Dalla rassegna stampa Libri

PASOLINI? DI SINISTRA MA CAPIVA LA DESTRA

La lunga incompresione di cui fu vittima il poeta nel saggio di Borgna e Baldoni …Pasolini fu maledetto a torto dalla destra italiana, che ne fece la sua bestia nera morale («omosessuale», «comunista», «elitario »). Baldoni stesso racconta di aver tirato uova marce alla prima di un film di …

Pasolini fra destra e sinistra? Il quesito può apparire incongruo e senza senso. Fatti salvi ovviamente i critici di estrema sinistra di sempre alle idee di Pier Paolo Pasolini: Gruppo63, lo scomparso Sanguineti, Asor Rosa. Invece il quesito un significato ce l’ha. Perché serve a inoltrarsi in una storia letteraria e di vita, fatta di originalità creativa e persino «profetica». E poi perché la vicenda fu accompagnata da ostilità e imbarazzi a sinistra, e da odio a destra, con tardive eccezioni, fino alla riabilitazione che oggi spinge il Secolo d’Italia a scorgere nel poeta un autore di destra, un«profeta reazionario » alla Pound.

Come stanno le cose? Per capirlo occorre leggere il libro appena uscito che qui vi presentiamo: Una lunga incomprensione. Pasolini fra destra e sinistra (pr. di Giacomo Marramao, Vallecchi, pp. 342, Euro 16). Scritto da due autori distantissimi, uno di sinistra l’altro di destra, entrambi non pentiti. Che frequentarono anche personalmente il poeta delle Ceneri di Gramsci: Gianni Borgna e Adalberto Baldoni. Il primo già assessore alla cultura con Veltroni, leader della Fgci romana negli anni 70 e direttore dell’Auditorium Parco della Musica (ancora). Il secondo già dirigente della Giovane Italia, del Msi e caporedattore del Secolo d’Italia, saggista e giornalista.

Perché va letto il libro a quattro mani? Perché ci fa capire che cosa pensava veramente Pasolini. Della politica, della poesia, della società italiana, del cinema e di tante altre cose, fra le quali il tempo postumo che il poeta assassinato non visse, quello dal 1975 ad oggi. E il tutto tramite il racconto degli anni vissuti da lui, e degli incontri-scontri che ebbe con gli opposti mondi tra i quali si snodò un po’ della sua vita: destra e sinistra, Pci e Msi.

Schematizzando, la tesi di Borgna è la seguente: Pasolini, come suggerisce anche Marramao, era un«inattuale di sinistra», un marxista populista segnato da un tormentato rapporto col Pci, che pure lo espulse nel 1947, a causa della sua omosessualità. Il che non impedì a Pasolini di professarsi sempre comunista, sebbene in una chiave eretica, apocalittica e nostalgica al futuro di una comuntà di relazioni fraterne ed emancipate, non violente. Proprio l’incontro con i giovani del Pci all’inizio dei 70, che Borgna ci narra in modo appassionato (c’erano Veltroni, Bettini, Lucio Caracciolo, Adornato, oltre a Borgna negli incontri in Via Eufrate col poeta), contribuì a reinserire Pasolini nel rapporto col Pci. Fino al giorno inatteso del suo omicidio oscuro, il 2 novembre 1975. E quegli incontri stanno a testimoniare dell’intelligenza di una Fgci che capiva la crisi del comunismo e si apriva a una diversa idea di sinistra: laica, libertaria, critica dell’omologazione consumista. Interessata alla dignità della «soggettività» e all’autonomia dell’arte. Dentro il nesso con la storia e la liberazione dei subalterni (quel che il Pci era e restava).
Tesi di Baldoni: Pasolini fu maledetto a torto dalla destra italiana, che ne fece la sua bestia nera morale («omosessuale», «comunista», «elitario »). Baldoni stesso racconta di aver tirato uova marce alla prima di un film di Pasolini e di essersi accodato al coro spregevole di allora. Prima di farsi artefice ante litteram della scoperta di Pasolini a destra, in articoli e in un libro Noi rivoluzionari, che usavano vari argomenti per quella riabilitazione.
La critica di Pasolini ai giovani del 1968. Il (presunto) superamento della distizione destra/sinistra nel Pasolini critico del Potere degli Scritti corsari. Infine la memoria del passato, le radici e i luoghi e il populismo che tralucevano dal pathos verso gli umili. Buoni argomenti, sbagliati altresì. Perché quello di Pasolini era e restava un populismo non violento teso pur sempre al riscatto dei subalterni dal dominio. Se si vuole, un populismo tolstojano apocalittico contro i consumi e la modernità degenerata. Tragico e un po’ alla Walter Benjamin.
Preveggente sul «nuovo fascismo » light ed edonista alle porte. E la sua era una sintesi di sinistra, poetica. Che come ogni forte pensiero di sinistra capisce anche ragioni e sentimenti della destra. Senza farsi irretire. Forse anche per questo «scandalo » la sua morte fu catalogata come banale incidente di percorso di un omosessuale. Tutto più facile così.

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Che rapporti aveva con la politica italiana?

«Una lunga incomprensione. Pasolini fra Destra e Sinistra» di Adalberto Baldoni e Gianni Borgna (Vallecchi editore, pagine 342, euro 16,00) per capire Pier Pasolini da che parte stava: asinistraoadestra? BaldonieBorgna ricostruiscono per la prima volta in questo volume la «lunga incomprensione »che caratterizzò i rapporti tra Pasolini e la cultura politica italiana, ma anche l’attenzione con cui molti giovani di tutto il mondosi confrontarono e si confrontano ancora con le sue idee e con il suo lavoro.

13/11/2010

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