Dalla rassegna stampa Personaggi

Quando il Pci friulano cacciò Pasolini perchè gay

La storica Tonelli annuncia un libro sull’espulsione della scrittore dal partito comunista nel ’49 per immoralità. Spariti i verbali, restano le ombre e la vergogna

CASARSA. “Pasolini e il politico”, occasione di dibattito nella due giorni promossa dal Centro studi di Casarsa, fa subito scintille. Anna Tonelli, docente di Storia contemporanea a Urbino, ha infatti aperto i lavori affrontando il tema de “Gli irregolari. Amori comunisti al tempo della guerra fredda”, testo edito da Laterza.

E ha riacceso i riflettori su un fatto traumatico accaduto 65 anni fa: il 26 ottobre del 1949 la federazione di Pordenone del Pci espelleva Pier Paolo Pasolini: un provvedimento improvviso, contestato e su cui a tutt’oggi non si è fatta completa chiarezza.

Un episodio controverso e doloroso sul quale Tonelli ha annunciato ufficialmente di voler fare luce e al quale dunque dedicherà il suo prossimo libro.

L’espulsione di Pasolini dal Pci fu decisa dopo che fu presentata una denuncia di corruzione di minori: il 30 settembre del 1949 lo scrittore, allora sconosciuto al mondo della cultura, durante la sagra di paese a Ramuscello si era intrattenuto con alcuni ragazzi del luogo.

Prima della magistratura si mosse la federazione provinciale del Pci di Pordenone che riuní il direttivo e decise l’espulsione di Pasolini.

«Ci furono delle anomalíe – ha ricordato Tonelli -. La riunione fu convocata alle 18 quando generalmente si teneva la sera per consentire a tutti di partecipare. Nel corso di questa seduta, invece, si decise frettolosamente l’espulsione di Pasolini. L’accusa? Indegnità morale». Contro il provvedimento e l’ora di convocazione protestò in seguito l’avvocato Teresina Degan.

«A quei tempi – ha detto Tonelli – l’espulsione era un provvedimento che non veniva preso con leggerezza né era frequente. Ho studiato tutti i casi di immoralità decisi dal partito e posso affermare che non ce ne sono stati tanti».

E allora oggi ci si può ancora interrogare sul perché la decisione nei confronti del poeta corsaro fu presa cosí celermente. La ricostruzione storica è resa ostica dalla mancanza di documenti: «Non c’è un verbale di quella riunione neanche negli archivi romani, nonostante quasi sempre tutti i verbali delle federazioni locali fossero trasmessi a quella centrale».

Quanto al motivo dell’espulsione di Pasolini, Tonelli dà una lettura politica e sociale: «Siamo nel ‘49 – ha detto – in pieno clima di guerra fredda, con una forte contrapposizione tra il mondo occidentale e quello orientale. In Italia la contrapposizione è tra Dc e Pci e i comportamenti erano presi dall’uno e dall’altro partito come motivo di contrapposizione politica. La Dc friulana di fatto controllava tutti gli avversari e coglieva qualsiasi pretesto utile per alimentare una campagna anticomunista. In quel momento c’era anche chi sosteneva che la denuncia fosse stata favorita da personaggi della Dc locale: Pasolini stesso accuserà i suoi compagni di partito di essere caduti nella trappola democristiana e di essersi liberati di quello che avrebbe potuto diventare un problema».

Una seconda lettura dell’espulsione di Pasolini è riconducibile alla incapacità del Pci di comprendere per tanti anni l’omosessualità: «Il partito – ha osservato Tonelli – arriverà tardissimo a considerarla normale e naturale. Prima rientrava in un atteggiamento non consono al costume comunista, al modello della sobrietà proletaria. Nei provvedimenti sugli omosessuali essi vengono chiamati “invertiti” usando una parola discriminatoria. E questo è un altro elemento che indica il grado di conservazione e arretratezza del Pci dell’epoca».

L’ultimo aspetto di quell’episodio riguarda l’influenza letteraria di autori come Sartre e Gide sulla morale: «Quando fu annunciata l’espulsione di Pasolini sull’Unità, che normalmente nascondeva ciò che poteva essere problematico, nel commento si affermò che la responsabilità di certi atteggiamenti era dovuta a influenze nefaste di tipo letterario».

Il caso Pasolini quindi, secondo Tonelli, rientra a pieno titolo nell’orientamento dell’Italia dell’epoca «uscita dalla guerra, che stava cercando una nuova strada del senso di comunità. Un Paese segnato da questi due partiti che non erano solo i partiti di massa, ma anche i riferimenti di uno stile di vita. L’espulsione di Pasolini è particolarmente interessante, è la spia dell’Italia del periodo».

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