Dalla rassegna stampa Personaggi

PASOLINI INSABBIATO DAI BIGOTTI

Gridava mamma, mentre in cinque lo ammazzavano ». Abbiamo provato un brivido di orrore e di vergogna, nel leggere lunedì scorso sul Messaggero il racconto di uno dei tanti testimoni che a distanza di anni sbucano fuori a rompere il muro di omertà sul delitto Pasolini…

Gridava mamma, mentre in cinque lo ammazzavano ». Abbiamo provato un brivido di orrore e di vergogna, nel leggere lunedì scorso sul Messaggero il racconto di uno dei tanti testimoni che a distanza di anni sbucano fuori a rompere il muro di omertà sul delitto Pasolini. Ci avevano raccontato di una bega tra omosessuali, finita «normalmente » in tragedia. E che Pasolini, abituato a pagare «i ragazzi di vita», doveva incappare in un epilogo del genere. Versione magari abbellita col richiamo culturale al caso di Winkelmann, pugnalato in un albergo a Trieste a fine settecento da un accompagnatore occasionale. E a tanta parte dell’Italia bigotta e anche di sinistra negli anni 70 quella versione poteva pure star bene. E gli sta bene pure adesso, a leggere quanto ha scritto il solito Pierluigi Battista sul Corsera, contro quelli che si pascono di «dietrologie » sorvolando su certe abitudini dello scrittore aduso a pagare i sottoproletari… Invece viene fuori la verità: fu un linciaggio. Un massacro.
Non indagato a fondo, insabbiato, malgrado già la prima sentenza segnalasse che Pelosi non poteva avere agito da solo. Impossibile. Viste le tracce, la posizione del corpo, le modalità del decesso, il ritrovamento nella macchina dello scrittore di oggetti non appartententi a Pasolini, e neanche a Pelosi. E poi Pelosi nel 2005 aveva in parte ritrattato: «Non ero solo, e ho taciuto per paura». Delitto su commissione? Branco violento eterodiretto? E che rapporto c’è con quanto Pasolini andava scrivendo allora sul Corriere e nel suo Petrolio? Su Cefis, sulle trame energetiche internazionali e su quelle stragiste interne? Confusamente forse Pasolini aveva capito due cose. La mutazione antropologia globale dell’Italia: ceti mediemergenti, consumismo di massa. E poi la necessità di stabilizzare quell’Italia, con una «modernizzazione » decisionista. A forza di frugare e immaginare Pasolini si imbattè in qualcosa di tragico e di scomodo. Altro che nostalgie nazional-popolari! Pasolini aveva capito il dopo. Quello in cui oggi siamo immersi.

2/6/2010

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.