Dalla rassegna stampa Cinema

Guareschi, Pasolini e gli spettri del passato

Il regista Giuseppe Bertolucci risponde a Pierluigi Battista sulla vicenda del film «tagliato»

Pierluigi Battista scambia un’opinione (parziale, soggettiva e discutibile) per una trincea e una civilissima disputa — quella tra Alberto e Carlotta Guareschi e il sottoscritto — per una ignobile rissa sugli spettri del passato. Ma le cose non stanno così. La prima idea del film La rabbia
(1963) è di un produttore, Gastone Ferranti, che propone a Pasolini di realizzare un documentario a partire dal repertorio del cinegiornale Mondo libero.
A un certo punto della lavorazione, non si sa se per scrupolo politico o per calcolo commerciale, Ferranti decide di trasformare l’operazione in un film a quattro mani, imponendo la presenza di Giovannino Guareschi. Pasolini di controvoglia accetta la coabitazione e, per far posto al nuovo coautore, è costretto ad eliminare dal suo progetto i circa venti minuti iniziali. Il film esce nelle sale e la Warner Brothers decide di ritirarlo quasi immediatamente dal circuito, forse anche perché imbarazzata da alcune punte di «antiamericanismo » presenti nel testo di Guareschi.
Circa due anni fa La Cineteca di Bologna ha restaurato (in collaborazione con Minerva Raro Video) quella versione del film (ovviamente episodio di Guareschi compreso) e l’ha presentata all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma. Dunque la versione Pasolini-Guareschi esiste ed è disponibile per essere mostrata, dove, come e quando si vuole. Alcuni mesi fa la nostra Cineteca ha poi partecipato alle celebrazioni del centenario guareschiano, promuovendo e ospitando una bella mostra (ancora in corso) di fotografie e documenti intitolata Le burrascose avventure di Giovannino Guareschi nel mondo del cinema. E infine, nell’ultima edizione del nostro Festival del cinema ritrovato abbiamo proiettato una retrospettiva completa dei film ispirati alle opere di Guareschi. Vi pare che ci abbia fatto velo una qualche forma di pregiudizio ideologico? Io stesso, come presidente della Cineteca, ho fatto parte del Comitato per il centenario, e certamente non me ne pento.
Così come sono particolarmente fiero di aver lavorato a questa nuova edizione del film, intitolata
La rabbia di Pasolini, che la Cineteca — assieme a Istituto Luce e a Minerva Raro Video — ha presentato pochi giorni fa a Venezia e che uscirà nelle sale il 5 settembre. Versione che, aggiungendo la ricostruzione dei minuti iniziali mancanti e sottraendo l’episodio di Guareschi, arriva a restituire una qualche integrità al progetto originario di Pasolini. Che poi, nel corso di un’intervista, io mi sia espresso in giudizi assai critici verso l’episodio di Guareschi e che la cosa abbia (come affermato da Alberto e Carlotta Guareschi) reso incompatibile la mia presenza nel Comitato per il centenario e che di conseguenza io abbia rassegnato le mie dimissioni, tutto questo mi sembra sia avvenuto in termini di assoluta pacatezza e civiltà. Da parte di tutti, in primo luogo da parte dei figli di Guareschi, ai quali voglio chiedere scusa per l’immaginabile disagio che ho loro provocato con le mie osservazioni.
Certo, in un tempo così stupido e infelice in cui vige l’alibi del fraintendimento e la legge della smentita, avrei potuto trovare mille scuse e fare duecento rettifiche, ma — e mi rivolgo ancora ad Alberto e a Carlotta — io credo che un modo adeguato di ricordare Giovannino Guareschi sia proprio cercare di praticare per quanto possibile la coerenza con le proprie idee. Come ha fatto lui. Giuste o sbagliate che fossero. Pagando di persona con mesi e mesi di galera. Come del resto ha pagato di persona per molti anni Pier Paolo Pasolini con lo stillicidio di un interminabile e orrendo linciaggio mediatico.

Giuseppe Bertolucci

Capisco l’understatement e l’allergia per un termine, lo ammetto, un po’ grossolano e giornalisticamente corrivo come «rissa», ma dare retroattivamente del «razzista» a Guareschi a me pare qualcosa di più di un mero «giudizio critico ». Addurre poi il «razzismo» come motivo per ripudiare la metà guareschiana della Rabbia nel mentre si santifica quella pasoliniana mi sembra eccedere anche il pur legittimo «giudizio critico». Mi chiedo inoltre come possa essere compatibile un giudizio tanto severo nei confronti di Guareschi con la partecipazione al comitato che dovrebbe celebrarne il centenario. Celebrare un «razzista »? Comprendo lo stupore e il disappunto dei figli di Guareschi, coautore della Rabbia, malgrado tutto.

Pierluigi Battista

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