Dalla rassegna stampa Teatro

Gioco e tragedia: i «Ragazzi di vita» di Pasolini rivivono sul palco

Gioco e tragedia: i «Ragazzi di vita» di Pasolini rivivono sul palco

Non sempre riesce la trasposizione a teatro di un romanzo. Ci riuscì Ronconi, col «Pasticciaccio» di Gadda, ma «Ragazzi di vita» di Pasolini, diretto da Massimo Popolizio (al Teatro Argentina fino al 20 novembre), convince la platea: da un paio di settimane è sold out. Il palcoscenico è spoglio e, di volta in volta, evoca una borgata, una piazza romana, la campagna periferica e soprattutto il Tevere, con tanto di tuffi degli attori in acqua vera. Una banda di 18 giovani interpreti, «scartavetrati» dal regista, dà vita alla molteplicità di personaggi che emergono dal primo romanzo pubblicato dallo scrittore. Il Riccetto, il Begalone, il «Frocio» e gli altri rivivono nella drammaturgia di Emanuele Trevi che sceglie alcuni capitoli del libro, rimontandoli tra loro, riconsegnando al pubblico il lirismo e la ferocia, il gioco e la tragedia, la vita e la morte di una fremente accolita di ragazzi nel passaggio dall’adolescenza all’adultità. Il narratore (Lino Guanciale) rimanda a Pasolini stesso. Popolizio, alla sua terza prova registica, nell’uso dello spazio, nell’originalità delle invenzioni che si susseguono, divertendo ed emozionando gli spettatori, restituisce al teatro magia e purezza nella semplicità dei mezzi utilizzati: i «ragazzi di vita» diventano eroi epici di una Roma, violenta e poetica, che non c’è più.

Emilia Costantini

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