Dalla rassegna stampa Teatro

Maresco: porto in scena Pier Paolo Pasolini e il suo assassino Pelosi

Uno spettacolo teatrale su Pasolini. Attore unico: Pino Pelosi, il suo assassino…

E intanto monta il film su Berlusconi e la Sicilia

PARIGI – Uno spettacolo teatrale su Pasolini. Attore unico: Pino Pelosi, il suo assassino. Non sarebbe certo la prima volta che Pelosi parla dello scrittore. Nel 2011 pubblicò un libro (il secondo!) con le “sue verità” che non servì, però, a riaprire una vicenda, a svelare un mistero, a cancellare una vergogna italiana. Franco Maresco non punta a tanto, ma sa che il suo spettacolo, a quella tragedia, aggiungerà qualcosa. «Mi è venuto in mente quando un giorno a Roma, con Giuseppe Lo Bianco che scriveva Profondo nero (con Sandra Rizza: Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di stato, 2009, ed. Chiarelettere), incontrammo Pelosi. Si è presentato in tuta da lavoro da giardiniere. Dopo ventisette anni di carcere, nove e mezzo dei quali per il delitto Pasolini, oggi a 55 anni Pelosi lavora in una cooperativa. Incontrandolo per la prima volta ho pensato che avesse la stessa faccia dei “ragazzi di vita”, uno di quelli che la sua vittima aveva fatto diventare soggetti poetici. Ricordo esattamente quel 2 novembre 1975 quando il corpo di Pasolini venne ritrovato all’Idroscalo di Ostia. Ero a scuola, al liceo. Ricordo le immagini in bianco e nero della televisione. L’assassino aveva esattamente la mia età. E ricordo la domanda che mi feci: che cosa significa portare addosso quella colpa? Che cosa significa avere sottratto al mondo un poeta come Pasolini?».
Franco Maresco ha di nuovo incontrato Pelosi giovedì scorso a Palermo, ai Cantieri della Ziza, in una serata con Sandra Rizza, Giuseppe Lo Bianco e un pubblico attento, dal titolo “Pasolini, profondo nero”. Gli ha spiegato il progetto. «La scena sarà una stanza nera, buia, con alcuni schermi. Pelosi sarà al centro e si confronterà con Pasolini, con la sua voce, i film, le poesie, l’opera. Un corpo a corpo virtuale. Io non faccio inchieste: mi interessano la natura umana, il male, l’inconscio, il sentimento tragico della vita. Pelosi non avrà molte battute, la sua voce sarà quasi sempre registrata. Ogni tanto interferirà con le sue “voci di dentro”. Attraverso questo spettacolo m’interessa capire che cosa vuole dire entrare indelebilmente nella storia italiana e nella sua coscienza. Il delitto e il castigo».
La scenografia sarà quindi importante. «L’ho affidata a Cesare Inzerillo (scenografo anche nei film di Ciprì e Maresco, ndr), creatore di una “classe morta”, sculture tragiche che userò nello spettacolo. Le sue mummie entreranno in scena con un sistema meccanico. Saranno quelle di Andreotti — che nel ’75 dichiarò che “Pasolini se l’era cercata” — di Carmelo Bene, di Alberto Moravia e di altri artisti e scrittori vicini al poeta».
Le prove dello spettacolo, ancora senza titolo, inizieranno alla metà di maggio. Sarà quindi pronto in estate. Il fatto che, oltre ai produttori Matteo Bavera con l’associazione Teatro Garibaldi e Rean Mazzone (produttore nel ’98 di Totò che visse due volte, film scandalo di Ciprì e Maresco), tra i “supporter” sia anche Patrick Sommier, direttore del teatro MC93 di Bobigny, induce a pensare che lo spettacolo ambisca ad Avignone. Pasolini resta uno dei poeti italiani più amati dai francesi. «Non lo so, non ci penso» dice Franco Maresco, il quale è al momento impegnato nel montaggio di Belluscone una storia siciliana, un film sugli inizi siciliani di Berlusconi (con Dell’Utri che parla seduto su un trono). «Berlusconi deve tutto alla Sicilia » dice Maresco che finirà il film in tempo per proporlo a Cannes. «So che il personaggio è inflazionato, che un film su di lui è come una canzone eseguita già tante volte. Ma per me è come una sfida: la versione più bella può ancora non essere stata cantata».

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