Dalla rassegna stampa Libri

Pier Paolo Pasolini: le "profezie" di un corsaro apocalittico

Il brano che segue è tratto dal volume di Roberto Carnero «Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini» (Bompiani, pp. 210, euro 10,50)…

PASOLINI CORSARO APOCALITTICO

L’anticipazione Lasfida intellettuale degli «Scritti corsari», il tentativo di dialogare con la borghesia italiana analizzandone losmembramentodei valori, l’età del pane ed il «fascismo televisivo»: viaggio nelle acute profezie di PPP

POTERE DELLA PAROLA
La verità e l’assassinio

Gli Scritti corsari

All’inizio del 1973 Pasolini accettò di collaborare con il «Corriere della Sera» e il 7 gennaio uscì il primo articolo, «Contro i capelli lunghi», cheavviòunaininterrotta seriediinterventiriguardol’ambito politico, il costume, il comportamento pubblico e privato. Questi articoli saranno raccolti nel volume «Scritti corsari».

La morte
Nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 Pasolini venne ucciso battuto a colpi di bastone e travolto con la sua auto sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, località del Comune di Roma. Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà Ninetto Davoli a riconoscerlo.

Il brano che segue è tratto dal volume di Roberto Carnero «Morire per le idee. Vita letteraria di Pier Paolo Pasolini» (Bompiani, pp. 210, euro 10,50). Un saggio che legge l’opera di Pasolini come un tutt’uno, in cui le diverse fasi di un lavoro artistico complesso e articolato (dalla poesia alla narrativa, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla critica letteraria) tendono a intersecarsi in un discorso creativo ‘aperto’ e ‘mobile’. Con un’appendice sulla morte dello scrittore, ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975 a colpi di bastone all’idroscalo di Ostia.

Nel 1964 esce un saggio di Umberto Eco destinato a diventare celeberrimo. Si intitola “Apocalittici e integrati” e definisce, in relazione alle «comunicazioni di massa» e alle «teorie della cultura di massa» (come recita il sottotitolo), i due tipi di atteggiamento che l’intellettuale tende alternativamente ad assumere. Gli «integrati» sono coloro che valorizzano gli aspetti positivi della nuova realtà (la democratizzazione della comunicazione, l’accesso alla cultura consentito a gruppi sociali che prima ne erano esclusi, l’abbassamento del costo economico dei prodotti culturali, ecc.). Gli «apocalittici» sono invece coloro che evidenziano i risvolti negativi di tale situazione.

Ebbene, nell’ultima fase della produzione di Pier Paolo Pasolini (che sarebbe scomparso nel 1975), si riscontra, quasi ‘da manuale’, una fortissima insistenza proprio sulla negatività della moderna società dei consumi con tutti i suoi strumenti di comunicazione (e, per Pasolini, di manipolazione delle coscienze). Un degrado totale dell’intelligenza e dei valori autentici, da cui all’autore sembra che non ci sia via d’uscita. Da qui i toni cupi e disperati che caratterizzano i suoi ultimi lavori: l’ultima raccolta poetica, “Trasumanar e organizzar”; il film “Salò” (uscito nelle sale postumo); il romanzo incompiuto “Petrolio”.

Ma è negli “Scritti corsari “(il volume che raccoglie interventi giornalistici, pubblicati, per lo più dal “Corriere della Sera”, tra il 1973 e il 1975) che tutti questi temi trovano un riepilogo lucido e impietoso. Con elementi di previsione e vera e propria profezia su quanto sarebbe accaduto negli anni e nei decenni successivi, fino ad oggi, tanto da farne un libro di cui bisognerebbe proporre la lettura nelle scuole. Quasi una ‘summa’ del pensiero dell’ultimo Pasolini: un pensiero amaro e negativo.

Contro la borghesia. Il fatto che Pasolini in quegli anni scriva sul “Corriere della Sera” non è privo di significato. Il quotidiano milanese è infatti, per eccellenza, il giornale della borghesia italiana. Pasolini detesta e contesta con tutto se stesso la borghesia. Ora, il fatto che decida di scrivere non sull’”Unità”, letto da studenti, operai, militanti del Pci, ma sul quotidiano di via Solferino vuol dire che egli intende parlare alla borghesia, dirle qualcosa, magari con un tono polemico e aggressivo. In ogni caso intende confrontarsi con essa, sebbene per esprimere tutto il proprio dissenso e tutta la propria distanza.

Negli “Scritti corsari “Pasolini affronta vari argomenti: dalla politica ai mass media, dalla religione alla contestazione giovanile. Tutti però ruotano attorno a quella che egli chiama la «rivoluzione antropologica» che ha cambiato negli ultimi anni (dal boom economico in poi) la società italiana. A partire dallo slogan pubblicitario dei jeans Jesus («Non avrai altri jeans all’infuori di me») Pasolini analizza la scristianizzazione del nostro Paese, pervaso ormai da una ‘religione dei consumi’ che può permettersi di parodiare, in chiave apertamente blasfema, il primo dei dieci comandamenti. Il potere dei consumi esercita infatti sulle coscienze un potere coercitivo e omologante ben superiore a quello esercitato dalla dittatura fascista: «Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi». A questo si è arrivati grazie al ruolo decisivo della televisione e della pubblicità nell’imporre a tutti determinati modelli di comportamento. E a quest’ultimo proposito aggiunge: «Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il fascismo mussoliniano non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre».

La polemica con Calvino. Da qui l’accusa mossa a Pasolini di passatismo, cioè di rimpiangere una mitica ‘età dell’oro’, secondo il vieto luogo comune del ‘si stava meglio quando si stava peggio’. Ma questo significa semplificare la posizione pasoliniana. Egli stesso si ribella a una riduzione un po’ macchiettistica del suo pensiero. Su questo punto risponde piccato a Italo Calvino, che lo aveva accusato di «rimpiangere l’Italietta» del ventennio fascista, un’Italia quanto mai piccolo-borghese, provinciale e repressiva, soprattutto nei confronti di chi era diverso, non conformista, (e magari, come lui, omosessuale).

Quello che Pasolini dice di rimpiangere è invece il mondo contadino, di cui spiega in cosa consiste, a suo avviso, la peculiarità: «Gli uomini di questo universo non vivevano un’età dell’oro, come non erano coinvolti, se non formalmente con l’Italietta. Essi vivevano l’età del pane. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.