Dalla rassegna stampa

Con Pasolini e Gibson nei Sassi di Matera

È proprio bella, la mostra allestita al Museo nazionale di palazzo Lanfranchi e curata da Marta Ragozzino e Giuseppe Appella con Ermanno Taviani.

«Ecco ad esempio il tragico Sasso di Matera dove quattordicimila persone vivono in grotte scavate nella roccia. Ognuna di queste grotte è insieme cortile per le galline e i maiali, stalla per gli asini e i muli, abitazione e per molti anche bottega artigiana». La macchina da presa inquadra un tipo magro magro coi baffetti: «Questo falegname ci spiega come è organizzata la sua casa. Qui il piccolo laboratorio e il letto dei genitori. Di là, dietro la tenda, la stalla per il maiale e la cuccia per il nonno dei bambini più piccoli». Toglie il fiato il reportage, recuperato per la mostra «Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo 50 anni dopo», che Mario Alicata e Carlo Lizzani girarono nel 1949 col titolo «Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato». Colpisce per la voce narrante, che esalta la nuova epica dell’operaio comunista ed è uguale identica a quella di certi cinegiornali fascisti. Ma colpisce soprattutto per il contrasto tra l’esaltazione dichiarata di un «nuovo» Sud («Il grande insegnamento di Antonio Gramsci che indicava l’esigenza di una profonda unità fra le forze popolari del Sud e del Nord Italia è diventato oggi una realtà vivente») e le immagini in bianco e nero di un Meridione poverissimo, disperato, quasi medievale.
Lo guardi e capisci perché Pier Paolo Pasolini, dopo avere visitato la Palestina alla ricerca dei luoghi di Gesù ed esserne rimasto deluso perché Israele (come spiega in un altro bellissimo documentario) era già troppo pieno di fabbriche e condomini come quelli che svettavano su Nazareth, decise di girare il suo capolavoro, ricordato dall’Osservatore Romano come «probabilmente il miglior film su Gesù mai girato», proprio a Matera.
È proprio bella, la mostra allestita al Museo nazionale di palazzo Lanfranchi e curata da Marta Ragozzino e Giuseppe Appella con Ermanno Taviani. Perché, anche al di là dei preziosi documenti (lettere, filmati, appunti…) che aiutano a capire quanto lo scandaloso regista fosse stato affettuosamente accompagnato nel suo percorso di cinema e di fede da preti straordinari quali don Giovanni Rossi, il fondatore della Cittadella di Assisi, consente di vedere un’altra cosa. Cioè quanto la città lucana, dopo decenni di restauri seguiti all’evacuazione sanitaria dei Sassi, sia cambiata. Riuscendo insieme a conservare quell’anima che affascinò Pasolini e nella sua scia Mel Gibson che qui volle girare Passion . Magari non ce la farà, Matera, a ottenere l’investitura a capitale europea della cultura 2019. Ma vederla affollata di turisti incantati da tanta struggente bellezza è un’emozione che riempie il cuore.

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