Dalla rassegna stampa Personaggi

Le pagine scomparse su Mattei - Chi volle far tacere Pasolini?

Da dove sbuca l’inedito? Trafugato in casa del poeta dopo la morte? – Il caso Gianni Borgna interviene sul giallo del capitolo «perduto» di «Petrolio» ritrovato da Dell’Utri
Misteri «Quelli che avevano alimentato le fonti dello scrittore o – morti o si sono dileguati»

La condanna Pier Paolo Pasolini sul set di di «Salò» (1975)
Nel ‘74 Pasolini gli parlò del suo romanzo, «Petrolio», che oggi torna alla ribalta per la «scoperta» del suo capitolo perduto finito chissà come nelle mani di Dell’Utri. E oggi Gianni Borgna racconta…

Un giallo in piena regola. Sulfureo, e dal chiaro odore di Petrolio, come da titolo del romanzo incompleto di Pier Paolo Pasolini, uscito postumo per Einaudi nel 1992, dodici anni dopo l’assassinio dell’autore. I fatti: ricompaiono 78 pagine di un capitolo scomparso di quel romanzo. Annunciate dal bibliofilo Marcello Dell’Utri, gran visir di Publitalia prima, poi «padrino» di Forza Italia, la cui idea instillò in Berlusconi. Saranno mostrate alla XXI Mostra del libro antico, al palazzo della Permanente (12-14 marzo). Così promette Dell’Utri.
Ma il punto sono gli antefatti. E cioè, come mai Pasolini lavorò a quei «lampi sull’Eni», come lui stesso annotò e di cui riferì al capitolo successivo ai «Lampi», nell’appunto 22 poi edito? E perché Pasolini scriveva quel romanzo metafora di un’Italia imbarbarita e omologata dal Potere? Un Potere il cui passaggio di fase, a metà anni 70, vedeva al centro trameeconomiche, contese per il dominio dell’Eni, stragi fasciste e «antifasciste », in un mondo via via più globale? E come mai la scomparsa di quelle pagine «certificate» e il loro riapparire?
Domande non letterarie, tanto cheungiudice, Vincenzo Calia, ne incluse alcune in un’istruttoria poi chiusa, per mancanza di colpevoli: quelle riaperta nel 2000 sulla morte di Enrico Mattei. Che col nome di «Buonocore» è il protagonista stesso di Petrolio. Ci aiuta a dipanare la matassa Gianni Borgna, segretario della gioventù comunista al tempo della stesura di Petrolio, gran pasolinologo, e ora Presidente dell’Auditorium romano, dopo essere stato a lungo assessore alla Cultura con Veltroni. «Con Filippo Bettini, Veltroni, Adornato – ci dice – eravamo ammiratori di Pasolini nel 1974 e già prima. E frequentavamo la sua casa all’Eur. Qui ci parlò del suo romanzoche presentavacomeunasorta di suo testamento: lo avrebbe intitolato Vas o Petrolio». Libro esistenziale, inquietante, di cui nascondeva la trama.
«Dopo capimmo cos’era:un gigantesco palinsesto di base o matrice delle sue analisi sula mutazione antropologica italica, con dentro Cefis, Mattei, l’Eni, la Montedison». Nel 1992 i primi veri barlumi, poi rischiarati – dice ancora Borgna – «dalla visione delle sue carte al Gabinetto Viesseux, resi disponibili dalla cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi: lì ho visto materiali documentari su Eugenio Cefis, persino suoi discorsi inediti, un archivio su quella figura per chiarirne il ruolo…». Già, Cefis, gran nume della Montedison, poi di Mediobanca, architrave del capitalismo finanziario italiano, succeduto a Mattei all’Eni dopo la sua morte misteriosa a Bescapè sul velivolo esploso nel 1962.
Troya, si chiama Cefis in Petrolio, e la tesi narrativa è che sia quel Troya ad aver segnato la fine di Mattei alias Buonocore. Poi però nel 2000 la vicenda si accende: il giudice Calia inserisce nella sua istruttoria pagine di Petrolio e ancheunafonte particolare del romanzo: il libro Dossier Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato Presidente. Edito da Agenzia Milano Informazione nel 1972, poi sparito misteriosamente dalla circolazione. Autore Giorgio Steimetz, pseudonimo forse di Corrado Ragozziono, uomo Eni o forse di Graziano Verzotto, prima all’Eni, poi segretario regionaleDcin Sicilia e a capo dell’Ente Minerario siculo, in lotta con l’Eni per la gestione di un oleodotto dall’Algeria.
SEGRETI DI STATO
Insomma, ipotizza Borgna, «qualcuno aveva alimentato le fonti di Pasolini che scriveva sulla morte di Mattei, così come in precedenza qualcuno aveva detto cose compromettenti a Mauro de Mauro, il giornalista ex Rsi scomparso mentre cercava notizie su Mattei in Sicilia su imput di Francesco Rosi, che preparava il Caso Mattei». Non basta però, perché tutto questo torna, oltre che nel giudice Calia, in un libro di Giovanni Pellegrino della commisione stragi: Segreto di Stato (Einaudi). Quel Pellegrino, riferisce Borgna, «che mi disse di aver capito in che senso Pasolini parlava di “stragi fasciste e antifasciste”: prima gli eversori fascisti indisturbati, poi gli stessi eversori fatti catturare in altre stragi, in nome di una stabilizzazione dall’alto, modello P2…».
Sì, ma chi segnalò a Pasolini il libro contro Cefis poi sparito? Renzo Fachinelli, psicoanalista famoso, racconta ancora Borgna. Riferendo di un’altra conversazione col giudice Calia convenuto una sera del 2003 a Roma alla Casa delle Culture, con Carla Benedetti, Gianni D’Elia e Pellegrino. E da ultimo: come mai le pagine scomparse di Petrolio riappaiono? Furono davvero rubate all’Eur dopo l’omicidio con dei gioielli?
Piccolo particolare: l’omicida Pino Pelosi ha già detto da anni che non era solo: c’erano tre o quattro persone con lui a Ostia nel 1972. Qualcuno volle far tacere Pasolini su Mattei?Ungroviglio, uno «gliommero» per dirla con Gadda.Mapiù che pasticciaccio, tragedia insoluta. Che parla di noi, dell’Italia e che forse costò cara al profeta del Nuovo Potere Pasolini.

