Dalla rassegna stampa Personaggi

Un lucido arrembaggio alle coscienze - Pasolini corsaro , l’avventura continua

Gli autori Biondillo, Santarossa e Toffolo sul Pier Paolo polemista «I suoi temi erano legati a un’epoca ma il suo coraggio resta un esempio»

Il 7 gennaio 1973 iniziava la collaborazione di Pier Paolo Pasolini con il «Corriere della Sera», un contributo destinato a far discutere la società italiana non solo intellettuale e letteraria di allora, e a confluire almeno in parte in un volume uscito nel maggio 1975 per Garzanti, i celeberrimi Scritti corsari .
Nell’edizione riproposta dal «Corriere», in edicola da oggi, la prefazione inedita di Paolo Di Stefano racconta così la presenza pasoliniana sulle pagine del più importante quotidiano borghese d’Italia: «Era la tribuna più funzionale, per il prestigio e quindi per l’eco che ne sarebbe derivata, al suo impulso predicatorio e provocatorio». E si trattava, anche, di una scommessa inedita per il «Corriere» e per la stampa tutta, un «caso clamoroso — prosegue Di Stefano — di un autorevolissimo collaboratore programmaticamente dissonante dalla linea della testata». Con la sua volontà di «essere presente», Pasolini si collocò dunque su una tribuna del tutto inattesa dalla quale l’attacco alla società capitalistica non poteva che risuonare più forte e più sonoro, e «si avvalse — così ebbe a scriverne il critico Gianfranco Contini — degli stessi strumenti di cui essa gli faceva copia per fustigarla in piena faccia».
Proprio questo, il coraggio di rivestire il ruolo di interprete e fustigatore dei costumi, senza flessioni e da quel palcoscenico «borghese», risulta oggi essere uno degli aspetti più attuali nel lavoro del Pasolini «corsaro»: la pubblicità dei jeans Jesus contro cui si scagliò non esiste più, gli adolescenti non portano più i capelli lunghi sui quali il corsaro tuonava, ma l’importanza di quell’«essere presente» è sentita ancora fortemente da molti scrittori e intellettuali.
«Credo che si debba ricordare che sono passati 40 anni, certo bisogna saper storicizzare e capire che è cambiato tutto. Ma occorre capire anche che lui ci dà una chiave di lettura», commenta lo scrittore Gianni Biondillo (il suo libro più recente è L’incanto delle sirene , Guanda), che ha partecipato alle iniziative di omaggio allo scrittore per il quarantennale sui siti letterari Doppiozero e Nazione Indiana scrivendo una lettera a Pasolini. «Lui non aveva mediazioni — prosegue Biondillo — ed è la modalità degli Scritti corsari a essere sicuramente attuale. Un autore di quella caratura che decide di scrivere sul “Corriere” e di essere “l’ospite ingrato”: è un fatto molto interessante, che tra l’altro va a onore di chi lo aveva chiamato». E conclude Biondillo: «Ne avremmo bisogno oggi: ma ovviamente non c’è nessuno che abbia quella potenza di fuoco». Tanto che nella sua lettera al «Caro Pier Paolo» apparsa online, Biondillo scrive: «Eri nel giusto anche quando sbagliavi».
«In questo periodo — commenta lo scrittore friulano Massimiliano Santarossa, autore di Metropoli (Baldini & Castoldi) e Il male (Hacca), che sta pensando di realizzare un docu-film proprio sul conterraneo Pasolini — lo si è ripetuto spesso: l’attualità degli Scritti corsari e di Pasolini in genere sta nel suo essere profetico. Così si sente dire molto spesso, in modo quasi ripetitivo. Ma sta anche nel suo sguardo. Ad esempio, per mostrarti l’omologazione lui scrive: se guardi dall’alto una piazza non riuscirai a distinguere i figli degli operai dai contadini e dai borghesi. L’intellettuale è questo, qualcuno che ti mostra una cosa conosciuta con una visione nuova, profonda, e nel suo caso, da regista, anche tridimensionale». Quanto all’eredità di Pasolini, secondo Santarossa non deve essere cercata necessariamente in una personalità, quanto in un percorso: «Un’eredità che si può cercare anche nell’illustrazione e nel fumetto, non solo nella letteratura o nel cinema».
Proprio un autore e illustratore come Davide Toffolo dell’autore si è occupato nella sua graphic novel Pasolini, da poco riproposta da Rizzoli Lizard, in cui riflette su molti temi pasoliniani, pure corsari («i maestri sono fatti per essere mangiati», «l’omologazione ha ormai distrutto l’Italia»). Anche questo autore insiste sulla distanza storica che non può essere negata, i 40 anni che ci separano da PPP, ma anche sull’attualità della sostanza pasoliniana, della sua fiducia che la scrittura potesse fare la differenza, evidente nell’idea stessa di scrivere per i media . «Si è occupato spesso di argomenti — spiega Toffolo — che, pur essendo legati alla cronaca e al costume, in realtà avevano a che fare spesso con la natura dell’uomo, con gli archetipi». Il suo terrore dell’umanità «senza radici», alienata dalla massificazione dei consumi, è un esempio. Ma c’è un’altra cosa che emerge proprio da quella «potenza di fuoco» che Pasolini riuscì a infondere nei suoi interventi, spiega Toffolo: «A me piace che secondo Pasolini uno scrittore debba rimanere puro, lontano dal potere. È stato un autore che ha avuto una fiducia estrema nella scrittura, nella parola, come strumento sia per capire il mondo sia per capire in fondo anche se stesso. E questa fiducia è bellissima, attuale e toccante».

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Duri o lievi, gli editoriali che sferzavano la società

A partire da oggi è in edicola il terzo volume della nuova iniziativa editoriale del «Corriere della Sera» intitolata L’opera di Pier Paolo Pasolini : un’ampia collana in ventidue volumi (ciascuno in vendita a € 8,90 più il costo del quotidiano) che propone la produzione letteraria, poetica, teatrale e pubblicistica dello scrittore. Dopo i volumi giù usciti, Ragazzi di vita e Una vita violenta , oggi il terzo libro in edicola è quello degli Scritti corsari , raccolta celebre e opera importantissima per la comprensione di Pasolini e del suo rapporto con la società, come illustra Paolo Di Stefano nella prefazione inedita contenuta nel volume. Gli Scritti corsari raccolgono infatti gli scritti giornalistici usciti sul «Corriere della Sera» e altre testate, sui temi di attualità più vari, negli ambiti della cronaca, del costume, della politica, della storia italiana, oltre che della letteratura e della poesia. Commenti, riflessioni, editoriali che si connotano spesso come vere e proprie arringhe accusatorie di un «testimone provocatorio», come recitava il sottotitolo dell’originale edizione Garzanti: dalla denuncia ante litteram del degrado di ambiente e società in Italia fino alle più lievi, ma acute e sintomatiche, polemiche sul costume del tempo, come ad esempio il testo famoso contro la moda dei capelli lunghi. La prossima settimana, il 17 novembre, sarà in edicola il quarto volume della collana pasoliniana, L’odore dell’India , con la prefazione di Giorgio Pressburger.

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