Dalla rassegna stampa Cinema

Comizi d’amore, il libro

… Pasolini raccoglie in strada, nei cortili, nelle spiagge, interrogando gente d’ogni età e condizione sociale, un’assai diffusa (sotto)cultura in un’Italia fortemente divisa tra Nord e Sud anche in tema di prima volta, prostituzione, omosessualità.

Italia, primi anni Sessanta: uno degli autori di punta di quella stagione — scrittore, regista, intellettuale «scomodo» — decide di girare un film-documentario per sondare opinioni e conoscenze dei suoi connazionali sul sesso. Microfono alla mano, ne venne fuori «Comizi d’amore», uno dei capolavori di Pierpaolo Pasolini, che intendeva indagare, alla sua maniera, sul se come e quanto fosse cambiata la morale del Paese negli anni del boom.
Ora quel film è anche un (bellissimo) libro, stesso titolo — Comizi d’amore — in uscita per i tipi dell’editore Contrasto e che verrà presentato in anteprima sabato alle 12 nella libreria Nuova Europa-I Granai da Mario Desiati, nell’ambito della rassegna «conPasolini» diretta da Roberto Ippolito, dieci-giorni di appuntamenti su vita e opera di PPP.
Il volume, a cura di Graziella Chiarcossi e Maria D’Agostini, presenta al lettore la trascrizione del film arricchita dal materiale preparatorio e da una serie di documenti, tra cui un testo di Vincenzo Cerami e le bellissime foto di scena realizzate da Mario Dondero e Angelo Novi, i due maestri dello scatto che accompagnarono Pasolini in questa sua inchiesta in giro per l’Italia. A completare il libro alcune lettere frutto della corrispondenza di Pier Paolo con Alfredo Bini — il «suo» produttore — con Lucio Settimio Caruso e con Cesare Musatti, il celebre psicanalista, uno degli amici dello scrittore corsaro che compaiono nel film in veste di opinionisti — come si direbbe oggi — (gli altri sono Alberto Moravia, Oriana Fallaci, la giornalista Adele Cambria). Tra gli apparati del volume riproposti anche due articoli di giornale usciti all’epoca: uno firmato da Michel Foucault per «Le Monde» (23 marzo 1977), l’altro scritto da Dario Argento (critico cinematografico prima di fare il regista) per «L’Unità» (3 luglio).
Con la forma dell’inchiesta giornalistica e, com’ebbe a dire lui stesso, «esaminando l’Italia dal basso e dal profondo», Pasolini raccoglie in strada, nei cortili, nelle spiagge, interrogando gente d’ogni età e condizione sociale, un’assai diffusa (sotto)cultura in un’Italia fortemente divisa tra Nord e Sud anche in tema di prima volta, prostituzione, omosessualità.

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