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Il destino dei poeti (ossia, Pier Paolo tirato per la giacchetta)

Pasolini e l’invettiva agli studenti, Pasolini letto a Casa Pound Ora ci si mette anche il senatore del Pdl: il problema è che i poeti spesso capiscono il mondo fino a «essere suicidati»…

VANNI RONSISVALLE

Dell’Utri e la pagina rubata dal dattiloscritto di Petrolio di Pasolini.. Pasolini e la poesia dedicata ai poliziotti che si scontravano con gli studenti a Valle Giulia nel ’68. Pasolini e Ezra Pound in una già famosa intervista televisiva. La destra di «Casa Pound» dove leggono Pasolini.Ela morte di Pasolini. Perché ai poeti accade di essere frullati dalla politica, dal malaffare, dagli usurai, dagli amanti o dalle amanti, dai cronisti che intingono la penna in calamai dove l’inchiostro o è una poltiglia di arsenico e globuli rossi, oppure è meglio lasciar perdere?
Ci sono poeti che muoiono uccisi e poeti che uccidono; questi ultimi sono pochissimi, si confortava Francois Villon immaginandosi di penzolare innocente da una forca. Ne uccide più la lingua che la spada: che lo spadaccino fosse Cecco Angiolieri come assassino a colpi di ottonari faceva ridere. Se fossi foco… L’invettiva è nobile ed innocua. I santi (che nell’immaginario dei romantici vanno sottobraccio ai poeti e al tempo del fascismoanche ai navigatori) a modoloro hanno un’arma terribile. Si rifiutano di salvarti, ti abbandonano al tuo destino di peccatore e ti dannano per l’eternità.
I poeti no. Se scrivi una poesia sui giovani derelitti meridionali senza speranze né certezze, che pur di sopravvivere vestono la divisa del poliziotto, la destra va in sollucchero. Non è che la poesia abbia il passepartout per sdoganare la confusione delle idee; e farsi tirare per la giacchetta a destra ed a manca a seconda di chi ritiene di poterne fare una gioiosa macchina da guerra. I poeti possono essere «incapaci» di vivere il mondo, ma di capire il mondo com’è sì; anzi di capirlo fin troppo sino a suicidarsi oppure lasciare che altri li «suicidino». Pasolini era comunista o non lo era? Era ateo o era cattolico? Era omosessuale o… Era omosessuale. E il partito lo allontanò.
I poeti sono possibilisti (opportunisti) o sono stupidi per lasciarsi intrappolare in queste nequizie della gente «normale»? Chepoi questo della pagina di Petrolio – rubata da chi sa chi e finita in mano a Dell’Utri – sia un giallo minaccioso, nel senso di una trappola politica piuttosto che una trouvaille letteraria di quelle che inuzzoliscono i bibliofili, ci induce ad una domanda: lo Sherlock Holmes che usciva dalla penna di Conan Doyle era un poeta? Lo era il suo autore? Per spuntarla con i criminali occorre esserlounpoco anche noi. Se scrivi un romanzo d’amore devi essere un poco innamorato (anche senza sapere chi è l’oggetto della tua passione pur se flebile). Insomma in astratto… Torquato Tasso un detective alla Marlowe? Il Grande Sonno fu scritto appisolandosi sotto la quercia del Gianicolo dove il vate della Gerusalemme Liberata un poco fuori di testa meditava? E dove può arrivare il sogno di un bibliofilo indagato per mafia (categoria quanto mai impoetica)? Fin dove può salire nell’empireo celestiale per godersi un bell’incubo notturno di chi ha esagerato la sera ingozzandosi di cotiche letterarie d’antan?
La verità sta in questo: passeggiando una sera in una Venezia un poco lunareunpoco nebbiosa Pasolini disse al giovanotto che lo aveva appena accompagnato alla Casa di Pound (non Casa Pound) in calle Querina alle Zattere: «Non invidio i tuoi figli quando avranno quarant’anni e vivranno in questo paese assediati dall’orrore». I figli di quel giovanotto hanno oggi più o meno quarant’anni e non sono da invidare. Assolutamente no.

4/3/2010

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