Dalla rassegna stampa Teatro

“È un viaggio nella coscienza tra sogni e amori diversi”

Pasolini: “Amo molto le persone che non sanno di avere dei diritti, mi stanno abbastanza simpatiche quelle che sanno di averli, ma mi stanno molto simpatici quelli che dedicano la vita a battersi per i diritti altrui, come Pannella”

PER Sandro Lombardi e Federico Tiezzi Pasolini è qualcosa di più di un riferimento generazionale e intellettuale. È un personaggio vivo nella memoria: «Gli inviai, per Nuovi argomenti, un mio poemetto giovanile che lui accolse con parole d’incoraggiamento espresse in un biglietto di risposta — ricorda il regista — poi mi sono abbeverato a Laura Betti: dai suoi ricordi emergeva la forza con cui Pasolini difendeva la diversità, a cominciare da quella sessuale, tante da fare del poeta la forza propulsiva della comunità gay negli anni Settanta». Lombardi lo ha incontrato in contemplazione della Leggenda della vera croce di Piero della Francesca, quando Ninetto Davoli faceva il militare ad Arezzo, «ma di lui ricordo soprattutto una conferenza alla Festa dell’Unità a Firenze, nel 1975, poco prima che fosse assassinato, insieme a Pannella. Conservo le sue parole: “Amo molto le persone che non sanno di avere dei diritti, mi stanno abbastanza simpatiche quelle che sanno di averli, ma mi stanno molto simpatici quelli che dedicano la vita a battersi per i diritti altrui, come Pannella”». Questi ricordi fanno di Calderón, il testo del poeta friulano tratto da La vita è sogno di Calderon de la Barca alla Pergola dal 4 al 9 ottobre, uno spettacolo ancor più necessario. Per Tiezzi e Lombardi, ma anche per il pubblico. I due artisti ne hanno parlato ieri in un incontro con i lettori in redazione, hanno partecipato Camilla Bargioni, Giovanna Bertonati, Loretta Bulletti, Sandra Cassino, Maria Rosaria Crocco, Giuseppe D’Addona, Matteo Di Gangi, Laura Fissi, Fiorella Maisto, Roberto Maffei, Rosy Mattatelli, Tiziana Morra, Raffaella Poggianti, Francesco Rainero, Miranda Sorbi, Claudia Trebbi, Iole Volponi.
Mettere in scena il Pasolini teatrale è una sfida?
Sandro Lombardi: « Calderón — come gran parte del teatro pasoliniano — è un testo giudicato irrappresentabile ma io e Fabrizio Sinisi abbiamo fatto un lungo lavoro di drammaturgia semplificando e rendendo più comprensibile il testo mentre Tiezzi ha sovvertito tutto tornando al dettato dell’autore: la validità di un testo teatrale non si attua sulla pagina ma quando diventa corpo sul palco. Molti dei brani che avevamo tagliato o spostato perché difficili in realtà si sono rivelati scenicamente indispensabili» Federico Tiezzi: «Il tema di Calderón è il contrasto tra individuo e potere, potere e società, individuo e società che portano a teorie di grande complessità (l’io diviso, l’antipsichiatria) terreno di dibattito per la generazione mia e di Lombardi, ma che ai più giovani della compagnia sono risultati lontani. Eppure, reinserendo nella recitazione i tagli fatti sulla pagina, tutto si è fatto comprensibile. Credo che questo spettacolo faccia ben capire che la verità del teatro di Pasolini sta nelle parole, che la parola pasoliniana è in se stessa teatro, che c’è un teatro interno alle frasi, alla grammatica del testo».
Calderón è un testo politico?
Tiezzi: «Era lo stesso Pasolini a sottolinaerlo tanto da autodifendersi dall’accusa di Adriano Sofri, che invece riteneva l’esatto contrario. Il plot — tre sogni che hanno protagonista la stessa donna, Rosaura, e Basilio, incarnazione del potere e di ambienti sociali diversi della spagna franchista: aristocratico, proletario e borghese — è esemplificativo. Solo che i termini con i quali i temi politici sono posti risultano sorpassati. Più che mi addentravo nel testo più che mi rendevo conto che la migliore chiave d’accesso era quella della psicanalisi. Nelle parole dei personaggi spesso emerge la consapevolezza di una condizione esistenziale concentrazionaria, come un lager dal quale si fugge solo attraverso il sogno. C’è, insomma, in loro la volontà di scavare sempre più nel profondo: così, nella mia lettura, nel terzo sogno Basilio si svela essere uno psicanalista per farci scoprire che l’intero testo altro non è che una seduta. Per Pasolini, per i personaggi e per noi. Più che politica tout court, dunque, parlerei di politica della coscienza».
Uno dei temi evidenti è quello dell’amore diverso.
«È l’altro elemento con cui i personaggi cercano di affrancarsi da una società claustrofobica. Nel primo sogno Rosaura si innamora di un amante della madre che poi risulta essere suo padre, nel secondo di un ragazzo che poi scopre essere suo figlio, nel terzo di uno studente che le ricorda il figlio. È evidente il ricorrere dell’incesto come fuga sempre frustrata dalle barriere insormontabili dello status sociale. Eppure i personaggi si ostinano a desiderare l’unione impossibile, e questo fa capire come alla base del testo ci sia Calderon de la Barca ma anche Edipo Re di Sofocle, un’ossessione per Pasolini che ritroviamo anche in un altro testo teatrale, Affabulazione ».
Tutto questo, visivamente, come si traduce?
Tiezzi: «In uno scritto sul teatro, Pasolini fa appello a quello ateniese come racconto attraverso il logos, la parola. Abbandonate l’urlo del Living Theatre e le stravaganze ronconiane per tornare all’essenza del testo, è la sua esortazione. Solo che Calderón mi è esploso fra le mani proprio per il bisogno di farsi elemento scenico. Pasolini chiede che la scenografia riproduca la stanza dove Velazquez ambienta uno dei suoi dipinti più famosi, Las meninas, che io però faccio somigliare ad una chiesa borromininiana a Roma. Perché la Spagna di cui parla è in realtà è la città capitolina: quella di Mamma Roma, di Accattone »..
Lombardi: «Certi drammaturghi sembrano non essere consapevoli di quello che è implicito nella loro scrittura, vedi Testori che ne aveva una visione severa, punitiva e controriformista: invece era piena di rifermenti pop. Nel caso di Pasolini si verifica la stessa cosa: attenzione all’aspetto civile e ideologico, fastidio per tutto il resto. La ricchezza figurativa voluta da Tiezzi invece non distrae, anzi, fa emergere i significati senza farli rimanere nella dimensione astratta».
(testo raccolto da roberto incerti e fulvio paloscia)

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