Dalla rassegna stampa Cinema

"A uccidere Pasolini furono in cinque"

Giuseppe Pelosi, che ha scontato più di nove anni e mezzo di carcere per quell´omicidio, dopo più di un trentennio, fornisce una nuova versione sulla morte dello scrittore…

Fu omicidio politico quello di Pierpaolo Pasolini, così come esce dalla ricostruzione di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza con la testimonianza, in forma di intervista, di Giuseppe Pelosi, condannato per quell´assassinio. L´allora “ragazzo di vita” rivela un´altra verità nel libro Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini, un´unica pista all´origine delle stragi di Stato (Chiarelettere): «Ho pagato solo io», per aver ridotto quella tragedia «a un fatto di froci». Sarebbero stati altri 5 – tra i quali i fratelli Borsellino del Msi – ad assassinare il poeta che denunciava i retroscena del “Palazzo” e stava preparando Petrolio, romanzo su Eugenio Cefis, indicato come padre della P2.
Giuseppe Pelosi, che ha scontato più di nove anni e mezzo di carcere per quell´omicidio, dopo più di un trentennio, fornisce una nuova versione sulla morte dello scrittore. La notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, non incontrò casualmente Pasolini: i due si erano dati appuntamento sette giorni prima. Giunto nello slargo sterrato dell´Idroscalo di Ostia sulla Gt di Pasolini, Pelosi vide spuntare una Fiat 1500 scura da cui scesero in 5. Un quarantenne con la barba lo colpì con un pugno. Fu minacciato. Scappò. Pasolini fu tirato fuori di peso dalla macchina. Cominciarono a pestarlo insultandolo: «Sporco comunista, frocio, carogna». Solo quando tutto finì Pelosi tornò lì.
Tra i cinque “intoccabili”, indica i fratelli Franco e Giuseppe Borsellino (poi morti di aids) che, «diventati fascisti, andavano a fare politica» nella sezione del Msi del Tiburtino. E rivela che fu minacciato per essere messo a tacere. «Pasolini», dice, «stava sul cacchio a qualcuno» e l´aggressione che lo uccise era «forse dovuta al partito o alla politica». Ma la scelta di accollarsi le responsabilità, di ridurre l´assassinio «a un fatto di froci», gli sarebbe stata suggerita dal suo difensore, Rocco Mangia, che subentrò ad altri due, gli Spaltro che, dice Pelosi, si offersero di assisterlo millantando la conoscenza di suo «zio Giuseppe», parente inesistente. Poi, scelto dai genitori di Pelosi, entrò in scena Mangia che avrebbe tentato di coprire il ruolo dei 5 e che nominò come consulenti due professionisti utilizzati dalla banda della Magliana per false perizie.
Il nome dei Borsellino circolava già qualche settimana dopo il delitto. I due erano indicati, con un altro mai identificato, come possibili autori dell´assassinio. Ora le conferme di Pelosi. Ma per la scrittrice Dacia Maraini, che fu amica grande di Pasolini, «è sleale e mossa da interessi personali, la verità a rate di Pelosi». «Se sapeva perché ha taciuto?», chiede. «Comunque è un fatto che questa sua versione si avvicini a quella alla quale crediamo da sempre».

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