Dalla rassegna stampa Teatro

Pasolini e il suo martirio - Gifuni si fa vittima e carnefice

…Na specie de cadavere lunghissimo , lo spettacolo di Fabrizio Gifuni diretto da Giuseppe Bertolucci che, dopo le due serate nei Cantieri Koreja, prosegue con tre repliche al Teatro Kismet Opera di Bari…

IN SCENA

Per mettere a fuoco uno dei delitti più misteriosi e controversi d’Italia bisogna farsi vittima e carnefice. Ed è quello che accade in ‘ Na specie de cadavere lunghissimo , lo spettacolo di Fabrizio Gifuni diretto da Giuseppe Bertolucci che, dopo le due serate nei Cantieri Koreja, prosegue con tre repliche al Teatro Kismet Opera di Bari, da oggi e fino a lunedì ( ore 21, info 080.579.76.67 int.
101/ 123). L’omicidio in questione è quello di Pier Paolo Pasolini ucciso, in circostanze ancora misteriose, la notte del 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. Mentre il titolo dello spettacolo riprende il verso di un testo, Er pecora , di Giorgio Somalvico, che al delitto ha dedicato una composizione poetica d’inquietante visionarietà, probabilmente più vicina alla realtà di quanto potrebbe apparire: Gifuni e Bertolucci lo hanno inserito nella seconda parte del testo teatrale perché la prima è, invece, interamente ispirata agli scritti di Pasolini ( dalle Lettere luterane agli Scritti corsari , fino all’ultima intervista rilasciata a Furio Colombo alla vigilia dell’assassinio).
Il palcoscenico, per l’occasione, diventa la sala di un locale dove sono alloggiati i tavolini che ospitano parte degli spettatori e lo stesso Gifuni, già seduto ad aspettarli. Gli spazi scenici su cui si muove il protagonista sono il corridoio centrale e il fondo palco, occupato da una sorta di armadio a vista che viene utilizzato solo nel cambio tra la prima e la seconda parte. Gifuni dà il via allo spettacolo rivolgendosi ad un ipotetico interlocutore con cui sembra aver già intrapreso una conversazione, e porge al pubblico i lucidi vaticini pasoliniani su un’Italia che è quella dei nostri giorni, perché tutte le sue profezie si sono ormai compiute in una realtà che allora, a molti, doveva sembrare un’allucinazione. Per questa sua coscienza premonitrice, del resto, Pasolini era inviso a destra e a sinistra, non risparmiando critiche a nessuno dei partiti del suo tempo e ad una società condannata dal consumismo e dalla dipendenza televisiva.
Un nudo integrale, seguito da una vestizione quasi rituale, servono a Gifuni per cambiarsi anima e panni, calandosi in quelli del carnefice. « Er pecora » , appunto. Che altro non è che il prodotto di tutto quello che l’intellettuale della prima parte dello spettacolo andava paventando: il degrado di una società che non è più capace di distinguere tra il valore della vita e l’imbarbarimento consumistico, per cui la corsa folle su un’Alfa Gt val bene un omicidio, e all’assassino, dal motore, arriva « ‘ Na voce amica/ Senza fa’ ‘ na piega/ Che continua a ribadirgli ‘ che tte frega » .

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