Dalla rassegna stampa Personaggi

Adriana Asti “Quell’estate di 50 anni fa sul set con Pasolini”

L’attrice ricorda le riprese di “Accattone”: “Eravamo molto legati”


Adriana Asti e Pier Paolo Pasolini sul set di «Accattone» nel 1960

ROMA – Aho! Che ci’ai da guardà? Che ci’ò a rogna? So’ ancora la mejo de la piazza». Con una montagnola di capelli cotonati fino all’inverosimile sulla piccola testa, esile come un grissino, Amore, ovvero Adriana Asti, fa roteare il suo borsone alla maniera di una delle tante lucciole che si vendono al Pigneto. Oggi il quartiere, con i suoi pub e localini, è tra i più trendy della capitale, ma negli anni Sessanta era l’anticamera dell’inferno, porta di accesso ai rifiuti umani delle borgate.

La Asti è una delle «piropatetiche» di Accattone : così la chiama Franco Citti, protagonista bello e dannato, modernissimo in maglietta e pantaloni neri. Perché il primo film di Pasolini, a rivederlo oggi, i suoi 50 anni che ricorrono in questi giorni non li dimostra per niente.

In un caldissimo luglio del 1961 veniva battuto l’ultimo ciak del primogenito pasoliniano che piombò nel mondo dello spettacolo come una bomba, divise l’opinione pubblica, suscitò risse e violenti contrasti, condizionò la vita del narratore e poeta che con il cinema conquistò la sua fama internazionale. E la storia portata sullo schermo dei ragazzi di vita segnò pure un altro inizio: quello di Bernardo Bertolucci, giovane assistente del neoregista. Ma questa pellicola, poi divenuta un punto di riferimento di tanta cinematografia, ebbe una gestazione molto travagliata e rischiò di non vedere mai la luce.

L’anno prima lo scrittore fu quasi sul punto di gettare la spugna per via di Fellini, improvvisatosi produttore. «Che granchio prese Fellini!», commenta ridendo la grande Adriana, attivissima e in procinto di andare in scena (il 3 luglio) al Festival dei due Mondi di Spoleto con Patrie lettere , raccolta di testi per i 150 anni dell’Unità di Italia a cura di Ernesto Galli della Loggia.

«Seguii personalmente l’iter di Pier Paolo – racconta l’attrice – e condivisi i mesi in cui il progetto di Accattone sembrò fallire mentre lui si sentiva privato di una grande occasione e con dentro un terribile vuoto. Quando mi sposai con Fabio Mauri, nella chiesa di San Bonaventura al Palatino, Pasolini fu il mio testimone di nozze. Dopo la separazione da Mauri non ci perdemmo. Erano tempi molto spensierati: a Piazza del Popolo negli Anni Cinquanta c’era un andirivieni di artisti, bon vivant, scrittori. Fellini e Pier Paolo si erano conosciuti lì. Si erano osservati, annusati con qualche diffidenza, ma poi Pasolini – che collaborò come sceneggiatore alle Notti di Cabiria – fece da Cicerone a Fellini, guidandolo nella Roma malavitosa e notturna dello spaccio e dei prostituti. Fellini aveva messo su una sua società di produzione e si prese l’impegno di coronare il sogno cinematografico di Pier Paolo. Dopo aver visto un paio di provini, sparì. Pier Paolo riuscì a intercettarlo e lui sparò: “Non sarai mai un regista di cinema!”. Fu un trauma: ma Pasolini credeva molto in se stesso».

Si interruppe una sintonia? «Dopo questo episodio Pasolini chiamò Federico “il Grande Mistificatore” o elegante vescovone. Fortu- Con Pier Paolo era tutto naturale e natamente intervenne il produttore spontaneo. Era l’opposto della sua Alfredo Bini. Il modo di far cinema immagine pubblica, aggressiva e dedi Pier Paolo era nuovissimo. Sulla terminata: era riservato, spesso imPortuense osservavo quei suoi pri- barazzato e dolcissimo. Ma sul set mi piani e capivo che violava ogni re- non aveva incertezze». gola, dall’uso delle luci, con cui ricre- Come mai l’aveva scelta? «Eraava paesaggi lunari tra casupole fati- vamo molto legati, mi ricordo una scenti, alla recita- memorabile escursione in Sicilia zione scabra ed es- per risalire il corso del Ciane, il fiusenziale». me dei papiri. La domenica andava-

La storia rac- mo spessissimo a pranzo fuori porcontata nel film se- ta e Pier Paolo, che amava molto digue la vita e la mor- segnare, si concedeva qualche te del povero Cri- schizzo sulle tovaglie di carta. Ac- sto-Accattone che cattone fu anche un film molto pittosi fa mantenere da rico e musicale, con l’inatteso sottoMaddalena, bella fondo di Bach». Non ebbe vita facidi giorno. Nella par- le. «A Venezia fu fischiato, a Roma te di un’altra fan- si scatenò una bagarre. Alla prima ciulla da marciapie- al Barberini si presentarono i neofade c’è Elsa Morante e nel film appare scisti: cominciarono a lanciare botanche Adele Cambria. Lei, che era tiglie d’inchiostro, fiale puzzolenti. una ragazza borghese e molto timi- Mentre volavano bombe carta e orda, faticò a calarsi nei panni di Amo- taggi, tra cui i finocchi vergognosare? «Io non ho avuto alcun imbaraz- mente allusivi all’omosessualità, il zo, nemmeno a recitare nuda in pal- messaggio però era chiaro a tutti: coscenico per Visconti. Anzi: mi ras- Pier Paolo in quell’esordio si dimosicurava il fatto che nessuno ascolta- strava un vero poeta dello schermo, va quel che dicevo. A dar vita ad un grande cineasta. E veniva ingiuAmore mi sono trovata benissimo. riato proprio per questo».
“UNA GENESI TORMENTATA «Il progetto sembrò fallire mentre lui si sentiva privato di una grande occasione»”

“L’ESORDIO DI UN GENIO «Pier Paolo si dimostrava un poeta dello schermo e per questo era ingiuriato»”

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