Dalla rassegna stampa Cinema

Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno

Sotto gli stessi produttori (Roberto Cicutto e Carlo Degli Esposti) a definirlo un “miracolo”. Perché certo non capita tutti i giorni vedere la gente in fila per documentario. È quanto è successo, infatti, nel corso delle varie anteprime di “La ragione di un sogno” il film omaggio a Pier Paolo …

Sotto gli stessi produttori (Roberto Cicutto e Carlo Degli Esposti) a definirlo un “miracolo”. Perché certo non capita tutti i giorni vedere la gente in fila per documentario. È quanto è successo, infatti, nel corso delle varie anteprime di “La ragione di un sogno” il film omaggio a Pier Paolo Pasolini, firmato da Laura Betti e in uscita da oggi nelle sale (a Roma al Sacher di Moretti). Passato alla scorsa Mostra di Venezia, il film è uno straordinario documento che riporta in vita il pensiero e il lavoro del poeta corsaro, attraverso la ricchezza e la bellezza di un repertorio raccolto in tanti anni dalla stessa Betti nell’archivio della Fondazione Pasolini. Oggi, per altro, “minacciata” dai pericolosi tagli ai finanziamenti pubblici, per cui l’attrice, già al Festival, aveva invocato l’aiuto del Comune di Roma – leggi Veltroni -al quale vorrebbe affidare la gestione dell’Archivio stesso. “Chi ama una persona – dice Laura Betti – non vuole separarsene neanche di fronte alla morte”. Per questo è nato “La ragione di un sogno”. Per raccontate questo grande amore a tutti. Soprattutto ai giovani “che non leggono più, ma che almeno così – prosegue – avranno la possibilità di ascoltare le parole di Pier Paolo attraverso il film”. Parole profetiche, come è già stato detto tante volte, “oggi ancora più necessarie, che devono rimbalzare – aggiunge – tra gli orrori danteschi” del nostro quotidiano. Parole di un uomo “che ha vissuto una vita tragica. Linciato da destra e sinistra. Anche il Pci ricorda l’attrice – lo pigliava e poi lo mollava continuamente. Per questo Pier Paolo era molto solo. Ma nonostante tutto aveva bisogno di ridere”. Come faceva con Ninetto Davoli, Moravia (“uno che ti faceva ridere tantissimo”, dice) e Totò. E con la stessa Betti “La prima volta che l’ho incontrato – ricorda – io ero con Moravia. Venivo da Bologna e qui a Roma se non andavi sotto braccio con Alberto non eri nessuno. Così quando incontrai Pier Paolo iniziai a fare i miei numeri da comicarola. Lo punzecchiavo, gli dicevo: ma è vero che tu non baci le donne? Mi avvicinai e lo baci sulla bocca. Scoppiò il finimondo… Da allora abbiamo cominciato ad uscire insieme”. E da allora Laura Betti non si è più “separata” da Pasolini. Diventando la “custode” della sua memoria. Una memoria che nel film viene fuori con tutta la forza della “sua disperata vitalità”. Con la voce del poeta quasi sempre presente, nelle vesti di scrittore, critico, regista. Attraverso spezzoni di repertorio dei suoi film, delle sue interviste. E persino di una storica partita di calcio tra la troupe pasoliniana di Salò e quella bertolucciana di Novecento, girata, allora, da Clare Peploe. Oggi, come in quella partita, si vedono nel film salire su una piccola tribuna i testimoni silenziosi del cinema di Pasolini: da Bernardo Bertolucci a Franco e Sergio Citti, da Ninetto Davoli a Mario Cipriani. Ma anche i nomi del cinema italiano di oggi: Francesca Archibugi, Mimmo Calopresti, Mario Martone. Tutti lì a ricordare in silenzio un grande autore che, come conclude Laura Betti “traeva la sua generosità, la sua voglia di spendersi e il suo coraggio dal suo grande amore per il sole”.

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