Dalla rassegna stampa Cinema

Sofri, Pasolini e Lotta Continua

…«resta il dato reale di una società che oggi fa di Pasolini un feticcio sacro, ma l’aveva perseguitato in tutta la sua esistenza, perché era un omosessuale». . .

Sete e fame di Pasolini? Del suo «corpo mistico», distribuito, a trent’anni dal suo assassinio, in frammenti, quasi particule eucaristiche? Lo chiedo ad Adriano Sofri, nel suo studiolo della Normale di Pisa, una stanzuccia affollata di carte, con un vaso di azalee rosse fragranti sul davanzale della finestra.
Nella mia prima domanda, per l’intervista da realizzare come «contributo» alla tavola rotonda del prossimo 3 novembre ad Arezzo, avevo accennato all’incipit dei versi de Le ceneri di Gramsci: «Lo scandalo del contraddirmi/dell’essere con te e contro te/con te nel cuore/in luce, contro te nelle buie viscere…».
Era per parlare della contraddizione in Pier Paolo Pasolini: «Un dato perenne» osserva Sofri «della sua personalità».
«Pasolini» continua «è stato un grande mitologo. Io penso che abbia inventato,da par suo, una mitologia dell’Italia perduta, l’umile Italia, circostanziandola in tutti i dettagli: l’anno, il mese, il giorno, l’ora, in cui la sua Italia, amabile e amata, era scomparsa…» E poi, transitando dal Pasolini «mitologo» al mito (sacro) di Pasolini,che gli propongo, Sofri puntualizza: «Per creare un mito,bisogna esserne all’altezza… Pasolini è una personalità molto presente ed ingombrante, e questo è un bene. È diventato una specie di idolo, è avvenuta, anche per lui, una transustanziazione da maglietta per adolescenti, dal Che a Pier Paolo… Ma questa commemorazione come dici tu “eucaristica”, ha una sua ragione ineliminabile: l’incarnazione di un pensiero-poetico, letterario, profetico e così via- in una persona capace di usare il proprio corpo come forma di espressione. Pasolini ha fatto del suo stesso corpo l’elemento cruciale del suo linguaggio».
«E siccome il suo corpo è stato precocemente martirizzato, in una specie di sacrificio finale che non a caso piace alla gente,fino a dare credito a teorie ridicole di complotti, che non stanno in piedi… La teoria del complotto» ribadisce Sofri «è falsa e da respingere,specie se combinata con quella che Pier Paolo sia andato deliberatamente incontro alla morte. È un oltraggio che gli si fa: lui non è andato a farsi ammazzare ma a fare l’amore,come in tante altre notti della sua vita». «Detto questo» e qui il tono della voce di Adriano si fa più incisivo «resta il dato reale di una società che oggi fa di Pasolini un feticcio sacro, ma l’aveva perseguitato in tutta la sua esistenza, perché era un omosessuale».
Ed un intellettuale scomodo… Anche trent’anni fa si poteva essere omosessuali, ma non un omosessuale ribelle…
«Attenzione! Pier Paolo,negli ultimi anni,come saggista e polemista, scriveva sul Corriere della Sera,la vetrina più prestigiosa del giornalismo italiano,dove avevano scritto o scrivevano Moravia,Montale,Calvino.
Ma la sua firma, su quel giornale, era tutta un’altra cosa. Non solo per le cose che scriveva,ma perché era uno che poteva rivendicare,in qualunque discussione con gli altri: “Voi scrivete,io vivo le cose che voi scrivete”.
Che ci fosse, sul Corriere della Sera, qualcuno come Pier Paolo che,secondo me,con una grandissima efficacia,(sono imparagonabili i suoi articoli sul Corriere con i suoi romanzi romani),scriveva quello che scriveva… è stato qualcosa che eccede qualunque tradizione italiana, prima e dopo di lui. Quegli articoli erano firmati da una persona conosciuta da tutti come omosessuale, con un passato addirittura giudiziario, vicende con i ragazzi, espulsione e riammissione in un grande partito, notti randagie… Eppure lui scriveva non solo di essere contro l’aborto, pur ammettendo che una legge fosse indispensabile, ma anche che bisogna mettere in discussione il coito eterosessuale… E ,sia pure con l’alibi di prevenire la catastrofe del pianeta per eccesso di popolazione, in pratica lanciava un appello che esprimeva il nucleo essenziale della sua vita: nessun Padre, solo madri e figli disperati, e solo figli disperati che amano altri uomini…»
Adriano- gli chiedo – che cosa pensavi di Pasolini, quando,tanti anni fa,facevi i blocchi stradali davanti alla Fiat?
«Non posso dirti che non avevo mai pensato a Pasolini… Certo che quando facevamo i blocchi stradali,e ne ho fatti molti prima del ‘68… c’era in noi un’alterigia, una voglia di prendere il mondo per il bavero senza curarci di tutto ciò che era venuto prima… Insomma era difficile per noi prendere sul serio non dico Pasolini, ma chiunque. Poi a Venezia, a fine estate del ‘68, lui è venuto a cercarci. C’era la Mostra del Cinema,contestata dai registi e dagli autori, e lui e gli altri vennero a Ca’ Foscari dove era in corso una assemblea come se ne facevano in quegli anni, di tutto il movimento studentesco. Per Pasolini non era certo un buon momento per venire in mezzo a noi,dopo la famosa brutta poesia che aveva deliberatamente scritto sull’occupazione a Valle Giulia, contro gli studenti figli- di- papà …Naturalmente,quando lo videro arrivare,tutti si misero a sghignazzare, ad insultare i registi contestatori, ma il bersaglio era lui… Uscii nel cortile, perché non volevo partecipare alla canea,e Pasolini mi fermò e guardandomi mi disse:”Tu però mi ami”. A me veniva da ridere,ma lui era serio,e così, scherzando, replicai:”Amarti proprio no!”. Dopo ci siamo frequentati,e, da parte di lui,con la passione di capire,di capirci… Era enormemente generoso con Lotta Continua,ha assunto la direzione del quindicinale, ha in parte realizzato per noi il documentario 12 dicembre, ci aiutava quando avevamo l’acqua alla gola per i soldi,ed allora io glieli chiedevo. In quanto al discorso politico, lui ci rimproverava di dilapidare la nostra intelligenza, noi gli rinfacciavamo che quello era il momento di fuoco, che bisognava lanciarsi nella mischia. Poi i nostri rapporti si sono diradati, per ragioni pratiche, come succede,ma anche politiche. Lui dava- precocemente, secondo me- per esaurita la nostra “buona ragione” di militanti, e conservava un rapporto molto stretto, ed a volte di fedeltà eccessiva, con il Pci. E poi le sue analisi sul primo e sul secondo fascismo italiano, quello del dopoguerra, che Pasolini riteneva fosse stato il vero corruttore del popolo italiano “innocente”, coincidevano con le analisi dei radicali, di Pannella. Io ad ogni modo sono lusingatissimo perché all’epoca Marco Pannella mi faceva addirittura erede di Parri,parlando dell’antifascismo obsoleto, o qualcosa del genere,della linea Parri-Sofri!»

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