Dalla rassegna stampa Personaggi

Una commissione per ricordare Pasolini 40 anni dopo

Nell’anniversario della morte, avvenuta il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia in circostanze non ancora del tutto chiarite, l’Italia ha il «dovere» di ricordare Pier Paolo Pasolini…

Nell’anniversario della morte, avvenuta il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia in circostanze non ancora del tutto chiarite, l’Italia ha il «dovere» di ricordare Pier Paolo Pasolini. Lo ha detto Dario Franceschini annunciando ieri la firma del decreto per la costituzione della commissione tecnico-scientifica, presieduta da Dacia Maraini, che coordinerà le iniziative culturali del 2015: «Bisogna trasmettere alle nuove generazioni l’attualità del suo messaggio di ricerca e denuncia», ha detto il ministro dei Beni, delle attività culturali e del turismo, che ha citato la centralità delle «periferie» nella poetica di Pasolini.
Lidia Ravera ha rilanciato, alle agenzie, dicendo che secondo Pasolini nelle periferie «vi abitavano gli angeli»; Ravera invita a «non imbalsamare» Pasolini, ma lo descrive come «profetico» e alla commissione, di cui fanno parte tra gli altri Walter Veltroni, Ninetto Davoli e la critica Carla Benedetti, proporrà un ricordo «personale», da sommare a quelli di Fabrizio Gifuni ed Emanuele Trevi: «Non ne ho ancora parlato con loro, ma il titolo potrebbe essere Il coraggio di Pasolini . Quanti oggi hanno quella strenua temerarietà?».
A Emanuele Trevi vengono in mente dei nomi, ma fuori dalla letteratura italiana e forse sgraditi alle «vestali di San Pasolini, come Carla Benedetti, che liquidano come gossip il pendolarismo tra il mondo intellettuale e la sua vita notturna; sbagliato, Pasolini pensava le cose perché le viveva». Gli eredi di Pasolini, per Trevi, devono essere persone «scorrette, che dicono cose sbagliate ma che riescano a pervertire i codici, come Pasolini che definiva genocida il progresso: allora penso a Houellebecq, a Limonov…».
E per l’Italia? «Chi ha fatto del suo corpo e del suo desiderio strumento poetico non è uno scrittore, ma Vasco Rossi. Lui ha fatto dei suoi amori, desideri e vizi una versione credibile della storia collettiva. Non sono solo parole, è vita. Ecco, per ricordare in maniera viva il pensiero di Pasolini, il ministero potrebbe finanziare un corso di decondizionamento dall’italiano politicamente corretto, per tornare a pensare liberamente, liberi da parole senza vita come “profetico” o un intellettuale “scomodo”…».

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