Dalla rassegna stampa Personaggi

La maledizione dell’oro nero

Da Matteotti a Pasolini: così il petrolio può spiegare mezzo secolo di misteri …documentario di Roberto Olla che andrà in onda su RaiUno questa sera alle 23.30…

«Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, né nulla di segreto che non debba essere conosciuto». Si apre con questa frase dal Vangelo di Luca Nero Petrolio, il documentario di Roberto Olla che andrà in onda su RaiUno questa sera alle 23.30. È un percorso a ritroso, che parte dalla fine: esattamente dal 1975, anno dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, e risale al 1924, anno dell’omicidio di Matteotti. Che cosa lega lo scrittore corsaro al politico antifascista? Almeno un elemento: l’oro nero. In realtà, il documentario disegna una rete rosso sangue di nomi scomparsi più o meno misteriosamente dopo (e per) aver toccato l’argomento petrolio: Matteotti, Mattei, De Mauro, Pasolini. Una catena tragica, il cui ultimo anello, quello di Pasolini, è certamente il più discusso. Ma raccontato in questa sequela, certo, l’omicidio del Lido di Ostia acquista una coerenza terribile e quasi abbagliante.

Il documentario, che alterna immagini di repertorio e interviste, chiama a raccolta tutti i testimoni che contano, a partire da Guido Mazzon, il cugino del poeta, che racconta la telefonata in cui la cugina Graziella Chiarcossi gli annunciò la morte di Pasolini. E poi: il poeta Gianni D’Elia, che in un paio di libri ha ripreso i collegamenti tra il caso Mattei e il romanzo Petrolio, dove si dà per certa (come dimostrato in anni recenti nella sentenza d’archiviazione scritta dal giudice Vincenzo Calia) l’eliminazione del presidente dell’Eni, precipitato in aereo la sera del 27 ottobre 1962. E ancora: la criminologa Simona Ruffini, che ha chiesto la riapertura del processo: «Il movente più verosimile è che Pasolini fosse venuto in possesso di informazioni sui giochi di potere di quegli anni». E annuncia la scoperta di piste che lo collegavano ad ambienti del Sud Italia presso cui il poeta stava acquisendo informazioni sull’Eni. L’avvocato Stefano Maccioni precisa che il movente potrebbe celarsi «dietro il capitolo scomparso di Petrolio e soprattutto dietro un determinato carteggio finito nelle mani di Pasol i ni » . A proposito del capitolo scomparso (o presunto tale), il famoso Appunto 21 ( Lampi sull’Eni), si sa che nel marzo scorso Marcello Dell’Utri ne aveva annunciato il rinvenimento, per poi tirarsi indietro (il senatore presto o tardi dovrà chiarire le circostanze alla giustizia). Ma su questo il documentario non si sofferma. Il tutto concorre però ad avvalorare l’ipotesi che l’assassinio del poeta corsaro non sia attribuibile a ragioni sessuali, ma a motivi politici legati alle sue ricerche intorno al petrolio. Ora le nuove tecnologie consentirebbero di superare la superficialità delle prime perizie sul corpo massacrato di Pasolini, evidenziando le prove necessarie per un futuro processo penale (impronte digitali, rilievi dattiloscopici, Dna eccetera).
Il dato di fatto è che quelli che, in Italia, approfondiscono in chiave eterodossa l’argomento petrolio, hanno il destino segnato. E non sarà una coincidenza se Pasolini è stato eliminato proprio mentre scriveva il suo romanzo-denuncia sulla vicenda Mattei e sulla successione di Eugenio Cefis. «Se si fosse trattato di un’aggressione tra omosessuali — dice la Ruffini — si sarebbe conclusa con una coltellata». Quel massacro, viceversa, sembra un messaggio a chi rimane: lasciate stare il petrolio. Il giudice Vincenzo Calia, così come il giornalista Giuseppe Lo Bianco (autore del libro-inchiesta Profondo nero), entra in scena per il caso Mattei, secondo atto del documentario: Calia racconta gli interventi di depistaggio messi in atto subito dopo l’incidente di Bescapè e la scoperta successiva di numerosi testimoni oculari ignorati a suo tempo. Si sa che la politica industriale di Mattei in favore dei paesi mediorientali aveva messo in allarme il mercato petrolifero italiano. «Ma dopo la morte di Mattei — ricorda Lo Bianco — Cefis rientra sotto l’ombrello delle Sette Sorelle».

Nei primi anni Settanta, l’argomento petrolio torna di drammatica attualità. E quando nel ’72 Francesco Rosi affida a Mauro De Mauro le ricerche per il suo film sul caso Mattei, il giornalista dell’«Ora» di Palermo viene fatto sparire con il metodo della lupara bianca. Si era spinto oltre? Probabilmente. L’ultima tappa di Nero Petrolio ci riporta agli anni Venti, e viene illustrata con lucidità dallo storico Mauro Canali: Giacomo Matteotti, nel ’24, prima di essere eliminato dal regime fascista trovò le prove della corruzione in virtù della quale il governo italiano consegnava in esclusiva alla compagnia americana Sinclair Oil l’intero mercato nazionale del petrolio. Solo nel ’38 Ardit o Desioavrebbes copert o l’oro nero in Libia, una via per affrancare il nostro Paese dalla «servitù petrolifera» . Ma l a guerra escluse l’ipotesi di «liberazione» che sarebbe stata auspicata, anni dopo, dall’intrepido Mattei.

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