Dalla rassegna stampa Cinema

Donna Olimpia, «er pecetto» racconta Pasolini

Una giornata di iniziative dedicata ieri al poeta e scrittore dal Municipio XVI per i cinquant’anni dalla pubblicazione di «Ragazzi di vita»

All’entrata delle case popolari di via Donna Olimpia 30, a Monteverde, sul muro del palazzo sulla sinistra ci sono ancora due vecchie insegne. Una è mezza rotta, sbiadita, e recita “Bevete Cocacola”. L’altra ancora integra, seppur scolorita, con scritto “Aranciosa Neri”. Sono li da molti, moltissimi anni, forse già quando, cinquant’anni fa, Pasolini scrisse il suo primo romanzo, “Ragazzi di via”. Ispirandosi proprio ai ragazzi di via di Donna Olimpia che tanto gli hanno dato spunto nella sua carriera di poeta e regista. Ed è proprio nel cortile di quelle case popolari dai muri ingialliti e dalle forme irregolari, che ieri il Municipio XVI ha organizzato la commemorazione dello scomodo poeta che visse a Monteverde dal 1956 al 1963. Dapprima a via Fonteiana e poi a via Carini. Con un intera giornata dedicata al poeta e regista friulano: alle 11 l’inaugurazione della manifestazione; alle 11,30 le storie, gli aneddoti e le riflessioni di chi l’ha conosciuto; alle 12,30 con l’inaugurazione di una targa dedicata all’intellettuale; alle 16 con la presentazione del libro “Pasolini a Monteverde” a cura dei ragazzi del liceo scientifico Morgagni; alle 16,30 con la lettura di alcune poesie del poeta da parte dei ragazzi del Centro sperimentale di cinematografia; alle 17 con un convegno sul cinema di Pasolini; e, infine, alle 19, con la proiezione del film “Vita violenta”.
E tra le persone che in gran silenzio, ieri, con un po’ di nostalgia, seduti sulle sedie e le panchine, seguivano in silenzio tutte le iniziative, c’era anche chi, come il signor Silvio Carrello, a Donna Olimpia conosciuto da tutti come “er pecetto”, Pasolini l’ha conosciuto per davvero. Anche se aveva solo 13 anni quando il poeta si trasferì a Monteverde, il signor Carrello ricorda ancora benissimo Pasolini: “L’ho conosciuto al campetto di pallone, quello dove poi negli anni ’70 ci hanno costruito una scuola. A quei tempi non era facile a Monteverde integrarsi per un omosessuale, ma poi è riuscito a farsi accettare. Aveva una forte passione per il calcio, ed era un grande lottatore: non si riusciva a buttarlo giù se non si era almeno in 3. E poi era un forte nuotatore, spesso andava a Ponte Marconi, dove attraversava il Tevere a nuoto”. Ma non solo questi gli aspetti per cui il ricordo di Pasolini rimarrà sempre impresso nei ricordi del signor Carrello: “Era un acuto osservatore, quando ti guardava sembrava avesse lo sguardo a raggi x. A volte passava i pomeriggi a vederci giocare a zecchinetta. Viveva la stessa nostra vita. E quando cominciò a fare i soldi, lasciava la sua 600 che gli aveva regalato Fellini aperta con degli spicci nelle tasche laterali, di modo che noi potessimo prenderli. Poi, quando se ne andò da Donna Olimpia ci rimanemmo male, ma lui non ci dimenticò mai: quando ci incontrava, anche se si trovava in compagnia di persone famose, ci chiamava sempre per salutarci”.

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