Dalla rassegna stampa Libri

Pasolini e Mattei, un doppio giallo

Il capitolo ritrovato di «Petrolio» chiama in causa Cefis per la morte del presidente Eni …Petrolio è una sorta di Satyricon moderno, una narrazione a chiave, in cui l’allegoria erotica si mescola con i riferimenti alla storia e all’attualità politico-economica. …

Se le pagine che verranno esposte da venerdì alla Mostra del Libro Antico di Milano contengono davvero il capitolo mancante di Petrolio, la scoperta è notevole. Il romanzo a cui Pier Paolo Pasolini stava lavorando da oltre tre anni nel novembre 1975, quando venne assassinato all’Idroscalo di Ostia, come si sa, è protagonista di un «giallo» giudiziario portato alla luce nel 2003 dal giudice Vincenzo Calia. E poi ripreso dal poeta Gianni D’Elia nel volume L’eresia di Pasolini (Effigie) e da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in Profondo nero (chiarelettere). Calia inserì parti del romanzo incompiuto pasoliniano, pubblicato postumo da Einaudi nel 1992, nella richiesta d’archiviazione del caso Mattei. In una nota il magistrato faceva presente che in quel libro anche Pasolini avanzava sospetti sull’incidente aereo di cui fu vittima Mattei nel ’62, alludendo a responsabilità di Eugenio Cefis, che avrebbe assunto la guida dell’ente petrolifero italiano. Tutte circostanze che secondo molti riconducono l’uccisione di Pasolini, nella scia di Mattei, a questioni tutt’altro che sessuali, legate a una stessa matrice.

Petrolio è una sorta di Satyricon moderno, una narrazione a chiave, in cui l’allegoria erotica si mescola con i riferimenti alla storia e all’attualità politico-economica. Protagonista un ingegnere cattolico comunista, Carlo, che lavora all’Eni. Ma vi compaiono anche un personaggio chiamato Troya, dietro cui si maschera lo stesso Cefis, e Bonocore, che sarebbe Mattei. In un appunto del romanzo il narratore è molto esplicito: «Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore».

Sappiamo che per scrivere il suo magmatico romanzo («il preambolo di un testamento», «la mia ultima risposta al mondo» lo definisce l’autore in una lettera a Moravia), Pasolini si avvalse di fonti «scottanti» di prima mano raccolte probabilmente grazie a misteriose «entrature» nel mondo dell’economia e oggi conservate tra le sue carte al Gabinetto Vieusseux: si tratta di discorsi di Cefis (divenuto nel ’71 presidente della Montedison) pronunciati in varie occasioni, ciclostilati di sue conferenze, persino dell’originale di una relazione annotata a margine dallo stesso Cefis e mai esposta in pubblico: in uno degli appunti progettuali del romanzo Pasolini esprime l’intenzione di inserire il testo integrale di quei discorsi, facendone la «cerniera» tra la prima e una seconda parte. Ma alla base del libro è ben riconoscibile una fonte oggi pressoché introvabile: si tratta del libro firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz, intitolato Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente e pubblicato dall’Ami (Agenzia Milano Informazioni) nell’aprile 1972. Il pamphlet racconta la vita di Cefis, compresi alcuni risvolti oscuri dell’esperienza resistenziale in Val d’Ossola, fino alla rottura con Mattei nel ’62 e al passaggio in Montedison.
Sulla vera identità di Steimetz sono state fatte varie ipotesi: i più sostengono che si tratta del giornalista Corrado Ragozzino dell’Ami, altri alludono al senatore democristiano Graziano Verzotto, capo delle pubbliche relazioni Eni in Sicilia, segretario regionale della corrente rumoriana, nonché amico personale di Mattei e finanziatore dell’Ami. Fatto sta che Questo è Cefis scomparve subito dalla circolazione e ancora oggi non risulta reperibile nelle biblioteche, dando ragione implicitamente a quanto scrive lo stesso Steimetz: «Ridurre al silenzio, e con argomenti persuasivi, è uno dei tratti d’ingegno più rimarchevoli del presidente dell’Eni». E a ciò che annota Pasolini nel suo libro: «Ogni possibile “fonte” di informazione su di lui, era misteriosamente quanto sistematicamente fatta sparire». Anche le fotocopie di Questo è Cefis si trovano nel fondo Vieusseux: Pasolini riuscì ad averle grazie all’amico psicoanalista Elvio Facchinelli, direttore della rivista «L’erba voglio», che all’epoca promosse una campagna anti-Cefis.

