Dalla rassegna stampa Personaggi

Dell’Utri, l’Eni e le carte scomparse di Pasolini

Ma che c’entra Dell’Utri con Pasolini? E chi lo sa? E infatti è misterioso l’annuncio del senatore: ho ritrovato un capitolo di «Petrolio» scomparso. Riguarda l’Eni, la lotta tra Mattei e Cefis.

Il giallo Il senatore annuncia di aver trovato le pagine mancanti di «Petrolio» su Mattei e Cefis
Le domande Da chi le ha avute, dove le ha trovate, perché non le consegna a chi indaga?

La notizia più sorprendente è il nome dell’autore della scoperta: Marcello Dell’Utri. E infatti: che c’entra il senatore del Pdl condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, braccio destro di Silvio Berlusconi e fondatore di Forza Italia, con Pier Paolo Pasolini?Esoprattutto: che c’entra con il giallo di un capitolo scomparso di Petrolio che potrebbe riaprire alcuni dei casi più controversi e misteriosi della storia d’Italia? Per il momento sono domande che restano senza risposta perché Dell’Utri preferisce il silenzio e si limita a lanciare alcune allusioni per mantenere alto l’interesse su una Mostra del libro antico che si aprirà nei prossimi giorni a Milano e di cui il senatore è ovviamente parte importante.
Il fatto è questo: ieri Dell’Utri ha annunciato di aver ritrovato un capitolo scomparso del manoscritto delromanzopostumo di Pasolini Petrolio. Aggiunge, sibillino, il senatore: «L’ho letto ma non posso dire nulla, è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’ Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese». Hai detto poco.
Il messaggio oscuro di Dell’Utri è quel che inquieta di più. Il poeta Gianni D’Elia, che a Pasolini e alle sue riflessioni sull’intreccio tra stragi e P2 ha dedicato il bel libro Il petrolio delle stragi, stenta quasi a credere a questo annuncio clamoroso. «Ma sì, quando me l’hanno detto non ci ho creduto – dice – È talmente enorme la notizia. Ora però Dell’ Utri deve dire dove ha preso e come ha avuto quel manoscritto che è un oggetto di reato, è una refurtiva. Questa è una storia davvero inquietante ». D’Elia è stato il primo a sostenere che nel romanzo postumo mancava una parte. Con la cura di un vero cronista ha ricostruito tutta la storia e i suoi misteri. Pasolini, comesi sa, viene ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 e quel delitto dopo trentacinque anni presenta ancora molti lati oscuri. Pino Pelosi, indicato come l’assassino, cinque anni fa ha rivelato che quella notte sul luogo del delitto c’erano altre tre persone che avrebbero ucciso il poeta-regista al grido di «fetuso » e «sporco comunista». In quel periodo Pasolini stava lavorando a ungrande romanzosul potere italiano, le carte erano custodite nella sua casa di Roma. Un mese dopo il delitto alcune di quelle carte vengono rubate.«Ho avuto la conferma di quel furto dal cugino di Pasolini – racconta D’Elia – Ci fu un’incursione in casa del poeta, portarono via gioielli e documenti». D’Elia allora decidedi insistere su quel capitolo scomparso, ma nessuno gli crede, anzi viene attaccato da più parti per questa tesi che riceve però un’altra conferma: nel romanzo Petrolio (uscito postumo nel 1992, dopo diciassette anni dalla morte) c’è un passaggio (a pagina 97, appunto 22a) in cui si Pasolini rimanda il lettore al «paragrafo intitolato “Lampi sull’Eni”». Oggi D’Elia si chiede se il manoscritto finito nelle mani di Dell’Utri sia proprio quello o un altro. Si attende risposta.
QUELL’APPUNTO DEL SISMI
Quelle carte potrebbero svelare alcuni misteri della storia d’Italia. Perché in quel capitolo scomparso («inquietante », come dice Dell’Utri) ci sarebbero elementi nuovi sullo scontro tra Eugenio Cefis (che nel romanzo ha il nome di Troya) e Enrico Mattei (chiamato Bonocore), su quella che D’Elia definisce la «lotta tra capitalismo di stato e capitalismoprivato del petrolio». Cefis, prima capo della Montedison e poi vice di Mattei, fu allontanato dall’Eni proprio per divergenze strategiche. Alla linea di politica energetica autonomaseguitada Mattei, Cefis contrapponeva un rapporto privilegiato con gli americani. Un personaggio oscuro insomma che compare anche in un appunto del Sismi del Il corsaro Pasolini nel 1975. La foto è tratta dal film «Pasolini prossimo nostro» 1983 nel quale si dice che la «loggia P2 è stata fondata da Cefis», che poi l’ha passata al «duo Ortolani- Gelli». Come si sa la storia ebbe risvolti assai inquietanti. Infatti dopo la morte di Enrico Mattei (il suo aereo esplose in volo il 27 settembre del 1962 per un attentato) Eugenio Cefis torna all’Eni come presidente e riconduce l’ente a miti consigli, direttamente nell’orbita atlantica.
Che cosa accadde in quegli anni attorno all’Eni? Che cosa sapeva Pasolini? E che cosa sapeva Mauro De Mauro, un bravissimo giornalista dell’Ora di Palermo che fu rapito e ucciso dalla mafia nel 1970 mentre si occupava proprio del «caso Mattei»? Sono misteri, grandi misteri italiani. «È materia sulla quale non si scherza – dice il deputato pd Roberto Zaccaria – Quel manoscritto è stato ritenuto significativo da studiosi e magistrati ». A meno che non si tratti di un’altra bufala come quella dei diari segreti di Mussolini, poi considerati non autentici dagli storici, quel documento non può restare, nemmeno un minuto di più, nelle mani di Dell’Utri. Non è affatto unaquestione di bibliofilia. Il senatore lo consegni a chi ancora sta indagando su quelle storie tremende e dica la verità, tutta la verità.

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