje, Lupo, dàje, dàje.

CORO — Gli altri lo incitavano anch’essi gridando come scimmie: Lupo!

Il Lupo, ingenuo, si lanciò dietro alla cagna.

Lupo abbaia e si interrompe .

CAGNA — Mo però me pare che te gonfi un po’ troppo per carattere mio!

Lupo riprende ad abbaiare.

CAGNA — Ma li mortacci tua!

Fu un ringhio così feroce che Lupo si fermò, e pure agli altri fece un po’ d’impressione.

Cagna intanto si era rivoltata facendo perno sulla schiena e smicciando tetra quel fesso di Lupo che cominciava a tagliare.

UOMO — Che ve dicevo?

ARMANDINO — E dàje, dàje, Lupo, dàje.

Lupo, si rifece po’ di coraggio, dimenticando subito lo spagheggio che aveva provato, e ricominciò ad abbaiare, ancor più minaccioso e sciammannato di prima.

CAGNA — E ariòcace.

LUPO — A zozzona, a carogna, è inutile che me guardi tanto, sa’! Che tanto me nun me ’mpressioni!» [Pausa] «Mo si nun dichi quarcosa t’ammollo na pignata che te stacco ’a testa!

CANE MASCHIO — Aaaah, sei carino sei!

LUPO — Ma che va cercanno mo sto disgrazziato?

Ringhio della Cagna .

LUPO — Fatte un ringhio su sto cazzo.

CAGNA — Mo basta, già me so stufata, ce lo sai sì. Potessi cecamme, ma pe na soddisfazzione così me faccio pure trent’anni de Reggina Celi!

UOMO — Mo quelli s’ammazzeno.

Cagna n on aveva nemmeno finito di dire queste parole, che i due lupi già erano uno addosso all’altra, con le zampe di dietro puntate a terra e quelle davanti intrecciate, sui petti, con le bocche spalancate e le chiostre dei denti scoperti fino alle gengive.

Lupo rotolò.

Ma la cagna gli era sopra.

Ma Lupo si rialzò, le saltò di nuovo addosso, agitando le zampe davanti come uno che sta affogando.

Ruggivano, si divincolavano, strozzati dalla rabbia. [Fischio] Subito la cagna, [al fischio] come sbollita d’incanto la rabbia, seguita dal maschio, corse verso il padrone, leggera, balzando, muovendo la coda, sottomessa e quasi allegra.

ARMANDINO — Guà li mòzzichi! Li mòzzichi!

Lupo aveva il collo tutto spelacchiato, e qua e là, tra i peli neri e incollati, delle piaghe rossicce, gonfie, con delle crosticine nere.

UOMO — Ammazzalo! Buttamolo in acqua.

NARRATORE — E scesero tutti, trascinando il cane giù per la scarpata.

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