Dalla rassegna stampa Cinema

«La rabbia» di Pasolini rivive nelle sale

Giuseppe Bertolucci firma l’«ipotesi di ricostruzione» del documentario del 1962

VENEZIA — C’erano pochi arrabbiati, dice Pasolini, negli anni ’60 beat, e lui era tra quelli: la rabbia sublime come quella di Socrate, espressa in prosa e poesia (voci di Bassani e di Guttuso), con momenti altissimi, nello splendido documentario che si intitola appunto La rabbia, ricostruito da Giuseppe Bertolucci, col materiale del Luce: 16 minuti iniziali e poi un finale con mix di cinegiornali (di cui Pasolini era spesso vittima dileggiata volgarmente) ed arte varia e scanzonata.
La rabbia nel ’62 fu affidato a Pasolini, ma poi diviso in due parti, visto da sinistra e destra, il poeta dei ragazzi di vita e lo scrittore di Don Camillo, Guareschi. In realtà, oltre la rabbia ulteriore di Pasolini che dovette rinunciare a una parte dei 90.000 metri di pellicola visti, il film fu ritirato dai locali dopo tre giorni dalla WarnerBros: «Forse — dice Bertolucci — preoccupata di un certo antiamericanismo che veniva più da Guareschi che da Pier Paolo. Oggi con scritti di Pasolini e brani del cinegiornale Mondo Libero ed altri spezzoni abbiamo ricostruito i tagli come in una simulazione ed ancora una volta stupisce quanto Pasolini anticipasse i tempi ».
Percorrendo la cronaca di quegli anni, lo scrittore racconta, col commento dell’Adagio per archi ed organo di Albinoni allora di moda, l’Italia dalla fine della guerra in poi, i funerali celebri, e pure le dive e i Papi. C’è una profezia sulla tv: «Arma per la diffusione della menzogna, milioni di abbonati candidati alla morte dell’anima».
E parla del ciclo storico che si «concluderà quando saremo tutti impigliati nel ciclo del consumismo »; pronuncia un requiem su Marilyn Monroe che è bello almeno quanto il famoso racconto di Truman Capote.
«E’ la famosa libertà di quegli anni sempre rimpianta che dà ora una carica di emozioni anche ai giovani cui è stata tolta la memoria storica » dice Bertolucci. Il Luce a breve farà uscire La rabbia nelle sale: di sicuro a Venezia il cinema italiano di «questi fantasmi» sta ottenendo successi a ripetizione: ieri folla per il film di Zampa Anni difficili presentato da Anna Proclemer vedova Brancati (il restauro è delle cineteche di Milano, Bologna e Torino) ed anche della Bella di Lodi un cult di Arbasino e Missiroli che ha ancora oggi la freschezza leggera dell’intelligenza.

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