Dalla rassegna stampa Musica

«E ora lo faccio dialogare sul sacro con Pasolini»

Proprio a metà strada del Festival Verdi, il 9 ottobre alle 18, approda al Regio di Parma la prima esecuzione assoluta di «Madreterra» di Azio Corghi…

Proprio a metà strada del Festival Verdi, il 9 ottobre alle 18, approda al Regio di Parma la prima esecuzione assoluta di «Madreterra» di Azio Corghi, dialogo sacro tra Verdi e Pasolini per soprano (Teresa Camellini), voce recitante maschile (Massimiliano Sbarsi), flauto (Davide Formisano) e i due pianoforti di Bruno Canino e Antonio Ballista, che di Corghi suoneranno a seguire anche «Un petit train de plaisir», da «Péchés de vieillesse» di Gioachino Rossini, che incisero su cd già nel 1992.
«Madreterra» è l’ultima fatica del 76enne compositore torinese, che non a caso fin dal 1973 ha cominciato ad abbandonare il cemento per regalarsi come orizzonte creativo e di vita la campagna mantovana («vivo a Guidizzolo: avevo bisogno di vedere dalla finestra i colori, il passare delle stagioni e la mia nipotina correre sul prato. Ogni tanto mi tocca perfino suonare la fisarmonica per gli amici»).
Un lavoro, commissionato dal Regio per il bicentenario verdiano, che si inserisce alla perfezione nel gusto di Corghi per la contaminazione, certamente ereditato dal «maestro dei maestri», quel Bruno Bettinelli che al Conservatorio di Milano allevò un’irripetibile classe di musicisti ai quali concedeva massima libertà espressiva e di linguaggio (oltre a Corghi, Claudio Abbado, Riccardo Muti, Umberto Benedetti Michelangeli, Riccardo Chailly, Maurizio Pollini e Uto Ughi).
«Mi interessava celebrare Verdi in una chiave più attuale. Così ho voluto accostare la Madonna, centro del suo ultimo periodo “sacro” ricco di ave maria a cappella, e la “Supplica a mia madre” di Pasolini del 1964 — dice Corghi —. Il “prega per noi nell’ora della nostra morte” al pasoliniano e umanissimo “ti supplico, non voler morire”. E trovare un punto di incontro in questo dialogo sacro tra la Madre di Dio e la madre dell’uomo, tra musica e poesia, dove c’è confronto e non si impone nulla. In fondo alla fine della vita ci chiediamo un po’ tutti “E se Dio ci fosse?”, ci aggrappiamo al non voler morire, alla Madreterra, ma anche alla bellezza del vivere quel che rimane con il coraggio delle proprie idee».
Anche per un compositore contemporaneo, comunque, il Verdi più tradizionale è ineludibile: «Ho studiato in conservatori molto rigorosi come Torino e Milano che mi hanno insegnato a comporre senza dimenticare il passato, le origini. Così guardandomi dentro ho trovato un mio linguaggio che nasceva dall’incontro di esperienze diverse ma sincere, dall’alchimia tra la musica classica e quella americana, jazz compreso, che ascoltavo da piccolo. Fino a ricorrere anche a elementi tonali che regalassero godibilità alla mia musica. In fondo, perché spaventare chi viene ad ascoltarti?».
Sul versante letterario Pasolini è solo l’ispirazione più recente per Corghi: «Ho musicato Rabelais, ho collaborato a lungo con Saramago (“Blimunda”, “Divara”, “Il dissoluto assolto”), ho usato la parola in musica per dire ciò che pensavo, ma Pasolini ha anticipato tutto. Ai tempi pensavo che le sue denunce avrebbero finito per spazzar via pregiudizi e arretratezze che invece sono ancora sotto i nostri occhi. Ma se si tagliano i fondi alla scuola, riuscirci rimarrà un’utopia».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.