Dalla rassegna stampa Libri

Il fantasma di Pasolini e gli scrittori di oggi

Alcuni libri appena usciti riaprono il caso del rapporto con il grande autore …Per gli ultimi scrittori italiani, lui è un´ossessione che si materializza in ogni genere. In romanzi, documentari, poesie, saggi e pamphlet l´interesse e il trasporto degli artisti più giovani verso Pasolini ha …

Ne siamo ancora ossessionati ma quel che ricordiamo di lui sono spesso le stesse cose quasi fosse un bignami della sua opera, un elenco di slogan

I l fantasma di un poeta si aggira tra le intelligenze, i cuori e i risentimenti degli scrittori italiani. È forse il più citato autore (non sempre a proposito) dalle nuovissime generazioni.
Per gli ultimi scrittori italiani, lui è un´ossessione che si materializza in ogni genere. In romanzi, documentari, poesie, saggi e pamphlet l´interesse e il trasporto degli artisti più giovani verso Pasolini ha modalità da relazione filiale, e come accade nelle relazioni filiali, c´è dentro una mistura d´odio, livori, rabbia, invidia e anche amore. Poiché anche chi lo odia o prova a ignorarlo, alla fine entra in un conflitto frontale, chiamato in causa dalla figura che ha assunto i crismi indispensabili per mutarsi in mito. Un mito contemporaneo che, però, come tutti i miti, col semplice richiamo del nome apre un mondo.
Malgrado ciò, questo enorme mondo ha segnato ogni campo culturale. Per restare sui libri usciti negli ultimissimi mesi: Andrea Carraro in Da Roma a Roma (Ediesse) inizia un viaggio nelle periferie romane dall´Idroscalo di Ostia; nel libro Come imparare a essere niente, editore Guanda, Alessandro Banda racconta per interposta persona le voci di tre importanti personaggi che richiamano Aldo Moro, Lady D e Pier Pasolini. Le ultime pagine sono il monologo del Poeta morto ammazzato.
Ma se di Pasolini scandalizza e ispira la sua fine, ancora più attrazione esercitano due temi tratti dagli Scritti Corsari: l´io so e la scomparsa delle lucciole (del quale oggi andrebbe compiuta una moratoria visto l´utilizzo scriteriato). Nel pamphlet Qui dobbiamo fare qualcosa. Si ma cosa? (Laterza) Antonio Pascale ne resta suggestionato da entrambi e riguardo l´io so scrive: «Pasolini ha vinto… Ha avuto ragione anche quando aveva torto. Il suo messaggio… semplificato è passato… Tutti adesso dicono di sapere, non hanno le prove e la sparano grossa».
Eppure io so che uno scrittore è uno che inventa i mondi ed è tanto più scrittore se la spara grossa. O dobbiamo accontentarci delle piccole verità rassicuranti? Allora per questo c´è la pedagogia, la politica, c´è il Partito. Pasolini si presta a essere usato, perché ha intercettato un aspetto potentissimo del mondo moderno: la poliedricità. Ed è a causa di questo che lo si evoca senza magari averne conosciuto l´opera, un´opera che si lascia evocare perché aperta alla modernità, ai cambiamenti, è l´opera di un intellettuale curioso, disperatamente affascinato dalla vita degli altri. Campanello d´allarme, già, la vita degli altri. Proprio questa curiosità forse affascina (e spaventa?) i nuovi scrittori. Tuttavia nel novero della nostra narrativa è evidente che prevale l´interesse per la propria vita, piuttosto che la vita degli altri. Di Pasolini rimane qualche lirico richiamo, oppure i suoi passaggi polemici più noti, quelli che si possono ridurre a uno slogan.
Questo sembra contrastare con il fatto che Pasolini è l´unico autore celebrato come se ancora fosse vivo. È un autore di cui è rimasticato, esaltato o accusato quasi sempre l´aspetto polemista: forse perché è il più semplice da conoscere? Ma come si fa a ignorare tutto quello che precede gli Scritti Corsari?
Alla fine dei Novanta il libro di Carla Benedetti Pasolini contro Calvino (Bollati Boringhieri) divise gli amanti della letteratura. Si concludeva con un confronto tra le ultime opere di Italo Calvino e di Pier Paolo Pasolini. Riguardo Lezioni americane, Carla Benedetti scriveva che Calvino al termine della sua carriera «era spaventato dalla complessità del mondo contemporaneo». Tutto il contrario Pasolini, lui attaccava l´istituzione con una serie di mosse paradossali rintracciabili soprattutto in Petrolio e in Trasumanar e organizzar. Gli schieramenti furono semplificati tra contenutisti e formalisti, si accese l´ipotesi di una riflessione. Avevo vent´anni e per me le cose erano molto semplici: l´anima di Pasolini erano la follia e l´incoscienza. Il coraggio dell´opera di Pasolini consisteva nell´essere impopolari, oltre alle prese di posizione in temi cruciali della vita pubblica italiana, si vedano le scelte stilistiche in poesia e cinema. Oggi essere impopolari viene confuso con l´essere provocatori e la provocazione spesso è popolare nel senso più becero del termine, quella che cerca l´applauso e tralascia l´idea di assumersi le responsabilità di quanto si scrive.
E di Pasolini così oggi resta solo l´allure, resta l´aggettivo pasoliniano da usare per i ragazzi di periferia e le poesie che vanno a capo senza criterio, restano le lucciole che tornano ogni estate, restano tanti satelliti che orbitano attorno alla sua opera. Ma sotto questo bignami nostalgico resta però la poesia e i suoi versi scaldano ancora il cuore. Per essere coraggiosi, ci vuole anche l´innocenza e quella ce l´hanno i poeti come lo era davvero Pasolini che aveva il sogno di cambiare alcune cose in questo paese, un sogno in parte realizzato, ma che lui non ha potuto constatare dal vivo. Come un vero poeta.

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