Dalla rassegna stampa Personaggi

QUELLA SERA A CENA CON TOTÒ E PASOLINI

L’attore di “Uccellacci e uccellini” ricorda gli esordi nel cinema …a volte sentivo un grande disagio perché non capivo cosa dicevano, un disagio fisico, stavo male, mi veniva proprio il mal di stomaco, ma non quando mi trovavo solo con lui, Pier Paolo sapeva parlarmi e mi spiegava quello …

Il mio primo incontro con Pier Paolo Pasolini avvenne sul set de La ricotta, era il 1963, io avevo 15 anni e mi trovavo da quelle parti per caso, mi avvicinai, insieme agli amici con cui ero, incuriosito da tutta quella gente vestita in modo strano. Mio fratello lavorava come falegname alle scenografie ed era anche lui sul set, mi presentò Pier Paolo che mi sorrise e mi fece una “scafetta” sulla testa. Da quel momento la mia vita è cambiata completamente. L’anno successivo a quell’incontro Pier Paolo mi fece fare una piccola parte ne Il Vangelo secondo Matteo, io non mi sentivo all’altezza, per me fino a quel momento il cinema era qualcosa di lontano e irraggiungibile, ma lui mi rassicurò, sapeva sempre farlo, aveva un modo accogliente, ma allo stesso tempo determinato.
Nel ’65 il primo ruolo da protagonista in Uccellacci e uccellini, anche in quel caso tutte le mie resistenze svanirono quando Pier Paolo mi disse che non dovevo far altro che essere me stesso e così feci. Recitavo con Totò, un mito del cinema, e prima di iniziare le riprese Pier Paolo volle che ci incontrassimo. Fummo invitati a cena a casa di Totò e Franca Faldini, un appartamento ai Parioli, per me al tempo anche solo accedere al quartiere Parioli era una magnifica avventura, ricordo che perfino l’ascensore mi parve una scoperta incredibile, aveva al suo interno un sedile in velluto rosso e chiesi a Pier Paolo quale fosse il motivo di sedersi per arrivare solo al terzo piano, lui si divertiva a vedere la mia meraviglia rispetto a tutto, per me ogni cosa era nuova. Fummo accolti da Totò in una lunga vestaglia di seta, c’era una grande tavola imbandita e fu un problema capire quale forchetta tra le tante usare, quale bicchiere e come stare seduto, ma Pier Paolo non sembrava mai giudicarmi, anni dopo seppi da Franca Faldini che, una volta andati via, Totò disinfettò la sedia sulla quale ero seduto, ho riso moltissimo per questo. Intanto la frequentazione tra me e Pier Paolo era diventata quotidiana, io ragazzino di borgata, trasferito all’età di quattro anni da un paesino della Calabria alla periferia romana, un padre manovale che portava a casa “il pane” e una famiglia numerosa, mi trovai catapultato in un mondo fatto di intellettuali, letterati, poeti; a volte sentivo un grande disagio perché non capivo cosa dicevano, un disagio fisico, stavo male, mi veniva proprio il mal di stomaco, ma non quando mi trovavo solo con lui, Pier Paolo sapeva parlarmi e mi spiegava quello che non era alla mia portata. (…)Pier Paolo mi manca molto, così come credo la sua “voce” manchi molto al nostro Paese, chissà quante “storie” avrei ancora vissuto e poi dicevamo sempre che avremmo fatto un viaggio insieme sulla luna, ma non c’è stato il tempo.

Il testo di Ninetto Davoli dal nuovo mensile “8e1/2” (Istituto Luce)

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