Dalla rassegna stampa Cinema

Il “Vangelo” di Pasolini cinquant’anni dopo tra cimeli e avanguardia

LA FEDELTÀ assoluta al testo sacro. Ma attraverso una tecnica di ripresa costretta dalla narrazione a un grado altissimo di sperimentazione…

LA FEDELTÀ assoluta al testo sacro. Ma attraverso una tecnica di ripresa costretta dalla narrazione a un grado altissimo di sperimentazione. In un dialogo a 360 gradi con tutti i linguaggi dell’avanguardia. Compreso quello delle arti visive. Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini viene analizzato in una delle città in cui fu girato, per un mese, nell’estate di 50 anni fa: Matera, per la prima volta trasformata in Gerusalemme. E, non a caso, ci troviamo in un museo di arte qual è il seicentesco palazzo Lanfranchi. A curare la mostra (fino al 9 novembre), la soprintendente Marta Ragozzino e il critico d’arte Giuseppe Appella, con lo storico Ermanno Taviani. Il percorso espositivo, in sei ampie sezioni, ha il suo incipit nella chiesa del Carmine, uno spazio che sarebbe certamente piaciuto al regista di Casarsa: è la gigantografia del corpo del poeta trasformato in “schermo umano” su cui proiettare il suo Vangelo nella performance di Fabio Mauri, dal titolo Intellettuale, del 1975 (e il video sarà dall’11 settembre riproposto a Berlino nella tappa tedesca della rassegna del Palazzo delle Esposizioni su Pasolini e Roma).
All’estremo opposto della rassegna, al secondo piano di palazzo Lanfranchi, ecco le opere di quegli artisti, che tra Gruppo ‘63 e Gruppo Uno (Novelli, Perilli, Scialoja, Carrino, Frascà, Santoro e Uncini), condussero la ricerca sull’autonomia del linguaggio verso i lidi estremi e puri della geometria, proprio negli anni in cui (1962-64) Pasolini lavorava al suo capolavoro cristologico. Il poeta di Casarsa dialogava, insomma, anche con le altre avanguardie. Anche se prediligeva per il contemporaneo il realismo di Guttuso, Mafai o Zigaina. E, per il moderno – lui, allievo di Roberto Longhi – l’arte somma di Giotto e Masaccio, come è ribadito, tra l’altro, dalla rassegna al castello Carlo V di Lecce L’universo di Pier Paolo Pasolini ( fino al 2 novembre). E se in Puglia la foto della Deposizione di Rosso Fiorentino si riflette nel Calvario della Ricotta pasoliniana, a Matera sono i costumi originali di Danilo Donati a testimoniare – in un allestimento che mima un set cinematografico; dove gli attori sono i filmati, i testi, le foto, i disegni per la Lucania e per il Vangelo – quanto la lezione di Longhi su Piero della Francesca, geometrico e realistico al contempo, avesse formato lo sguardo del suo straordinario allievo.

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