Dopo la morte dello scrittore si scoprì che un capitolo del romanzo era sparito: un’effrazione di ladri non identificati o l’asportazione di quelle carte da parte delle forze dell’ordine durante la perquisizione seguita all’omicidio dell’Idroscalo? Non è facile dirlo. Petrolio è un romanzo a frammenti che secondo i progetti dell’autore avrebbe dovuto raggiungere le duemila pagine. All’inizio del ’75, Pasolini accenna a una stesura arrivata a 600 pagine, mentre quelle pervenute sono 522, di cui 492 dattiloscritte. Ma qualche mese prima (16 ottobre ’74), facendo il punto sullo stato dei lavori, ci informa che ha già scritto un capitolo «Appunto 21», intitolato Lampi sull’Eni. Successivamente, nell’«Appunto 22», allude al precedente capitolo come già compiuto («Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato Lampi sull’Eni »). Di quel capitolo, però, non è rimasta traccia, se non il titolo, che nell’edizione ’92 sovrasta una pagina bianca. Guido Mazzon, cugino di Pasolini, raccontò di aver saputo da Graziella Chiarcossi (cugina a sua volta dello scrittore), nei giorni dell’omicidio, che alcuni ladri avevano portato via dei gioielli e delle carte di Pier Paolo. A distanza di trent’anni, Chiarcossi nega. Dal titolo si può desumere che quelle carte (78 o di più?) contengano il grosso delle vicende legate all’economia petrolifera italiana. Ora, se la Mostra di Milano ci restituirà davvero le pagine miracolosamente ricomparse, potremo valutare la vera sostanza del «giallo». Ma sarà interessante sapere anche come sono venute alla luce. A questo proposito già si sono aperte le polemiche sul misterioso ritrovamento.

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ARMANDO TORNO

Dell’Utri: ecco le pagine inedite
In mostra dal 12 marzo

Alla XXI Mostra del Libro Antico di Milano (Palazzo della Permanente, 12-14 marzo), oltre a chicche per amatori vi sarà una rassegna bio-bibliografica dedicata a Pier Paolo Pasolini, con una settantina di foto originali e un inedito. È stato il senatore Marcello Dell’Utri, anima e cuore di tale iniziativa libresca, a dare l’annuncio. Le sue parole: «Un privato, del quale adesso non posso rivelare l’identità, ha messo a disposizione il capitolo inedito di Petrolio. Sono 78 pagine e si intitola “Lampi sull’Eni”». Ha aggiunto: «Esporremo la prima edizione dell’ultima fatica di Pasolini (Einaudi) e accanto ci sarà il fascicolo trafugato che non conobbe l’onore della stampa». Di più: «Dopo una prima lettura posso dire che esso parte dall’introvabile libro, subito e misteriosamente sparito, firmato da Giorgio Steimetz Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente ». L’opera uscì nel 1972 per l’Agenzia Milano Informazioni, finanziata da Graziano Verzotto, uomo di Enrico Mattei e informatore di Mauro De Mauro, il giornalista dell’«Ora» di Palermo ucciso dalla mafia nel 1970.
Dell’Utri si concede precisazioni in calce al discorso. «Sia chiaro — sottolinea il senatore — che questo documento riguarda un periodo lontano, e quindi parla di un Eni che non c’entra con l’attuale; dico questo perché non si pensi a manovre. Aggiungo che alla Biblioteca di via Senato aMilano, dove è stata appena inaugurata una mostra su Malaparte, ci sono altri inediti e di notevole interesse». Ma intorno a Petrolio c’è quasi una febbre. E Franco Fortini vide «contatti misteriosi» per la sua stesura.

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