Dalla rassegna stampa Cinema

LA RABBIA TORNA DOPPIA

Dalla RaroVideo due chicche: l’accoppiata Pasolini-Guareschi e la ricostruzione di Bertolucci … La rabbia che uscì in poche copie nel ’63, nonostante la fiera opposizione di Pasolini che dapprima accettò il confronto con Guareschi e poi lo osteggiò lamentando lo scoraggiante qualunquismo …

Delle etichette che si occupano dell’homevideo, la Minerva Rarovideo è tra tutte la più raffinate e rigorose. La sua missione, sin dai tempi dell’usurato Vhs, è quella di riportare in vita una serie di film che guardano al cinema come alla Settima Arte, riproposti con grande cura filologica e in versioni sempre ottime per qualità. Con Rarovideo abbiamo avuto la possibilità di rivedere film mai più visti (o forse solo visti – non a caso – in ultranotturne visioni ghezziane nella notte di Fuori Orario) di autori amati e di artisti studiati (Oshima, Ozu, Godard, Tsukamoto, Kim Ki Duk…). La Rarovideo ora compie un’altra operazione di alto livello culturale portando sugli scaffali due dvd che raccolgono un pezzo della nostra storia cinematografica e politica e culturale: la doppia versione de La rabbia.

FILOLOGIA PURA

Quest’estate a Venezia la Cineteca di Bologna mostrò un’ipotesi di ricostruzione della versione integrale de La rabbia di Pasolini, aggiungendo, attraverso un lavoro filologico impressionante e difficile, 16 minuti di nuove immagini (con due nuove voci recitanti, Giuseppe Bertolucci – che ne cura l’edizione – e Valerio Magrelli, che si aggiungono a quelle storiche di Guttuso e Bassani). Questa versione sarebbe stata quella voluta dal poeta friulano se il produttore Gastone Ferrante non l’avesse osteggiata, decidendo di affiancare a film di Pasolini (ma ridotto e sberciato) un film «identico e opposto» di Guareschi, che affrontasse la stessa tematica da un punto di vista ideologico diverso.
Il risultato fu appunto La rabbia che uscì in poche copie nel ’63, nonostante la fiera opposizione di Pasolini che dapprima accettò il confronto con Guareschi e poi lo osteggiò lamentando lo scoraggiante qualunquismo dello sguardo «satirico» del vignettista. Questa dunque è la storia, rimasta bloccata nel tempo e mai più rivisitata, come fosse un fermo-immagine su una guerra dei mondi e delle ideologie che oggi fa quasi tenerezza. Pasolini contro Guareschi, sinistra contro destra, partecipazione contro qualunquismo… così fu presentato allora il match, ma con scarsi risultati. Ora le due versioni, quella storica e quella ricostruita (e pasoliniana), sono entrambe disponibili. Vederle, confrontarle, scrutarle è un’operazione avvincente anche per chi non ha lo sguardo dello storico e dello studioso. E quel che rimane alla fine, alleggerita la zavorra ideologica, è proprio il «cinema», il riscorso ardito a una forma e un genere allora innovativi e davvero sperimentali. Fare un film di montaggio attraverso l’uso di repertori cinegiornalistici (e di altri fondi) al fine di comporre una narrazione sebbene a tesi, comunque diretta a uno svolgimento, con graduali smarcamenti poetici, ma mai di senso e sempre unici. Ecco, fare questi film (compreso quello di Guareschi, inaspettatamente più fresco, sebbene per certi versi irricevibile), vuol dire aver rotto la macchina cinema verso una dimensione più moderna e pura.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.