Dalla rassegna stampa Teatro

«Così mi divido in cinque per il Teorema di Pasolini» Ming Wong reinventa il film del poeta friulano

Occhi a mandorla, capelli nerissimi, sorriso gentile, gesti affabili e cerimoniosi. Ming Wong, 38 anni, è un artista di Singapore con la passione per i film di Pier Paolo Pasolini. «È il mio regista preferito— assicura — mi sono formato con lui»….

Occhi a mandorla, capelli nerissimi, sorriso gentile, gesti affabili e cerimoniosi. Ming Wong, 38 anni, è un artista di Singapore con la passione per i film di Pier Paolo Pasolini. «È il mio regista preferito— assicura — mi sono formato con lui». Sì perché, pur essendo nato nel sud dell’Asia, lui ha studiato e si è stabilito da anni in Europa dove vive, a Berlino. «Ho imparato a conoscere Pasolini, quando frequentavo la scuola di belle arti a Londra».

L’anno scorso, con la sua installazione «Life of imitation» ha ricevuto una menzione speciale alla Biennale di Venezia. Ora debutta al Napoli Teatro Festival Italia (Palazzo delle Arti dal 5 giugno) con uno spettacolo multimediale proprio dedicato a Pasolini.

«Devo partire domani» è il titolo della videoinstallazione, a cura di Tang Fu Kuen, che prende le mosse dal film «Teorema», di cui Wong è protagonista e interprete. L’artista scompone la storia, per ricomporla in un assemblaggio inedito e dirompente. Il celebre film, interpretato da Terence Stamp, Silvana Mangano, Laura Betti eMassimo Girotti, seguiva la parabola dello Straniero, che giunge senza preavviso nella casa di una famiglia borghese, seducendo e scompaginando la vita di tutti i suoi componenti. Quando andrà via misteriosamente, così com’era venuto, li lascerà sconvolti. E il trauma sarà così forte, che nessuno di loro potrà più accettare la realtà, fuggendo nella pazzia o rintanandosi nel vizio.

Ma perché, tra i tanti film di Pasolini, ha scelto proprio questo? «Amo anche altre sue pellicole— risponde— da “Medea” a “Salò”, ma “Teorema” è una storia universale, perché riguarda la famiglia, un tema che tutti conoscono. Prima di misurarmi con il film, ho letto il romanzo».

E perché interpretarne tutti i personaggi? «Mi piace giocare con l’identità individuale. Ma soprattutto, attraverso i personaggi, ho voluto entrare e comprendere mentalità e cultura italiane. Insomma, cerco di entrare in contatto con l’italianità».
L’installazione è composta da cinque schermi al plasma, su cui scorrono parallelamente le storie di ciascun personaggio. «Ogni storia è divisa in tre parti— spiega l’artista— Tentazione, Confessione e Rivelazione. Si descrive così il percorso emotivo di ogni protagonista da quando arriva lo Straniero a quando se ne va. Le prime due parti, dunque, sono identiche per tutti e cinque. L’ultima cambia a seconda di come i personaggi si sono trasformati, costringendo il pubblico a scegliere chi seguire di essi».

I romanzi, i film… E la poesia di Pasolini? «Confesso di non conoscerla, ma per un problema di lingua: un conto è leggere un romanzo tradotto o vedere un film doppiato, un conto è conoscere una poesia in una lingua diversa da quella originale. Non se ne può apprezzare appieno il carattere».

Ma Ming Wong conosce molto bene la vita dello scrittore friulano: «L’ho studiato come scrittore, come cineasta, come filosofo e anche come uomo. Ho fatto ricerche sulla sua vita e so che è stato assassinato all’idroscalo di Ostia… il suo corpo ritrovato sulla spiaggia, in circostanze che restano tuttora misteriose. So che, a distanza di tanti anni, ancora non è completamente chiaro chi e perché l’abbia ucciso. Ma in fondo — aggiunge — non è importante saperlo: il mistero attiene sempre ai grandi personaggi. Pasolini appartiene alla leggenda, che resta nella memoria collettiva».

Dunque un omaggio, quello di Wong, alla memoria.

Così come è un omaggio a Luchino Visconti la sua videoinstallazione «Life & Death in Venice » ispirata a «Morte a Venezia», già ospitata dalla Berlinale 2010 e che, durante il Festival, sarà riproposta alla Galleria d’Arte Trisorio.

«Un altro maestro del cinema— conclude Wong— un’altra leggenda».

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