Dalla rassegna stampa Libri

Castello Brianza: nella chiesina di San Donato, serata su Pasolini

Castello Brianza: nella chiesina di San Donato, serata su Pasolini

Venerdì sera Paolo D’Anna ha presentato la figura di Pasolini nella chiesetta di San Donato a Castello Brianza. “L’odore della notte” è il titolo della sua opera, con la quale ha voluto omaggiare un personaggio messo da parte da sempre, perché scomodo per l’Italia degli anni ’60 e ’70.
“Quella di stasera vuole essere una chiacchierata per delineare alcune caratteristiche di un intellettuale controverso, ancora poco studiato. Non mi ritengo, infatti, un attore, ma un autore, che in questo caso ha incontrato non poche difficoltà a stendere un testo su Pasolini. Ѐ stato difficile da portare in scena, ma a gennaio “L’odore della notte” ha riscosso successo al teatro di Bellano. Ѐ stata una grande soddisfazione scoprire di sapere anche recitare alla mia età” ha detto D’Anna.

D’altronde, Pasolini è sempre stato uno dei suoi punti di riferimento: lo ha letto molto da giovane perché era una voce critica importante, ne ha visto i film e ha seguito anche il suo impegno civile. C’era quindi molto materiale per un testo teatrale, ma dare un’immagine complessiva dell’intellettuale friulano non è stato semplice. “Pasolini è sempre stato amato e odiato perché era molto sincero. Ha subito cento processi per la sua opera, era quasi un corpo estraneo alla società italiana: da comunista omosessuale negli anni ’70, non poteva essere altrimenti. Cittadino del mondo, fu però sempre molto legato alle sue radici friulane: proveniva da Casarsa, dove lavorava come insegnante. Ma a 27 anni, a causa di un episodio inappropriato con dei suoi alunni, fu espulso dalla scuola e partì con la madre per andare a Roma, dove trovò lavoro in una scuola di periferia. Abitava in una casa per senzatetto vicino a un carcere, dove iniziò a stringere un bel rapporto con il poeta Attilio Bertolucci, padre dei registi Bernardo e Giuseppe. La Roma di allora era ricca di personaggi colti che Pasolini frequentava: Elsa Morante, Federico Fellini, per il quale realizzò la sceneggiatura de “La Dolce Vita”, Alberto Moravia. Pasolini fu testimone della decadenza della cultura contadina, uno dei temi principale dei discorsi che faceva ai giovani e delle sue prese di posizione che fecero sempre molto scandalo. Con la sua lungimiranza, riuscì perfino ad anticipare cose assolutamente attuali, quasi come fossero profezie” ha spiegato l’autore. La morte di Pasolini, il 2 novembre 1975, resta una delle pagine più nere della storia italiana: si racconta di un giovane ladro di automobili, Pino Pelosi, che al momento dell’arresto dichiarò di aver rubato proprio l’auto di Pasolini e di averlo anche ucciso. Pelosi, deceduto qualche mese fa, è sempre stato, al contrario dell’insegnante friulano, poco onesto durante le sue apparizioni pubbliche per discutere della vicenda; eppure, ormai si sa quasi per certo che non può aver ucciso Pasolini. “L’autore di “Ragazzi di vita” fu ritrovato massacrato. Pelosi aveva solo 17 anni, Pasolini era molto atletico e praticava la boxe: è impossibile che lo abbia ucciso. Si conoscevano, forse c’era stato un approccio sessuale, ma di certo il ragazzo non gli ha tolto la vita. Ѐ vero che Pasolini amava sempre giovani di quell’età, come Ninetto Davoli, uno dei suoi più grandi amori, che però poi si sposò. E forse fu proprio questa continua ricerca di adrenalina e del rischio che lo portò a frequentare strade e ambienti pericolosi, da cui non uscì vivo” ha continuato D’Anna. L’omosessualità non impediva a Pasolini di attrarre molte donne: ad esempio, Maria Callas si innamorò di lui in un periodo in cui entrambi erano stati lasciati dai loro partner e voleva sposarlo. Lui la apprezzava, la volle come Medea nel suo film omonimo, fecero molti viaggi insieme, ma chiaramente non poteva amarla come lei avrebbe desiderato.
La sera della morte di Pasolini arrivò una telefonata al Corriere della Sera, dove scriveva come collaboratore ed ebbe modo di stringere una rapporto molto travagliato con Oriana Fallaci. “Lei lo trovava sia molto mascolino, sia femmineo. Si preoccupava per il modo in cui si faceva massacrare e lo odiava per questo suo egoismo. Credeva che avrebbe dovuto pensare un po’ di più a se stesso proprio perché tutta l’Italia aveva un grande bisogno di lui. Ma così non fu” ha proseguito D’Anna.
Oltre ad aver influenzato la società italiana col suo pensiero, Pasolini era stato anche a Parigi, dove aveva incontrato Sartre e si era interessato alla questione de neocolonialismo. Previde addirittura gli sbarchi degli immigrati, che ora sono all’ordine del giorno, pur non parlandone direttamente, ma facendo un discorso di stampo marxista: disse infatti che un giorno i proletari africani sarebbero venuti in Europa a chiedere il conto per ciò che avevano subito dal capitalismo.

Il libro di Paolo D’Anna è la realizzazione di un sogno che aveva da giovane: aveva infatti una rivista e avrebbe tanto voluto intervistare Pasolini, ma non ci riuscì. Mettendo molto della sua ammirazione per lo scrittore, ha quindi immaginato di fargli tutte le domande che avrebbe sempre voluto porgli. Il titolo dell’opera è stato così spiegato dall’autore: “Io credo che tutti dobbiamo attraversare la notte per raggiungere la luce durante il giorno. Pasolini l’ha cercata, ma ne ha trovato solo dei bagliori. Ha vissuto la sua omosessualità in modo tragico, ma non va ricordato solo per questo. Sto portando il testo anche nelle scuole superiori e devo dire che i ragazzi non lo conoscono, ma sono interessati e colpiti dalla sua figura. Spero quindi che venga rivalutato come pensatore, perché rispecchia appieno la rabbia di chi vede sgretolarsi un mondo, ma riesce a guardare molto lontano. Ѐ stato l’intellettuale che più di tutti ha dovuto pagare un prezzo altissimo per la sua opera. Inoltre, ho notato che Pasolini ha un filo diretto con Caravaggio. i volti dei suoi film sono caravaggeschi, in quanto scelse sempre gente comune, che proveniva dalla strada; addirittura fece recitare sua madre nel ruolo della Madonna, proponendo un film su Gesù Cristo molto diverso da quello di Zeffirelli, più edulcorato e “romantico”. Del resto, sua madre era l’unica donna della sua vita” ha concluso D’Anna.
L’autore porterà il suo testo anche in Sicilia, regione di cui è originaria la sua famiglia: si è detto molto soddisfatto di contribuire a far conoscere anche lì un intellettuale che era a conoscenza di molte cose scomode e per questo fu sempre rifiutato dalla società.
R.S.

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