Comizi d'amore

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Comizi d'amore

Un documento incredibile ed una testimonianza di grande cinema verità. Un’inchiesta su sesso e amore nell’Italia degli anni sessanta condotta da Pasolini con la collaborazione di Moravia e Musatti. Diviso in quattro parti: 1-grande fritto misto all’italiana; 2-schifo o pietà?; 3-la vera Italia?; 4-dal basso e dal profondo; è composto da diverse interviste fatte in tutti gli strati della società a persone di tutte le età. Chiude il film l’episodio della sposina, inventato, nel quale Pasolini fa il punto con Moravia sul lavoro svolto. Ne risulta quasi un trattato sociologico dell’epoca che l’autore indirizza molto bene nel fare comprendere come le cause di tanta ignoranza, paura ed ipocrisia sull’argomento sessualità siano da addebitarsi alla chiesa cattolica. Quasi incredibile le risposte ottenute sull’omosessualità.

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Nel 1963 Pasolini girò un film-inchiesta sulla sessualità, percorrendo tutta la penisola, dalle grandi città alle campagne e chiedendo a passanti, contadini, operai, calciatori famosi, studenti, commercianti, a persone appartenenti a diversi ceti sociali, che cosa ne pensassero dell’erotismo e dell’amore.
Dalle risposte degli intervistati, soprattutto quelli di estrazione borghese, uscì un’immagine complessiva del nostro Paese ipocrita, costituita di frasi fatte e di luoghi comuni; le persone appartenenti a classi sociali meno abbienti fornirono risposte più spontanee.
Ciò che più colpisce, dice Enzo Siciliano nel suo Vita di Pasolini (Giunti, Firenze), “è la presenza sullo schermo di Pasolini medesimo: il film è il suo più spassionato autoritratto. La sua testardaggine pedagogica, la sua mitezza che era violenza e la sua violenza che era mitezza – quell’insistere nelle domande, quel modularle a pennello, a una madre, a una recluta, a un ragazzotto siciliano, a due frequentatrici di balere; quindi il timbro insolito della sua voce, schermata dietro un rigore razionalista che pare non appartenergli: il film aderiva perfettamente, e fuori di ogni previsione, alla sua persona fisica, al modo in cui erano inforcati gli occhiali o la giacca gli ricadeva sulle spalle”.
L’impressione che si trae oggi da questo film-inchiesta – recentemente riproposto dalla televisione italiana – è quella di una grande, diffusa ignoranza anche in strati di popolazione più acculturata, di una profonda, generalizzata arretratezza e di un vero e proprio timore dell’italiano medio ad affrontare, senza assurde “vergogne” un qualsiasi confronto legato ad un tema quale quello della sessualità, che dovrebbe invece essere trattato con infinita naturalezza.
Il film fa riflettere, infine, su quali siano stati nel nostro paese (all’epoca, ma ancor oggi, direi) i condizionamenti, le distorte sovrastrutture mentali, le paure instillate da un uso repressivo della religione fatto dalle istituzioni cattoliche. E anche sulle responsabilità di una classe politica che non ha dato impulsi di sorta a un rinnovamento profondo dei sistemi educativi.
(da www.pasolini.net/cinema_comizi.htm)

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