Dalla rassegna stampa Personaggi

Pasolini ha parlato anche con i miserabili d'Italia

Ieri sera, nell’ex cinema Diana, si è discusso di Pasolini con Adalberto Baldoni, autore di un saggio sulla lunga incomprensione che il grande intellettuale e scrittore da destra e sinistra

Preceduto dal saluto di Paolo Di Caro, per l’Associazione Meridiana che ha organizzato l’incontro in una programmazione di vasto respiro e di ampio raggio (patrocinata dalla Provincia di Catania) e sollecitato da Mauro Nicosia, l’autore ha sottolineato come Pier Paolo Pasolini non fosse stato capito dagli uni e fosse frainteso dagli altri.
Una grave macchia era considerata la sua omosessualità; un’altra ombra era costituita dalle tradizioni familiari che lo rendevano inviso alle sinistre. Il fratello dello scrittore militava in una formazione partigiana che si opponeva ai “rossi” e per questo fu passato per le armi. Non fu una storia di schieramento politico ma di patriottismo di chi non voleva cedere Trieste a Tito. Pier Paolo Pasolini si dichiarò sempre comunista anche se era addolorato per la fucilazione del fratello. Aveva generato grande scalpore, negli anni della contestazione, il fatto che il poeta avesse preso posizione contro gli universitari che ben foraggiati da genitori borghesi si accanivano contro i poliziotti che per Pasolini erano “i veri proletari”
Questi fatti vanno messi in chiaro. Chi polemizzava e chi continua a polemizzare guarda alla superficie delle cose, alle etichette che vi vennero incollate sopra, e non alla realtà. I romanzi e anche i film di Pasolini cantavano l’epos del proletariato, anche se nei suoi aspetti più gaglioffi. La religiosità di Pasolini fu cantata da lui nel film sul Vangelo di Matteo che coglie la profonda natura proletaria della riscossa di coloro che poco o nulla hanno contro i farisei che si cingono di perbenismo e sono invece molto più peccatori di quelli di cui si ergono a giudici.
Baldoni, fa il “cronista”, come dice lui, ma in effetti osserva la realtà al di fuori dalle sovrastrutture ideologiche che nascondono la verità. Pasolini ha parlato anche con i miserabili d’Italia: con la povera gente che viveva al margine, a contatto con la prostituzione, ha capito il sacco dei paesaggi, lo sfruttamento dei lavoratori della campagna. Il suo è stato il verismo del cronista, quello stesso verismo che lo pone accanto a Capuana, anzi a Zola, con la differenza che gli scrittori coloravano il reale. Pasolini no.
“I comunisti di allora erano bigotti non meno della DC”, ha sottolineato Baldoni che poi, da fine osservatore, ha aggiunto delle notazioni sullo spirito popolare che oggi non si trova nelle riunioni di partito, ma nelle posizioni della gente che non è inquadrata sotto una bandiera. Ecco lo spirito di Pasolini, ecco il motivo per cui era detestato dagli intellettuali frequentatori dei salotti.
Bisogna lasciare le impalcature retoriche e guardare i fatti. Pasolini faceva così. Il libro di Baldoni illustra un poeta senza etichette. Il compito del lettore dei libri e dello spettatore dei film è quello di comprendere il mondo vero che lo ha ispirato.

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