Dalla rassegna stampa Cinema

PASOLINI NELLA NEBBIA

Un sito Internet riscopre e pubblica la sceneggiatura dimenticata del film “La Nebbiosa”

La scena finale somiglia in modo sconvolgente alla morte del poeta al Lido di Ostia
Milano, 1959: la lunga notte di violenza di cinque giovani tra la periferia e il centro
Una storia noir che si legge come un romanzo e sembra anticipare le trame di Scerbanenco

Pasolini aveva scritto La nebbiosa per Gian Rocco e Pietro Serpi: i due registi ne avrebbero tratto il film Milano nera soltanto nel 1964 e in una versione molto lontana dal soggetto originale. Proprio per questo Pasolini, sentendosi tradito, decise di inviare la sua sceneggiatura a Edoardo Bruno, direttore di “Filmcritica”: anche in questo caso, però, sulla rivista ne vennero pubblicate soltanto pochissime scene e il dattiloscritto venne poi dimenticato per moltissimi anni. “Filmcritica” proporrà la scenografia solo nel 1995 ma con diversi errori nella successione delle scene.
L´originale de La Nebbiosa (quella pubblicata da “Filmcritica” ma con il susseguirsi delle scene nella versione corretta) è ora disponibile su Internet nell´ambito di una mostra virtuale dedicata alla Milano Nera ( www.associazionebora.it).
In questa versione La Nebbiosa, 120 pagine, si legge come un romanzo “nero”: è stato proprio Pasolini, infatti, il primo a romanzare le strade della Milano violenta, il primo a intuire la spirale di violenza che di lì a poco travolgerà la mala gioventù milanese e ad anticipare quei temi che, dieci anni dopo, avrebbero fatto la fortuna editoriale di Giorgio Scerbanenco, da sempre considerato il padre del noir alla milanese.
Pasolini è il primo ad accorgersi che nella Milano della ricostruzione qualcosa sta cambiando: ne aveva già scritto in alcuni articoli sulla rivista “Vie Nuove” ma è ne La Nebbiosa che lo scrittore racconta per la prima volta le efferatezze di una banda di “teddy boys”: ragazzi della piccola e media borghesia che sfogano nella violenza le proprie frustrazioni. Ecco Pucci, detto il Gimkana: «Ha una faccia pallida, torbida, segnata, con gli occhi cechiati. L´aspetto è quasi di bravo ragazzo, riservato, educato. Ma c´è insieme, in lui, qualcosa di terribile, che fa pensare che sia capace di tutto». E Toni, detto Elvis, in onore di Presley: «Ha un ciuffo spettacoloso, che gli sporge un palmo buono sulla fronte…Ha un viso dolce ma segnato, ti timido e buono, che se compie azioni violente è solo per una specie di disperazione».
Pasolini decide di ambientare proprio durante l´ultima notte del 1959 la loro notte balorda. Una serata che inizia con l´aggressione a una coppietta, il classico “cumenda” e la sua giovane segreteria, sorpresa a fare l´amore in macchina in un prato della periferia: «Sono due tipici milanesi medi», scrive Pasolini, «lui, piccolo commerciante o viaggiatore di commercio, un po´ spelacchiato e congestionato: sta per arrivare l´infarto. Lei una bruna, dura, coi capelli neri lisci».
I ragazzi della “ghenga”, che mischiano slang giovanile al gergo della mala milanese, li insultano, li prendono a bastonate per poi fuggire su un auto rubata. Proseguono la nottata decidendo di rubare una macchina per dirigersi a tutta velocità a Bollate dove rubano i gioielli che addobbano la madonnina della chiesa. Quando si accorgono che sono falsi non si perdono d´animo e nel loro cinismo li usano per rivestire una barbona che dorme per la strada. Non contenti rapiscono tre signore della Milano bene e le fanno ubriacare sino a costringerle ad un´orgia dove nessuna perversione viene risparmiata.
Alle tre vanno in un night club del centro per ballare il rock´ n´roll e subito trasformano la festa in una rissa perché i teddy boys non sopportano questa gente elegante: «La nostra bella classe dirigente immersa nello sterco fino al collo… questi democristiani bigotti e opportunisti… Si divertono, eh, alla faccia del popolo…» scrive Pasolini.
Le notte è ancora giovane e il Teppa, il Gimkana, il Contessa, Elvis e il Rospo decidono di fermarsi in un piccolo bar, dalle parti di corso Buenos Aires: «Tutto è lucido, nuovo, fiammante: nichel e neon e marmo che scintillano: un albero di Natale che sfavilla. Ma il bar è vuoto: vi sopravvivono solo pochi clienti presi da una silenziosa e malinconica ubriachezza. E Pupetta. Che, fresca come una rosa, col suo vestito da teddy-girl, la sua faccia da bambina arguta e innocente, balla deliziosamente, tutta sola, il rock».
L´alba è ormai vicina e i ragazzi caricano in macchina un omosessuale, lo portano in uno spiazzo isolato, lo spogliano e lo massacrano a sangue. Una scena che sconvolge perché ricorda molto da vicino proprio le modalità con cui Pasolini verrà ucciso nel 1975 al Lido di Ostia. Talmente da vicino che, se stessimo scrivendo un giallo e non un articolo, potremmo ipotizzare che chi ha ucciso Pasolini avesse letto il copione e avesse tutto l´interesse a farlo scomparire. Quasi che La Nebbiosa potesse contenere quei segreti sulla morte dello scrittore che nemmeno la magistratura è mai riuscita a chiarire.

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