Dalla rassegna stampa Teatro

Assistere ad uno spettacolo di Marco Baliani è sempre un'esperienza formante

…Il moralista Sciascia non accettò mai l’omosessualità dichiarata di Pasolini, una scelta che lo scrittore bolognese pagò con l’emarginazione, l’espulsione dalla scuola, la stessa morte ad opera di quei ragazzi con i quali aveva cercato un rapporto…

Chiasso – Assistere ad uno spettacolo di Marco Baliani è sempre un’esperienza formante. Il merito è dell’artista, uno dei ‘profeti’ del teatro della narrazione, che non ha però mai abbandonato la voglia di sperimentare nuovi linguaggi. È dunque un’occasione importante quella offerta dal Cinemateatro di Chiasso che, stasera, alle 21, presenta La notte delle lucciole ? Una veglia il più recente lavoro firmato da Baliani e da Roberto Andò, anche regista. In scena con l’attore Coco Leonardi e con sei altri interpreti giovanissimi, Baliani presenta un lavoro particolare, tratto da testi di Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini. Si immagina una notte di veglia, in cui Sciascia e Paolini dialogano fraternamente su poetica, politica, vita e morte.
Baliani, quale idea sta alla base di questo vostro lavoro e in che chiave vi siete ispirati a Sciascia e Pasolini?
La scelta di Roberto Andò e mia è stata quella di portare in scena il pensiero di Sciascia. Di questo grande scrittore, non abbastanza considerato, proponiamo più la statura umana che quella letteraria tout court. Ci interessava la profondità del suo sentire, che emerge da un ‘dialogo’ con il ‘fantasma’ di Pasolini, quando egli è già morto.
Come è strutturato il confronto tra i due?
È una struttura ibrida, molto particolare e anche impegnativa per chi sta in scena. Non proponiamo uno spettacolo organico, una storia, ma piuttosto dei frammenti di un dialogo filosofico che ha per orizzonti la vita, i fallimenti, i convincimenti. Abbiamo estrapolato dei frammenti dall’opera di Sciascia, in una costante tensione a Pasolini.
Quali gli elementi di vicinanza e di lontananza tra queste due personalità?
In primo luogo, va detto che Sciascia ‘parla’ con un Pasolini già scomparso, in un’atmosfera di perenne rimpianto. Con la morte dell’autore di Ragazzi di vita, Sciascia sentiva di aver perso forse l’unico valido interlocutore del suo tempo e rimpiange le incomprensioni e le distanze che li avevano separati.
Per esempio?
Il moralista Sciascia non accettò mai l’omosessualità dichiarata di Pasolini, una scelta che lo scrittore bolognese pagò con l’emarginazione, l’espulsione dalla scuola, la stessa morte ad opera di quei ragazzi con i quali aveva cercato un rapporto. Per contro, molto li univa e soprattutto essere uomini di scuola, pedagoghi accomunati dal naufragio del proprio slancio educativo, sia pure in modi diversi. Entrambi poi, avevano la capacità di leggere senza ipocrisie la società. Tra loro, nessuno avrebbe mai partecipato ad un talk show.
Lo spettacolo come riflessione sull’oggi?
Posso solo dire che questi testi sembrano scritti ieri. Al pubblico poi la possibilità di pensare.
Come si articola la prova, dal punto di vista teatrale?
Io sarò il veicolo delle parole di Sciascia senza volerlo interpretare. Accanto a me la presenza fisica e struggente di Coco Leonardi, nei panni sempre mutevoli della ‘vittima’. Sul palco poi ci saranno sei attori adolescenti con ruoli sempre diversi per rendere tangibili ambienti e situazioni raccontate.

La notte delle lucciole. Una veglia
Chiasso, Cinemateatro, stasera, ore 20.30. Biglietti da 20 a 14 euro. Info: 004191/6950914 – 17.

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