Dalla rassegna stampa Cinema

La passione di Laura Betti per Pasolini

…Firmato da Paolo Petrucci e prodotto da Angelo Barbagallo, La Passione di Laura (Evento speciale al Festival di Roma) non è solo la ricostruzione di un’esistenza densa di fatti, incontri, ideali e pensieri. …


– Laura Betti con Pier Paolo Pasolini negli Anni 60

All’inizio ci sono i ricordi di bambina, il collegio delle suore, le notti insonni («A me non mi piace dormire perché si perde tempo»), la malinconia («Io non rido mai perché non c’è niente da ridere»), l’insofferenza: «La mia infanzia è stata terribile. I miei genitori volevano fossi una signorina, che mettessi i vestiti, e stessi lì in attesa di un marito…». Lei aveva in testa tutt’altro: «Avevo bisogno di lasciare la città dove sono nata, cioè Bologna, così un giorno ho preso la mia piccola valigia…».

A Roma Laura diventa presto Laura Betti, nome d’arte, scelto al ristorante «da Otello», dove quella ragazza bionda appena sbarcata nella capitale con il sogno di diventare artista inizia a frequentare i registi, gli intellettuali, gli sceneggiatori, con cui vivrà la sua vita intera, fino al 2004, anno della scomparsa.

Firmato da Paolo Petrucci e prodotto da Angelo Barbagallo, La Passione di Laura (Evento speciale al Festival di Roma) non è solo la ricostruzione di un’esistenza densa di fatti, incontri, ideali e pensieri. Soprattutto è la cronaca di un affetto strenuo, quello che, fino all’ultimo respiro, legò Betti a Pier Paolo Pasolini: «Il mio primo incontro con Laura – dice Petrucci – risale al 2000. Anni in cui ho potuto conoscere e stimare una donna energica e intelligentissima, sempre pronta a combattere per il suo Pier Paolo, in un periodo in cui tutti facevano a gara per rivendicarne la memoria, rubando frasi “profetiche e sibilline”».

Il ritratto della protagonista, la sua «espressività multiforme, l’affettività tumultuosa, la fragilità adamantina», balza fuori dalle interviste con i testimoni, da Bernardo Bertolucci che ricostruisce una sequenza tagliata al montaggio di Ultimo tango a Parigi a Francesca Archibugi che la ricorda come «amica preziosa», da Valentino Parlato che ne descrive l’impegno civile, a Giacomo Marramao e Walter Siti che si soffermano proprio sul rapporto con Pasolini e su quella «storia d’amore, la più bella e impossibile di tutto il cinema italiano».

[F. C.]

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