Dalla rassegna stampa Personaggi

LA PROFEZIA DI PASOLINI

POESIA E IMPEGNO CIVILE

La dimensione dell’impegno civile è stata centrale nell’opera di Pier Paolo Pasolini. Se ne è discusso nei giorni scorsi a Napoli in un convegno organizzato dall’Istituto Francese di Cultura. A 35 anni dalla scomparsa, alcune sue intuizioni sui lati più oscuri e problematici della nostra società appaiono davvero profetiche. Oggi, però, va di moda affermare che le profezie pasoliniane non si sarebbero realizzate, che il profeta Pasolini sarebbe stato un profeta miope. È in atto, anche da parte di intellettuali e critici di sinistra, un certo revisionismo rispetto a Pasolini. È indicativo, in tal senso, il recente saggio di Marco Belpoliti, Pasolini in salsa piccante (Guanda). Nell’analisi di Belpoliti l’enfasi sull’omosessualità dello scrittore finisce con il misconoscere altri aspetti della sua complessa personalità. Quanto al fatto che le profezie pasolinianenon abbiano colto nel segno, mipermetto di non essere d’accordo. Per dimostrarlo farò un solo esempio, relativo a un argomento che a Pasolini stava molto a cuore, quello della televisione e del suo potere coercitivo, repressivo e omologante.
Nel film La rabbia, realizzato da Pasolini nel 1962 a partire dai servizi di alcuni cinegiornali degli anni ’50, lo scrittore commenta un vecchio servizio che dava notizia dell’inizio delle trasmissioni sperimentali della Rai (prima della nascita ufficiale della tv italiana): “Una nuova arma è stata inventata per la diffusione dell’insincerità, della menzogna, del cattivo latino! Sperimentano modi per dividere la verità e per porgere la mezza verità che rimane attraverso l’unica voce che ha la borghesia per parlare: la voce che contrappone un’ironia umiliante a ogni ideale, la voce che contrappone gli scherzi alla Tragedia, la voce che contrappone il buon senso degli assassini agli eccessi degli uomini miti”.E i futuri telespettatori vengono definiti “milioni di candidati alla morte dell’anima”.
Guardando l’Italia di oggi, lo sgretolamento della società civile, la perdita di dignità della politica, il venirmenodi ogni etica pubblica, il discredito in cui è caduto il mondo della cultura con le sue istituzioni, come si può dar torto a Pasolini? Come si può non riconoscere quanto sia stato, appunto, profetico? La voce che contrappone “un’ironia umiliante a ogni ideale, la voce che contrappone gli scherzi alla Tragedia” è la voce di chi oggi in Italia è al governo. È la voce di chi è passato dalla televisione alla politica, e che grazie alla televisione ha ottenuto il sostegno di “milioni di candidati alla morte dell’anima”. È la voce di chi, di fronte alle condizioni drammatiche del nostro Paese, anziché trovare soluzioni ai problemi delle persone, preferisce raccontare barzellette. E Pasolini non sarebbe stato profetico? Lo è stato, eccome. Purtroppo.

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