Dalla rassegna stampa Cinema

Pier Paolo Pasolini: la ragione di un sogno

…Dice la Betti: “volevo vedere dove lui è veramente”, e il film è come un incontro. Misteriosamente, a dispetto di materiali “sporchi” come si dice in gergo, cioè reperti di trasmissioni televisive o filmati in superotto o in video, quanto più povera è stato il supporto su cui si è …

Esce nelle sale italiane, dopo essere stato presentato al festival di Venezia Pier Paolo Pasolini: la ragione di un sogno di Laura Betti che ha raccolto l’eredità non certo facile del poeta, facendosi carico per anni di una Fondazione che fa conoscere le opere del regista nel mondo. L’ha creata lei stessa nel 1980 raccogliendo tutto quanto esiste su di lui, libri, film, video, testimonianze. Numerosissimi sono i giovani che all’estero studiano i libri e i film di Pasolini, l’attenzione è sempre altissima e lo stesso non si può dire in Italia, ci raccontava Laura Betti in un incontro nei giorni del festival. Ma non è colpa dei giovani, perchè si è visto con quanto calore è stato accolto il film al festival, non certo un’opera di intrattenimento, ma densa di valori morali, di scambi profondi e domande che ancora attendono risposte.

E’ più facile che ci sia un certo disinteresse delle istituzioni, come ha detto ieri nella conferenza stampa di presentazione del film a Roma. La Fondazione Pasolini è in difficoltà, non ha la possibilità di aprire le porte al pubblico né di continuare la conservazione, non può accedere ai fondi del ministero della cultura, né le università si dimostrano particolarmente interessate. “Io sono stanca – dice Laura Betti – Ho anche pensato di dare l’archivio in gestione al comune di Roma. Ma si deve fare in fretta, soprattutto visto il momento storico che stiamo vivendo”.

Il film (realizzato con la collaborazione di Pasquale Plastino, prodotto da Roberto Cicutto e Carlo Degli Esposti) non è stato certo un obiettivo facile da raggiungere, con la immensa quantità di materiali d’archivio esistenti da visionare e selezionare. Si trattava di trovare una voce forte che potesse parlare ancora con la stessa limpidezza. Il risultato è qualcosa di più. Dice la Betti: “volevo vedere dove lui è veramente”, e il film è come un incontro. Misteriosamente, a dispetto di materiali “sporchi” come si dice in gergo, cioè reperti di trasmissioni televisive o filmati in superotto o in video, quanto più povera è stato il supporto su cui si è registrata la voce e le immagini, fisse le inquadrature, tanto più arrivano direttamente le parole: interventi politici sotto forma di discorso morale, l’insegnamento del cinema fatto sempre dietro la macchina da presa, ricordi di infanzia come poesie di cui ancora non si sono trovate le parole definitive. La perfetta analisi del futuro e la pulizia della mente fanno di lui ancora oggi un compagno di strada dei giovani, così come lo era per la generazione del ’68, rapporto estremamente conflittuale, ma duraturo nel tempo e che può dare ancora fertili risultati. Il film riesce a creare questo legame tra un’epoca che sembra così lontana e oggi, come nel colloquio con un grande classico per cui non c’è bisogno di volgari limiti temporali. Non è stato fatto volutamente (il collegamento con l’attualità è stato accuratamente evitato, ci diceva la Betti), ma il risultato è che le sue parole ancora oggi indicano un cammino possibile, come ad esempio diffidare di ogni certezza e capire a quali interlocutori concedere la propria attenzione. Sorprende sentirlo parlare così a lungo e ci si accorge come per tanto tempo non si è sentita quella voce, o una voce simile di cui non diffidare.

Nel film sono stati inseriti i volti e le voci dei suoi veri amici, quelli non al centro dei battage pubblicitari come lo scrittore Paolo Volponi, Ninetto Davoli come una luce guizzante, la Callas che incede come Medea, Alberto Moravia, Totò che aveva rilanciato nel cinema in un’altra giovinezza. E l’imperdibile frammento che la People filmò su uno storico incontro di calcio. Il film si apre e si chiude su quei pochi metri di fango, restati dissestati dalla notte della sua morte a ricordare più delle parole la sua morte. In Grecia sono così alcuni luoghi restati sacri nei secoli: non una colonna, non un recinto, ma solo terra e vento.

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