Dalla rassegna stampa Cinema

UN GIORNO DI VITTORIA

Pasolini e l’Idroscalo trent’anni dopo

Il mare brilla. Sempre lo stesso, sempre li’. Come trent’anni fa. Il profumo e’ prepotente arrivando ad Ostia. L’avra’ sentito anche Pasolini quando trent’anni fa arrivo’ fino all’Idroscalo, la brulla radura immersa tra le baracche e le onde. L’avra’ sentito perche’ i poeti, da sempre, i sensi li utilizzano tutti. E anche questo, Pier Paolo, ce l’ha insegnato, riuscendo nel tentativo di tornare dall’India e trascriverci gli odori di quella terra prima di tutto.

Cosi’ arriviamo a Ostia in una mattina assolata di novembre. Come una estate di San Martino in anticipo o un’ottobrata romana leggermente in ritardo. L’Idroscalo c’e’, ovviamente. L’azzurro spumeggiante del Tirreno e’ sempre li’ che osserva e inonda. Sembra tiepido e discreto. Come discreta ma meravigliosamente vera e’ la gente di Pasolini. A pochi metri dalla morte di Pier Paolo, oggi, sorgono dei palazzoni, case popolari. E quella gente, la gente di Pier Paolo, appunto, armata della voglia di fare e della genuina presunzione dei semplici catapultati in un evento piu’ grande di loro, e’ riuscita a trasformare, per questo trentennale, il degrado in poesia. Hanno seguito Pasolini, insomma. Cosi’ hanno pensato bene di costruire un percorso poetico e bibliografico dall’ingresso del novello parchetto fino al monumento eretto dallo scultore Mario Rosati. Nei loro occhi il vanto bonario di esserci, di dover accogliere un esercito di pellegrini. Anche se le celebrazioni ufficiali dei “pasoliniani” sono a Roma, nei teatri, loro, la gente di Pasolini, e’ qui.

Sul monumento bianchissimo, datato 2005, poesie in forma di rosa. Anche quelle semplici e pure. Scritte con calligrafie diverse: di donne, di uomini. Scritte come se Pier Paolo potesse sentire. “Ti prometto che finiro’ di leggere Ragazzi di vita” o ancora la dedica agli amici di un ragazzo passato di qui, o forse no. Sono passati i suoi amici, coloro ai quali quella poesia era stata dedicata, perche’ lui, come Sergio Citti, non ce l’ha fatta e il suo mito, Pasolini, l’ha raggiunto poco prima del trentennale.

Cosi’ il gruppo, altri ragazzi, sono partiti da Reggio Calabria e hanno raggiunto l’Idroscalo. I giovani, poi, un viavai. Aveva ragione Dario Bellezza. Non poteva essere altrimenti. I ragazzi, come chi scrive, che quando PPP e’ morto non erano nati ancora ma, da sempre, per mille e uno motivi, si sono sentiti cosi’ vicini a quel genio timoroso non di morire ma di non essere piu’ compreso, oggi sono ancora li’, vicino a Pier Paolo.

Ragazzi che forse non sarebbero neanche piaciuti a Pier Paolo, forse. Avvolti come sono in magliette firmate, col giromanica e le braccia esili, i fiori e le calligrafie femminee. Ma poco importa. Se in trent’anni il suo popolo si e’ trasformato, e’ cresciuto e in molti, grazie a lui, hanno riconosciuto la bellezza delle diversita’, vorra’ dire che anche quei viaggi all’Inferno sono serviti. Con gli’inferi che sono entrati in scena, grazie a Pasolini, celebrando il rito ellenico della catarsi. E forse, oggi, siamo meno in pericolo di ieri. Proprio cosi’ prende un senso profondo, di vittoria nonostante e molto oltre il buio della morte, quella bandiera raimbow, del movimento gay, che lo storico “papa degli omosessuali”, Massimo Consoli per l’ennesima volta, il 2 novembre 2005 a mezzogiorno, ha steso sulla tomba di uno dei padri, profeti e martiri di un movimento che oggi non e’ piu’ una parola, un’idea ma e’ un grande e colorato popolo. Forse e’ per questo che su quel mare di Ostia, cosi’ nero in quella notte buia di trent’anni fa, oggi brilla una luce radiosa che, a vederla cosi’, potrebbe sembrare perfino eterna. Merito di Pier Paolo e della sua poesia che, piu’ forte della violenza, ha superato lo scempio e continuera’ a parlarci forse davvero per sempre.

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