Dalla rassegna stampa Cinema

"Le nostre notti brave all´Ortica con Pasolini"

Hanno vissuto giornate intere con Pier Paolo Pasolini tra i biliardi fumosi dell´Ortica e i bar di Porta Venezia e hanno condiviso con lui l´atmosfera della Milano della ricostruzione…Voleva essere giudicato come artista ed invece era condannato come omosessuale… Una notte dormimmo in …

Hanno vissuto giornate intere con Pier Paolo Pasolini tra i biliardi fumosi dell´Ortica e i bar di Porta Venezia e hanno condiviso con lui l´atmosfera della Milano della ricostruzione. Nel 1959 Giuseppe Pucci Fallica e Paolo Uguccione avevano 18 e 20 anni: portavano i capelli lunghi, indossavano jeans e giubbotti neri e giravano in moto le strade nella Milano dei tram. Erano “teddy boy”: sognavano James Dean, cantavano Elvis Presley e incontrarono Pier Paolo Pasolini. Lo scrittore era venuto a Milano per scrivere la sceneggiatura de La Nebbiosa, un film incentrato proprio sui “teddy boy” milanesi: non conosceva nessuno dell´ambiente e così chiese consiglio a Umberto Simonetta, lo scrittore di Le ballate dei Cerutti, che gli indicò proprio loro.
Oggi Pucci Fallica è in pensione, dopo essere stato per 20 anni uno dei dirigenti della Fininvest, mentre Paolo Uguccione, per anni presidente dell´Asco Baires, Associazione Commercianti di corso Buenos Aires, è oggi presidente del Comitato cittadino Venezia- Buenos Aires. Del loro incontro con Pier Paolo Pasolini non si sono mai dimenticati ma solo dopo aver letto la pagina di Repubblica dedicata a La Nebbiosa hanno deciso di raccontare i loro giorni con lo scrittore. Perché i due ex teddy boys, che hanno percorso la vita come si scrive un romanzo, hanno vissuto due mesi a stretto contatto con Pasolini facendogli conoscere tutti i luoghi e i personaggi descritti in questa sceneggiatura che sarebbe diventata un film solo nel 1963 con il titolo Milano nera. «Con Pasolini – racconta Pucci Fallica che di Milano nera è stato anche uno degli attori protagonisti – abbiamo vissuto giornate indimenticabili. Allora eravamo giovani: ci interessavano soltanto le ragazze, le moto e i juxe box. Solo col tempo abbiamo capito».
Eh sì, perché Pasolini ai due teddy boy, tutti jeans e giubbotti neri, in quei due mesi ne ha fatte vedere di tutti i colori: «La prima volta lo incontrammo nel bar di un famoso albergo vicino a via Montenapoleone. Capimmo subito che era un uomo di una sensibilità e di una fragilità straordinaria: se qualcuno lo guardava male per strada era capace di mettersi a piangere. Voleva essere giudicato come artista ed invece era condannato come omosessuale».
«Ai tempi – racconta Uguccione – c´era molta più discriminazione di oggi. Io, ad esempio, pur provenendo da una famiglia benestante e di una certa cultura ero stato costretto a mentire a mio padre. Gli avevo raccontato che dovevo collaborare con il regista Bolognini: se gli avessi detto che aiutavo Pasolini non me lo avrebbe mai permesso. Con noi – continua Uguccione – è sempre stato molto corretto. Una notte dormimmo in macchina, dietro un cimitero, e tentò un approccio molto garbato, senza insistere al mio rifiuto. Gli dissi: mi piacciono le ragazze, ma se un giorno cambiassi idea ti assicuro che sarai il primo a saperlo»..
Con Pasolini i due ragazzi passarono giorni e notti spesi tra Milano e Roma: «Ci fece conoscere intellettuali come Moravia, Elsa Morante, Giorgio Bassani, Quasimodo ma allora non sapevamo nemmeno chi fossero: i nostri miti erano altri, erano americani. Noi, invece, gli facemmo conoscere da vicino i “duri” di quei tempi: quelli come noi che passavano il giorno nei bar di corso Buenos Aires e la sera nei trani». «Pasolini era davvero strano- è il ricordo di Pucci – ci chiedeva sempre di portarlo ai mercatini, specie alla fiera di Sinigallia: era un collezionista di ex voto che, ci diceva, per lui rappresentavano la vera arte».
Una sera Pucci e Uguccione finirono anche a casa di Celentano: Adriano abitava ancora in via Cesare Battisti, non era ancora famosissimo, ma Pasolini lo voleva a tutti i costi come protagonista del film. Celentano, che allora era gestito dal fratello Alessandro che gli faceva da manager, rifiutò perché non si accordarono sui compensi». Ma su questa versione non è d´accordo Claudia Mori che invece ricorda: «È vero, Pasolini e Adriano si incontrarono, ma per un film sul tema del Ragazzo della via Gluck che non ebbe però mai esito».

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