Dalla rassegna stampa Personaggi

Pasolini, c’è un testimone: «Altre figure nell’omicidio»

L’avvocato e la criminologa che hanno fatto riaprire l’inchiesta annunciano una novità – Una persona che conosceva il poeta farà i nomi di chi era sul luogo del delitto nel 1975 – hi voleva far tacere lo scrittore che sosteneva cose esplosive?

Mistero irrisolto
L’avvocato Stefano Maccioni e la criminolga Simona Ruffini hanno inoltrato al Pm Francesco Minisci l’intenzione del nuovo testimone di riferire quanto da lui appreso due anni fa in relazione all’omicidio.

E nel giallo Pasolini spunta fuori un nuovo testimone. O meglio una «persona informata dei fatti» che condussero nella notte tra l’1 e il 2 Novembre 1975 all’omicidio dello scrittore, avvenuto all’Idroscalo di Ostia. Lo annunciano l’avvocato Stefano Maccioni e la criminologa Simona Ruffini, che come privati cittadini hanno chiesto fin dal 2009 la riapertura delle indagini su quell’omicidio dai tanti lati ancora oscuri. Il penalista ha già depositato in Procura l’atto con cui il delegante dichiara di voler ripetere quanto afferma davanti al magistrato. E cioè che il colpevole condannato in origine non era solo sul luogo del delitto e che c’erano altre persone, delle quali oltretutto il testimone farebbe i nomi.
Titolare degli accertamenti è oggi il Pm Francesco Minisci, nell’ambito dell’inchiesta riaperta a fine marzo e che era stata «sollecitata» l’anno passato da Maccioni e Ruffini. Presto il magistrato sentirà anche il cugino del poeta Guido Mazzon e il senatore Marcello Dell’Utri. Entrambi in relazione alla vicenda del famoso capitolo 21 di Petrolio. Capitolo scomparso, dedicato da Pasolini all’omicidio Mattei e che Dell’Utri aveva promesso (a vuoto) di mostrare al pubblico alla Fiera del Libro antico di Milano, dopo che le pagine gli erano state offerte da uno sconosciuto, in seguito tiratosi indietro (a detta di dell’Utri per il clamore suscitato dalla vicenda). Quanto a Mazzon il suo ruolo processuale è il seguente: testimone sulla circostanza da lui già attestata di un furto in casa Pasolini all’Eur nel corso del quale un certo numero di pagine del romanzo allora inedito Petrolio sarebbero state trafugate. Circostanza però smentita da Graziella Chiarcossi, cugina di Pasolini, filologa, tra le curatrici di Petrolio, sua erede universale e che all’epoca viveva con lo scrittore romano e sua madre nella casa dell’Eur, luogo del furto post-mortem.
Ma qual è il nesso tra l’omicidio Pasolini e Petrolio? Nesso accreditato da numerose denunce, libri e saggi, tra cui quelli di Gianni d’Elia, Carlo Lucarelli e Gianni Borgna, Giuseppe Lo Bianco e Anna Rizza, per citarne solo alcuni? È nella tesi stessa di Petrolio, desumibile dalle pagine edite da Einaudi nel 1992, nonché da quanto nei suoi archivi Pasolini andava raccogliendo sulla figura di Cefis, potente nume di Mediobanca dopo essere succeduto a Mattei all’Eni, all’indomani della sua morte. Ecco la tesi: Cefis avrebbe fatto eliminare Mattei per riorganizzare il Potere in Italia, senza l’incomdo di una potente industria di Stato regina dell’energia, invisa sia al capitalismo privato italiano sia alle multinazionali petrolifere.
Di qui, nell’idea di Pasolini, la lunga stagione di stragi, congegnate per perseguire un modello autoritario P2, capace di dominare dal centro la politica e l’economia italiana, contro gli opposti estremismi e all’insegna di un disegno omologante.
Erano queste del resto le cose che Pasolini adombrava pubblicamente sul Corsera nei suoi Scritti corsari nei primi anni 70. Cose pericolose che andavano spente, facendo tacere il suo estensore. Per questo dunque il capitolo 21 inedito, e smarrito, di Petrolio poteva far gola. E per questo il ritrovamento annunciato(poi «rientrato ») da Dell’Utri ha sollevato clamore. Al punto da suscitare un’interrogazione in Parlamento da parte di Walter Veltroni, autore anche di una lettera al Ministro Alfano in cui si chiedeva la riapertura del caso.
Nelle due occasioni tanto il Ministro Bondi quanto Alfano avevano assicurato di voler investire del caso i carabinieri e l’autorità giudiziaria. Sicché oggi finalmente l’inchiesta è stata riaperta, dopo anni di sentenze contraddittorie, riaperture, chiusure delle indagini, e giudizio passato in giudicato in Cassazione.
In sintesi, prima vi fu una condanna di Pino Pelosi a 9 anni, come unico responsabile, benché in plausibile concorso con ignoti. Poi una conferma di tale condanna in appello, con la chiosa sull’improbabilità del concorso di ignoti. Poi ancora la conferma della sentenza in Cassazione. Ma nel 2005 arrivano altre dichiarazioni di Pelosi, in Tv e in Procura: «Non ero solo e ho taciuto per paura». Infine una riapertura e una nuova archiviazione nel 2005, mentre nel 2001 il giudice Calia aveva riaperto l’indagine sul caso Mattei, reinserendo la vicenda Petrolio e il «caso Pasolini» in quella riapertura.
Insomma una vicenda intricata, con due quasi certezze. Primo: Pelosi non poteva aver ucciso da solo Pasolini. Impossibile che lo avesse massacrato in quel modo senza aiuto, e del resto lo ha detto. Secondo: Pasolini scriveva e si impicciava troppo di certe cose. Era scomodo. Il nuovo «testimone» potrà finalmente illuminarci?

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