Dalla rassegna stampa Cinema

Pasolini - Mille firme esigono la verità

«Il fatto che le indagini non vengano riaperte alla luce della rivelazione fatta da Pelosi nel 2005, è sbalorditivo. È il segno che quel clima grigio che ha coperto e nascosto i fatti trent’anni fa, non è affatto passato». Con queste parole il regista Mario Martone ha deciso di prendere parte …

«Il fatto che le indagini non vengano riaperte alla luce della rivelazione fatta da Pelosi nel 2005, è sbalorditivo. È il segno che quel clima grigio che ha coperto e nascosto i fatti trent’anni fa, non è affatto passato». Con queste parole il regista Mario Martone ha deciso di prendere parte all’appello Anche noi parte offesa, la raccolta di firme (presentata ieri all’Auditorium) a favore di nuove indagini riguardo l’assassinio di Pier Paolo Pasolini e che chiede la riapertura del processo sulla morte dell’intellettuale. «Avevo 15 anni quando fu ucciso Pasolini e ricordo la reazione umiliante dei miei compagni di scuola che gioivano della morte di ‘quel ricchione comunista’ – continua il regista -. Che quello di Pasolini fu un delitto politico apparve chiaro anche a un quindicenne come me. Ad anni di distanza, è ancora più chiaro il clima politico in cui le indagini maturarono. Ed emerge oggi la natura di quelle indagini, così cialtrone, volutamente cialtrone, figlie di quell’animo tutto italiano, perché noi siamo artisti della cialtronaggine quando ci serve esserlo, quando si vuole archiviare e far dimenticare. Nel caso Pasolini, il paesaggio italiano c’entra, eccome. La riapertura del caso sarebbe una testimonianza importante per Pasolini, ma anche per l’Italia stessa, per una sua possibile rinascita. Il pessimismo è d’obbligo, ma è d’obbligo anche battersi».
«È scandaloso che in Italia, data anche l’importanza di Pasolini, non si sia mai fatta un’inchiesta vera. Per questo non ci rassegniamo e non ci stancheremo mai perché la vicenda coinvolge tutto il mondo». Così il presidente della fondazione Musica per Roma Gianni Borgna ha presentato all’Auditorium l’appello per far luce sulla fine di Pasolini, ucciso 32 anni fa.
Dopo la riapertura e l’immediata chiusura dell’inchiesta da parte della procura di Roma nel maggio 2005, il comune ha iniziato una sua indagine affidata all’avvocato Guido Calvi per esaminare gli elementi nuovi, tra cui la deposizione di Sergio Citti, filmata prima della sua morte. A favore della riapertura del caso sono state raccolte circa mille adesioni. Fra i firmatari, Dacia Maraini («non si può continuare a fare domande senza avere risposte; questo accade nelle dittature non in democrazia. Mi viene il dubbio che il fatto che Pier Paolo fosse omosessuale e di sinistra crei ancora resistenze di gomma; noi però resistiamo con la tenacia degli innocenti»), Andrea Camilleri che in una nota, scusandosi per l’assenza all’incontro, si è dichiarato «d’accordo con tutto ciò che verrà intrapreso per la riapertura delle indagini», Carlo Lucarelli e Enzo Siciliano. Le firme verranno recapitate, nei prossimi giorni, anche al presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, con il quale verrà fissato un appuntamento per spiegare l’iniziativa.

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