La Rabbia di Pasolini

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La Rabbia di Pasolini

Nel 1963, i cinegiornali Mondo Libero di Gastone Ferranti e i materiali reperiti in Cecoslovacchia, Unione Sovietica e Inghilterra diventano, per Pier Paolo Pasolini, la base per dare vita ad un’analisi lirica e polemica dei fenomeni e dei conflitti sociali e politici del mondo moderno, dalla Guerra Fredda al Miracolo economico, con un commento diviso fra una ‘voce in poesia’ (Giorgio Bassani) ed una ‘voce in prosa. (Renato Guttuso). Mentre il regista è al lavoro in moviola, il produttore, forse per scrupoli politici o forse per motivazioni commerciali, decide di trasformare il film in un’opera a quattro mani, affidandone una parte a Giovanni Guareschi, secondo lo schema giornalistico del ‘visto da destra visto da sinistra’. Inizialmente Pasolini reagisce con irritazione a quella coabitazione forzata, ma alla fine accetta e rinuncia alla prima parte del suo film per lasciare spazio all’episodio di Guareschi. Nel 2008, sulle basi di un’idea di Tatti Sanguineti, Giuseppe Bertolucci ha deciso di realizzare un’ipotesi di ricostruzione della versione originale del film che è stata integrata da una sua introduzione di due minuti, quindi 16 minuti di materiale inedito dell’archivio dell’Istituto Luce, 53 minuti della parte realizzata da Pasolini nel ’63 e in conclusione ‘L’aria del tempo’, un’appendice al film nel quale sono documentati gli attacchi mediatici subiti da Pasolini all’epoca (l’unica parte con riferimenti gay). Montato nel laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, che ospita dal 2004, per volontà di Laura Betti, la sede del Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini.

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La rabbia di Pasolini è, come dichiara il suo sottotitolo, un’ “ipotesi di ricostruzione”, ed è allo stesso tempo un ritrovamento insperato, il ritorno inaudito d’una voce poetica e d’una forza visionaria che spalanca vertigini sul nostro presente, e un autentico risarcimento culturale.
Prodotto dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Istituto Luce (che lo distribuirà nelle sale a partire dal 5 settembre) e Minerva RaroVideo al termine d’un lungo lavoro di ricerca e indagine filologica, realizzato da Giuseppe Bertolucci nel solco d’una ‘pista’ aperta da Tatti Sanguineti, La rabbia di Pasolini è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia come evento fuori concorso giovedì 28 agosto, alle 16.30 nella Sala Perla (repliche 29 agosto, ore 9 Sala Volpi e sabato 6 settembre, ore 20.30 Sala Volpi).

L’ipotesi di ricostruzione ‘restituisce’ a Pasolini l’integrità della sua opera, con 16 minuti in più mai visti finora e una ricca appendice di approfondimento su l’ aria del tempo. Un ‘inedito’ pasoliniano, nel 2008? La storia comincia nel 1963. Pasolini, su commissione del produttore Gastone Ferranti, si mette all’opera intorno a un film che si chiamerà La rabbia. Sarà un film-laboratorio, un film-saggio, il montaggio di immagini di repertorio che andranno a costituire un’immagine poetica e politica del mondo contemporaneo. Lavora sui cinegiornali della popolare serie ‘Mondo libero’, prodotta da Ferranti: decide di usare queste tracce visive di cronaca e storia recente, di interpolarle a immagini d’arte e di rotocalco, di sottometterle a un testo lirico che vibra di indignazione civile (voci recitanti quelle di Giorgio Bassani e di Renato Guttuso), di farne “un nuovo genere cinematografico”. E’ un esperimento intellettuale poderoso che bruscamente s’interrompe: il produttore decide di trasformare il film in un’opera a quattro mani, affidandone una parte a Giovannino Guareschi, secondo lo schema risaputo del “visto da sinistra visto da destra”. Pasolini reagisce con irritazione, ma alla fine accetta e rinuncia alla prima parte del suo film per lasciare spazio all’episodio di Guareschi. Da qui il solco che si apre tra il testo poetico, più lungo e diversamente strutturato (oggi disponibile nei Meridani Mondadori), e il film com’è stato finora conosciuto, peraltro assai fugacemente: viene infatti ritirato subito dopo l’uscita.

Un film “respinto, snaturato, dimezzato” (Sanguineti), che rivede oggi la luce in virtù di scavo archeologico e passione culturale. L’idea prende vita dalla constatata discrepanza tra testo poetico e film; la parte iniziale del film, cui Pasolini dovette rinunciare, è stata ricostruita seguendo fedelmente le indicazioni del testo e scovando le immagini corrispondenti nella collezione di ‘Mondo libero’ conservata presso il Luce. La ricostruzione porta sedici minuti di nuove immagini (nuove voci recitanti, lo stesso Bertolucci e Valerio Magrelli): immagini dei funerali di De Gasperi, dei cannoni atomici, dell’Europa che nasce, della guerra in Corea, del paesaggio italiano, della televisione italiana, di “una violenta, irreversibile trasformazione sociale e culturale di cui Pasolini sarà il testimone più acuto e sofferto” (Roberto Chiesi). L’aria del tempo, che è anche il tempo del sistematico linciaggio mediatico ai danni del poeta, circola infine nei documenti d’epoca che chiudono La rabbia di Pasolini, certe Settimane Incom che parlano di lui per irridere e demolire, e due rare interviste all’autore. (Cineteca Bologna)

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